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Un pugno nello stomaco |
4
settembre 1999 |
Non posso che esultare per il successo della nostra operazione editoriale, e quando dico nostra intendo quella nata sotto il Patrocinio del Nostro Padre, con la Sua benedizione e per Sua divina ispirazione. Questi sono gli ingredienti che fanno di questa iniziativa un pugno allo stomaco che mozza il fiato a chi ne viene colpito. Emozione, stordimento, turbamento, commozione: sono tutte reazioni positive dalle quali ognuno trarrà forza ed ispirazione per meditare sulla nostra esperienza, e per leggere nella nostra serenità, dolorosamente conquistata, il segno inconfondibile della volontà misericordiosa di Dio.
Il messaggio di questo Suo volere è racchiuso in ogni parola, in ogni frase, in ogni pensiero, in ogni scarabocchio che rende affascinante ed unico il diario di un angelo che unisce nel suo cuore la tenerezza amorosa verso i suoi genitori terreni e verso i suoi genitori celesti. E nel suo cuore avviene già il primo incontro tra il suo papi e la sua mamma con il Padre Buono e la Madre Misericordiosa di tutte le creature.
Diario diverrà il punto d'incontro di tutti quei figli terreni che credono nell'Amore dei Genitori celesti, ne vogliono avere conferme ed aspirano ad assaporarne la gioia. Ma sarà anche luogo di meditazione e di ricerca per quanti sono sulle tracce di Dio, e per quanti hanno bisogno di essere messi sulle Sue tracce. Vedrete quanto bene faremo, quanto conforto arrecheremo e riceveremo.
Non vi aspettate riconoscimenti totali e assoluti. Vi saranno indifferenza, sospetto, derisione, ostilità. Ma saranno ben poca cosa di fronte alla gratitudine del Cielo. Non perdetevi d'animo e siate perseveranti, e soprattutto non vi arrogate i diritti d'autore, né osate minacciare rivendicazioni sindacali. Capito?
Scetticismo |
11
settembre 1999 |
Molti ormai ti conoscono
e desiderano parlare con te. Si chiedono: perché no?
Anche
qualche scettico prova a prendere in mano la penna, tanto per dimostrare
che è proprio incredibile.
Caro papi, possono provare quanto gli pare ma, senza fede, anzi, la Fede, la penna non gli si sposta nemmeno di un millesimo di millimetro. Non ci si improvvisa scriba così su due piedi, ci vuole una preparazione e una speciale autorizzazione, che vengono conferite dall'amore che non soccombe di fronte al dolore, anzi, se ne rinvigorisce. Non si può scimmiottare lo scriba: è più facile che una scimmia diventi scriba, o uno scettico diventi scimmia, piuttosto che uno scettico diventi scriba, se non per scriversi addosso tutto il vuoto del suo scetticismo.
E
poi, che potere avrebbero ed hanno i suoi scritti, se non quello di predicare
noia ad una platea di altri scettici già mortalmente annoiati dal
proprio personale scetticismo e dalla propria noiosa esistenza?
Non un palpito, né un'emozione, un acuto, un tuffo al cuore. Non un moto di gioia o di entusiasmo, né il calore di un fuoco che ti arde dentro. Solo noioso rifiuto di realtà che fanno vibrare d'amore, e noiosa indifferenza verso coloro che se ne lasciano prendere e travolgere. Come potrebbero costoro far muovere una penna, se non sono capaci di schiodare la propria vita dall'indifferenza emotiva e dall'apatia spirituale? E, se fossero in grado di farlo, per scrivere cosa, che non sia già stato scritto nelle loro opere noiose ed inconcludenti?
Noi abbiamo altri compiti, come quello di scuotere gli animi, farli trepidare, farli vibrare ed ardere d'amore, riportandoli in sintonia con Dio. Una bella scarica di amorevole energia e uno torna come nuovo. Papi mio, mamma mia cara, il nostro Diario è come un elettroshock e come una dolce carezza al tempo stesso. Proprio come l'Amore di Dio e del Suo Cielo.
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Gioia di vivere |
17
settembre 1999 |
Mio caro papi, mia cara mamma, miei cari cagnolini,
vorrei fare con voi quattro chiacchiere su un argomento che va molto
di moda sulla terra. La
gioia di vivere.
La vita rappresenta nella storia dell'umanità quella
serie di eventi che occupano lo spazio e il tempo confinati tra
la nascita e la morte. Alcuni di questi
avvenimenti sono gioiosi e procurano gioia, ma non esprimono
necessariamente gioia di vivere. Molti
altri, pur nella tristezza e nel dolore che li caratterizzano,
non influenzano necessariamente la vocazione a godere gioiosamente
questo dono di Dio.
Infatti, la gioia
di vivere è una vocazione,
una predisposizione primitiva dell'anima, e non già lo stato
di grazia derivante dall'appagamento dei desideri, degli aneliti,
delle speranze. Lo spirito, che per divino
disegno si cala in spoglie mortali, per quanto possa essere fredda
ed avulsa la natura di queste ultime, non può che traboccare
di gioia di vivere;
e cos'è questa se non il desiderio, la smania di cercare,
nel simile e nella natura, il segno dello spirito dal quale è stato
creato? Di risalire a Dio attraverso la scoperta dei segni e delle
testimonianze della Sua presenza tangibile? Di intravedere nel
viaggio terreno i disegni di una esperienza purificatrice, e pertanto
procacciatrice di gioia?
Gioia di vivere è il
proiettarsi dalla vita terrena a quella dello spirito puro
passando attraverso la materia, facendosene suggestionare
senza lasciarsene condizionare o dominare. I sensi, il
tempo e lo spazio sono infatti validi collaboratori dell'intelligenza
per leggere ed elaborare, nella e dalla natura, i segni
e la presenza di Dio come primaria conoscenza propedeutica
a quella più confidenziale, mistica e totale del
Signore dell'eternità. Gioia
di vivere, dunque, come gioia
di pregustare una realtà più appagante, senza
tuttavia sottrarsi ad alcun calvario, o al peso di qualche
croce, o anche alla gratifica di un pur piccolo attestato
di merito. Senza i quali la gioia non può far seguito
al dolore, né il dolore può sopprimere la
gioia, né la vita può preparare alla vita,
o la morte schiudere le porte alla gioia di vivere la vita
eterna.
Iddio ci ha dato questo dono prezioso da riconsegnarGli quando siamo chiamati al Suo cospetto. Poco importa al Signore che questa gioia sia un po' spenta, o sbiadita, che il dono si sia sciupato o appaia consunto. Dio accetta tutto il rottame di questo mondo per riportarlo all'antico splendore. Incentiva la rottamazione delle anime per ricondurle allo splendore dello Spirito. L'incentivo è il Suo Perdono, la Sua Misericordia che rigenera le anime più sconquassate, le più ammaccate, le più sbrindellate. E' ovvio che solo a Lui, e non ad altri, deve essere riconsegnata qualsiasi anima, anche la più disastrata, se la si vuole rinverdire nella bellezza, purezza ed energia: lo Spirito divino, che le diede il primitivo impulso a vivere con gioia il proprio umano destino.
Ora basta. Non vorrei, con queste argomentazioni un po' impegnative, privarvi della gioia di un buon meritato riposo. Perciò vi auguro la buona notte con tutta la gioia che mi porto dentro e che desidero condividere con voi.
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Angelicamente |
23
settembre 1999 |
Tanti episodi meravigliosi ci stanno travolgendo.
Mio caro papone, mia cara mamma banana, non vi dovete sentire schiacciati o soverchiati dagli avvenimenti che ormai senza sosta si verificano sotto i vostri occhi. Sarete infatti testimoni anche di questo. Statevene comunque buoni e tranquilli, perché tutto è sotto controllo e nulla accade per caso.
Era ora che arrivasse un bello scossone a svegliare dal letargo e dalla narcosi tante anime addormentate. Ringraziamo dunque il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo di questo dono ineguagliabile, e di questo coinvolgimento così gratificante, ed invochiamo su di noi la benedizione della Misericordiosa Vergine Maria,che benevolmente e maternamente caldeggia questa meravigliosa avventura.Pensate. Si è mobilitata nientemeno che la Santissima Trinità, che pare voglia dire:
"Ma che mistero e mistero, signori miei. E' tutto così chiaro!". Lo Spirito divino dichiara in ogni istante l'Amore paterno che teneramente prova per le Sue creature. Quello stesso Amore che ispirò in Lui la nascita del Figlio in umane sembianze ed in umane testimonianze. Solo una madre di umana natura, ma concepita senza il peccato originale dell'umanità, avrebbe potuto accogliere ed offrire il frutto dello spirito immacolato e procreatore di Vita fattosi uomo. E' tutto così evidentemente logico!
Iddio non avrebbe potuto, nella Sua onnipotenza, architettare niente di meglio per donarsi nelle spoglie umane di Figlio di una umanità disperata, e pure desiderosa di segni e di messaggi. Sembra che nulla sia cambiato da allora, nonostante la crocifissione dell'uomo più buono e più giusto che mai avesse calpestato la terra. Anche oggi l'umanità è disperata, e pure è alla ricerca di messaggi confortanti e rassicuranti. Bisogna fornirgliene di buoni e di giusti, ed evitare che gliene arrivino di falsi ma accattivanti. Non vi pare? Io ne sono convinto e mi do da fare affinché il messaggio d'amore non sia riservato a pochi fortunati, ma si diffonda con ogni mezzo tra tutti coloro che ne hanno diritto nella qualità di figli di Dio. Ci siamo noi per questo, e per tante altre cose. Angelicamente. Siamo uno stuolo inimmaginabile di angeli, e siamo tutti mobilitati per volere del Signore nel Suo amorevole disegno di recuperare l'umanità allo sbando, usando tutti gli strumenti della persuasione, palesi ed occulti, sensibili ed invisibili. Vedrete che "rrrobbba"!
Ciao dal vostro angelo ![]()
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Mistero dell'infinito alla scadenza del millennio |
26
settembre 1999 |
Quanto clamore e quanti timori per un numero, che non può nemmeno considerarsi frazione infinitesimale dell'infinito. Che mistero affascinante questo infinito.
O quell'infinito. O nessun infinito. Come si fa ad immaginare un qualcosa senza confini di tempo e di spazio, senza capo né coda, senza inizio né fine? Una cosa così dilatata esce persino dai confini della ragione, eppure l'immensità dell'amore si può proiettare in un puntino piccolo piccolo come un cuore, e ricolmarlo di incommensurabile felicità.
Ma, se anche il nulla non è misurabile, si potrebbe allora opinare che eternità e nulla sono la stessa cosa, e che Dio, che ne è la massima espressione, non esiste. Se così fosse, non ci sarebbe alcuna necessità di andare oltre i confini terreni del tempo e dello spazio entro cui tutto si compie e di non affidarsi a null'altro che ai sensi, piuttosto che lasciarsi suggestionare da una innata vocazione al soprannaturale. Tutto finirebbe perciò con la morte. Anche l'amore, proprio quel sentimento che molto spesso, quasi sempre, ti sembra incontenibile, pare che ti scoppi dentro per esplodere fuori e spargersi nell'aria.
Ma, se così fosse, che valore avrebbe ogni manifestarsi di Dio all'uomo in via diretta, o per mezzo di coloro che parlano per Lui? E quale sarebbe stato lo scopo di incarnarsi nel Figlio Gesù assumendo sembianze umane? E che necessità o che vantaggio ci sarebbe stato per l'uomo di nutrire la fede in un'altra vita molto più privilegiata, e sacrificarsi in suo nome, o per lei lasciarsi perseguitare?
Tutto questo nel tempuscolo di qualche millennio?
L'errore di fondo, caro papi, è quello di paragonare il nulla all'eternità, mentre l'equazione sta nel confronto tra l'immensità del nulla con l'immensità del tutto. E il tutto è Dio, mentre il nulla è il nonDio, cioè la Sua negazione. Ed è anche la negazione dell'amore persempre, dell'anima, dello spirito, della vita, della morte e della vita oltre la vita. E non ci sarei nemmeno io, e questa sarebbe una gran frescaccia. Come tutto il resto, d'altronde.
Tranquillizzatevi miei cari. L'eternità esiste ed esiste in Dio e nel Suo Amore immenso, che risplende in Gesù, in Maria Misericordiosa, negli Angeli, nei Santi, e in tutti i cittadini del Cielo. Il nulla esiste, esiste lì dove non c'è Dio con il Suo immenso amore e dove al Suo splendore si è sostituito il buio delle tenebre profonde, il vero ed unico inferno dell'anima. Guai a coloro che scambieranno Iddio nel nulla, che negheranno l'eternità della vita e la forza della fede in essa.
Ciao, buona notte.
pensiero
ciaociaociaociaociaociaociao.........
Cuore fanciullo |
28
novembre 1999 |
Ciao papi scriba, ciao mamma leprottina, ciao piccoli. Il cuore fanciullo non perde tanto facilmente la memoria dell'eternità da cui proviene, né la fede e la speranza dell'eternità a cui aspira. Solo i condizionamenti perpetrati dalla superbia della ragione, che si fanno sempre più pressanti, meticolosi e spietati mano a mano che il tempo e lo spazio si consolidano, possono condurre il cuore fanciullo sulla strada dell'oblio delle proprie radici e delle proprie vocazioni. Ma la voce di Dio non cessa di rivolgersi a lui e, anche quando si è affievolita in un flebile sussulto, continua a parlargli con tutto l'Amore del quale è capace.
Il cuore fanciullo sente quell'Amore straordinario e speciale, se ne lascia pervadere e fa di tutto per ricambiarLo, ma, spesso, l'unico strumento che la vita gli mette a disposizione è quello di affidarsi a Lui, dal momento che gli viene impedito di ricorrere al linguaggio della preghiera e della fede, e viene esercitato solo a quello rigido e intollerante della ragione. La quale, come la fede e la preghiera, segue regole che richiedono apprendimento, e quindi insegnamento. E non vi è alcuna mente fanciulla in grado di resistere al fascino di una ragione che presume ed afferma di volerle insegnare i segreti della vita e della morte, i segreti di Dio, dell'anima, dello spirito, e di tutto quanto si può affermare o annullare con un solo ragionamento.
Eppure Dio è lì dietro l'angolo, paziente e fiducioso, disponibile ed attento, e si adopera perché la mente non si lasci prevaricare dalla altrui sicumera e ceda alle lusinghe del narciso che si nasconde nell'intelligenza di ognuno per farne un altrettanto dio in terra. La Sua discrezione è quasi imbarazzante. Lui che potrebbe far saltare tutto per aria, e fare il finimondo. Se non agisce così è perché vuol salvare l'insegnante oltreché il discepolo, perché gli stanno a cuore entrambi, e il primo in particolare.
La ragione solitamente sragiona in questo modo: è la religione che si vuole impadronire del cuore fanciullo, ed impedirgli di crescere e di farsi un'esperienza e, perché no, anche una ragione di vita. La religione mortifica ed offende la nobiltà della mente impedendole di penetrare i misteri, e costringendola all'astrattezza della fede per mezzo della quale nulla va svelato e compenetrato.
Il difetto di questi ragionamenti lo si scopre proprio nell'ispirazione e nella vocazione del cuore fanciullo, nel quale l'urgenza di Dio non nasce dall'esigenza di dare ordine e spiegazione a fenomeni naturali o soprannaturali, ma dal DNA divino che l'anima porta racchiuso in sé, e che darà ragione una volta per tutte, ma sempre dopo la morte, del misterioso disegno di Dio. Il quale sicuramente prevede, mi permetto di dirvelo con molta semplicità e convinzione, che Dio non abbandoni mai nessuna Sua creatura, ed in particolare protegge e vivifica proprio le creature abbandonate dagli uomini.
E sia fatta la Sua volontà in
Cielo e in terra. Così sia. Ciao
vivo.
NATALE
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25
dicembre 1999 |
Esultate per avere ritrovato Gesù neonato nella stessa povera capanna, dove l'umanità impazzita Lo aveva abbandonato l'anno precedente e dove l'umanità ravveduta L'aveva raccolto ed adottato, per salvarsi con Lui dalla follia dell'anima.
Gesù rinasce per ripercorrere con la Sua storia umana il percorso di ogni uomo, al quale la Misericordia Divina dedica la Sua vita, la Sua morte, la Sua resurrezione e spalanca le porte del Suo abbraccio e della Sua adozione persempre.
La stella cometa, che guida gli animi aperti allo splendore della sua luce ed illumina quelle porte spalancate sulla Pietà di Dio, non si é mai spenta o affievolita, nemmeno di una sola candela del suo bagliore. Rischiara le buie notti dell'anima da oltre due millenni, e molti non stentano a credere come e perché ciò avvenga, ma molti non vedono e stentano a credere che ciò avvenne e continua ad accadere.
Lì, con Lui, la Madre Misericordiosa e serva fedele del Suo e nostro Signore, nemmeno per un istante rivendica i diritti materni della più povera delle madri e dona, senza nulla chiedere, il frutto del Suo Amore all'umanità assetata d'amore, eppure incapace d'amare senza averne un ritorno, anche se questo si concretizza nel gioire per l'eternità della Promessa che annuncia la nascita di Gesù Redentore.
La Madre e il Padre al tempo stesso madre non Si sentono offesi dall'ingratitudine filiale, ma come genitori premurosi, amorosi e perdonevoli, continuano a regalare ai Propri figli, anche ai più immeritevoli, la nascita di Gesù ogni istante di ogni anno, di ogni secolo e di ogni millennio, in questo Loro inesauribile slancio d'Amore. E non se ne devono risentire i figli più meritevoli o meno demeritevoli, perché l'Amore e la Giustizia di Dio riconoscono il solo merito di essere le Sue creature.
Godete dunque, senza mai saziarvene, del rinnovellarsi del dono del Natale come nascita di un sacrificio, che vi viene riofferto nell'Eucaristia.
Godete della prodigalità del Signore in ogni Sua forma manifestata, parlata, profetizzata, tramandata, scoprirete che Egli è molto più vicino e accessibile di quanto voi crediate.
Buon Natale
vostro
e vivo.
Non perdete d'occhio la coda splendente della cometa. Mi ci potreste riconoscere in un puntino luminoso. Ciao
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