DISCORSO SULLA VOCAZIONE
Chiamata alla vita e alla morte
Caro papi mio, capita delle volte che i pensieri
vadano nelle direzioni opposte delle vocazioni. Molto spesso
perchè
alcune vocazioni sono più pensate che sentite, ma pure perché
il pensiero si sente in dovere di andare in avanscoperta a tuttotondo,
per verificare i rapporti che si creano tra realtà e vocazione
e non necessariamente per commissione della vocazione stessa.
Vocazione a che, ti stai domandando, chiamata a che cosa?
Chiamata alla vita,
per esempio. Quanti se ne chiedono il perchè, quanti se valga la pena viverla
o come viverla, alcuni trovando risposte per viverla, altri vivendola
senza trovar risposte, altri infine rinunciandovi, per le risposte
che si è dato o che non ha saputo o voluto trovarvi il pensiero
indagatore.
Vocazione
alla maternità e
alla procreazione,
tanto per rimanere nel tema.
E allora scopri come questa necessità insopprimibile della
vita si lasci condizionare da cavilli, pretesti, distinguo razionali
o da situazioni costituite, se non precostituite dalle stesse suggestioni
del pensiero.
Vocazione a vivere la vita in
ogni sua manifestazione, alla luce e nella
luce della parola di Dio.
Qui il pensiero, è evidente, diventa più tetragono,
più fuorviante, meno complementare, tanto che non mancano
testimonianze scritte e orali che indicano come il Signore in
primapersona o per mezzo dei profeti, di Gesù, di Maria
Misericordiosa, degli angeli e dei santi, non abbia mai cessato né
mai desista dal sollecitare il pensiero ad ammettere e riconoscere
i propri limiti e le proprie funzioni.
Vocazione a farsi strumento e veicolo della
parola di Dio, nella vita laica e nel sacerdozio.Anche qui
la chiamata è l'espressione della grandezza dell'Amore
di Dio, della Sua tenerezza, del Suo orgoglio di Padre. Chiunque,
investitone, ne avverta la forza e l'intensità, non dovrebbe
provare nient'altro che gratitudine e commozione e ad esse dovrebbe
ispirare i sentimenti con i quali donarsi al fratello, al compagno,
all'amico, all'estraneo, al nemico che tende la mano in segno
di supplica o di richiesta o di proposta o di speranza
di essere aiutato.
Ebbene, quante volte tu stesso hai potuto
constatare,
caro papi, come certo pensiero prevaricante, sospettoso e
presuntuoso, si impadronisca
dell'animo di queste creature elette allontanandole da quell'umanità che
chiede la loro testimonianza in Cristo e, illudendole che sono
state chiamate per dialogare direttamente con Lui e non
attraverso la solidarietà per
l'uomo che si è fatto carico della Croce, le rende
estranee alla propria vocazione.
Infine, caro papi,
vocazione alla morte. Sto parlando
ovviamente di morte
come termine di vita transeunte e di passaporto alla vita eterna,
non già di morte come alternativa alla vita.
E qui gli esempi non mancano, a partire da quello terraterra del seme
di grano che deve morire per dare i suoi frutti in messe di grano,
per finire con quello più splendido, ma per questo non meno
terreno, del Figlio di Dio che muore crocifisso per guadagnarsi
la vita in cielo alla destra del Padre.
Eppure, quanti
si lasciano guidare con serenità da
queste consapevolezze senza sottostare ai tormenti del proprio
pensiero, che li interroga sul diritto e sacralità della
vita, sul buio delle incognite o sulla certezza del nulla del
dopo? E quanti,
con la stessa serenità, accettano questo
evento, sia che rappresenti la fine programmata di un ciclo biologico,
sia che esso sia modificato da una prevedibile interferenza patologica,
sia, infine, che venga bruscamente interrotto da un imprevisto accadimento
violento?E quanti
ancora si sentono pronti a passare a miglior vita
da giovani piuttosto che da vecchi, da sani piuttosto che da malati
incurabili o inguaribili?
Domande angoscianti, che evocherebbero risposte
ovvie, se dopo non vi fosse nulla, o meglio se dopo vi fosse solo
il nulla. Domande imbarazzanti,
alle quali la ragione può dare
risposte ragionevoli in senso spirituale soltanto se sostenuta e
corroborata dalla fede, in una proposta-promessa contenuta
nella stessa vita umana. Per la quale non conta come e a che
età
si cessi di vivere, ma l'entusiasmo e la pienezza dei cuori che si
apprestano a vivere la vita vera di Amore di Dio.
Perché tutti coloro che Lo ospitano incondizionatamente
nei propri cuori sono i testimoni della fede, ma lo sono particolarmente
i giovani. Tutti coloro che ne addebitano al Signore la precocità della
morte lo fanno sotto l'impulso dell'emotività, che respinge
la fede e impedisce alla ragione di mettere a tacere la ribellione,
la disperazione e la rassegnazione, dopo essersi confrontata con
esse.
E' quando si crede che Dio non esiste,
o che c'è ma
se ne sta assorto nei Suoi pensieri, incurante delle vicende umane,
che Dio fa capolino fra lo stordimento e la confusione dei sentimenti
umani e manifesta il Suo Amore per le Sue creature,
tranquillizzandole sul loro futuro in cielo. La fede serve
a coglierNe la presenza proprio nei peggiori momenti,
quando si è portati a pensare che le forze del male sono
più potenti e condizionanti delle forze del Bene.
Ma non è e non sarà mai
così, nonostante
le apparenze e nonostante il modo di agire e di pensare di molti
e fra essi alcuni operatori di pace, che non sanno rassicurare,
quanti sono affidati alla loro attenzione e protezione,
sugli innumerevoli mezzi di cui dispone e si serve Dio, per far pervenire
nel cuore degli uomini il messaggio della Sua parola e il calore
della Sua amorevole misericordia.
Chi vuole intendere intenda.
Chi vuole fare orecchie da mercante se ne assuma la responsabilità. Chi
non sa vedere Dio nelle piccole, semplici
ma straordinarie cose
del quotidiano,
vada dall'oculista e si faccia ricondurre a più terreni
livelli l'alta ed ingiustificata opinione che ha di sé.E
tu, caro papi, va' a letto a farti il sonno del giusto.
Buona notte
e sogni d'oro. Ciao.
angelo
e servitore del Signore.
11 MARZO 2001
MIO COMPITO e vostro destino
Miei cari e amorevoli mami e papi, lo so benissimo
quanto desiderate e attendete questi attimi di felicità testimoniata,
e conosco molto bene il tirannico ruolo terreno del tempo.
Perciò non vi dovete colpevolizzare di
ritardi, pause o momenti di stanchezza capaci di condizionare la
nostra indissolubile unione spirituale, perché Essa è fondata
sull'imperturbabilità
dell'amore eterno e non sulla flebile traccia di
una penna, che rimane solamente se diviene messaggio da accogliere
nel cuore prima di svanire nell'evanescenza del tempo.
Purtuttavia non possiamo rinunciare a questo benedetto epistolario per
godere a pieno della nostra tenera intimità, perché
non vi possono rinunciare quanti vi leggono il segno di volontà
che sfuggono a qualsiasi presunzione mentale ed assoggettano la
logica a procedure inusuali e a sentimenti ineludibili.
E, poiché tutto ciò è e rappresenta
patrimonio universale, vi arriva come tale e
come tale va condiviso. Non c'è giorno che non
vi sia data prova tangibile di quanto vi sto dicendo. Sappiate
allora che tutte queste testimonianze, aldilà
dall'essere utili a consolidare la vostra fiducia e la vostra
gratitudine al Progetto divino, servono a scuotere i tiepidi dal
loro torpore, i disperati dalla loro cecità, i
distratti
dalla loro indifferenza, gli scettici dalla loro presunzione,
gli agnostici dalla loro ignoranza, i miopi dalla loro sordità.
Il progetto divino, nella Sua Essenza e
Semplicità sconcertante,
prevede per ciascun uomo tiepido, disperato, indifferente,
distratto, presuntuoso, ignorante, cieco, agnostico, miope, sordo
che sia, l'eterna felicità, a condizione che sia
aperto ad almeno uno degli innumerevoli messaggi che non cessano
mai di arrivargli da parte della divina Provvidenza.
Il mio diario altro non è se non la
cronaca della mia
giornata partecipativa, attiva alla beatitudine della comunione
degli spiriti, tutti proiettati a glorificare il Signore standogli
accanto, e recuperando a Lui al tempo stesso tutte quelle
anime che senza di Lui si perderebbero per sempre nella noia
mortale, nella cecità, nella sordità, nell'ignoranza
e nella disperazione del peccato.
Questo è mio compito, questo è il
vostro destino.
In questa imprevedibile dimensione il nostro sodalizio era già
famiglia indistruttibile ed eterna prima di tutti i secoli, perché
formata, consolidata e vivificata dall'Amore di Dio.
Famiglia come nucleo primo di vita e di vitalità organizzata
e fattiva, non solo nel suo valore sociale e tribale ma principalmente
in quello etico, perché frutto della volontà di
Dio,
che in essa riconosce la scintilla senza la quale non si inizia
il cammino che riconduce a Lui, né si accende
la fiaccola che ne illumina il percorso.
In questa luce vedo nettamente e riconosco i vostri volti, miei dolci
genitori, mia famiglia nell'attesa fiduciosa del ritorno
nella grande famiglia di Dio, che è Comunione perfetta
e perpetua.
Alla prossima letterina, con amore indescrivibile. Ciao.
17 MARZO 2001
FEDE E' . . .
Mio caro papi,
tu non puoi pretendere di avere il consenso unanime sulla nostra
vicenda, che si anima e si rinnova fuori dagli schemi e dagli
spazi dell'umana conoscenza, perché per condividerne
realtà
e gioie, per comprenderne significati e valori, per goderne grandezza
e misericordia, bisogna aver abbracciato quella fede che ci fa
sentire, in ogni istante della nostra vita terrena, sempre vicina la
presenza extrasensoriale di Gesù, Dio fatto uomo,
che condivide con noi, negli schemi e
negli spazi sconfinati dell'anima, realtà e gioie, significati
e valori, grandezze
e misericordie della vicenda umana.
Questa fede non è fede di accettazione acritica
e rassegnata, non è fede conculcata con studi analitici
ed elaborati accademici, non è il frutto del nostro quotidiano
confronto con
la realtà umana del Figlio di Dio e della nostra istintiva
e meditata aspirazione alla nostra resurrezione, alla nostra rinascita
nella realtà spirituale.
Che razza di stima avrebbe Dio di noi se si sapesse
amato, o peggio temuto, sull'esperienza maturata con luoghi comuni,
definizioni criptiche, descrizioni irreali? Il Signore si fa vivo
in spoglie umane per dichiarare senza ritegno tutto il Suo Amore
Paterno, e l'uomo in segno di gratitudine, invece di stringerseLo
al cuore, lo rispedisce e lo relega nel limbo dell'impalpabile,
dell'inimmaginabile, dell'incomprensibile, o peggio dell'irraggiungibile
e dell'impossibile?
Questa sarebbe la fede?
Fede è sentire Dio come parte integrante oltre che
essenziale del proprio essere.
Fede è sentirsi figli di Dio secondo
una necessità
genetica che nessun materialismo può mettere in dubbio.
Fede è rifiutare emotivamente ed intellettualmente la
casualità della vita e delle sue cose.
Fede è condividere con Dio i tempi
e le modalità
di attuazione del Suo progetto di vita.
Fede è credere senza tentennamenti
nell'umano irrinunciabile
bisogno di Dio, e nel divino irrinunciabile bisogno dell'uomo. Fede è comprendere lo
sconforto del Signore quando ci dimentichiamo di Lui, e coglierNe
l'amorevole compiacimento quando ci raccomandiamo a Lui.
Fede è, infine e soprattutto, avere
la certezza che Dio è potenza all'ennesima potenza, e
nessun altro potentato è in grado di competere con Lui,
anche se dispone di mezzi e maniere più congeniali alla
natura umana e più
accattivanti per le sue attitudini carnali a lasciarsene coinvolgere.
Parlo, ovviamente, del potente maligno che fa proprio
della fragilità della carne il suo punto di forza, e della
presunzione della mente, per introdursi anche nelle stanze dell'anima.
Dunque è bene guardarsene ed averne timore, per non
esserne sopraffatti. Ma, invece di cercare dietro ogni angolo
la sua presenza, ci si può sforzare di vedere la presenza
di Dio, Che non è meno presente e non ha bisogno di nascondersi
dietro gli angoli per farsi desiderare.
Se i cuori sono aperti a Lui, non si fa nessuna
fatica a sentirlo, a scoprirlo, vederlo. Di sicuro è molto
più bello,
luminoso, forte e misericordioso del maligno. Questo è più che
sufficiente ad
accreditarLo del diritto di manifestarsi alle Sue creature con
i modi che ritiene più
opportuni, perché la Sua rete viaria, cioè le strade
che percorre per raggiungere l'uomo, non possono essere disegnate
da alcuna penna che non sia mossa da Lui, e perché nessuna
via aperta da Lui non può non essere ripercorsa dall'uomo
desideroso e fiducioso di incontrarLo al capolinea per ricongiungersi
a Lui.
Lì ci siamo tutti noi in fiduciosa
attesa. Lì
vi siamo sempre vicini e vi proteggiamo in ogni senso, purché
abbiate Fede e perché abbiate fede nel Padre, al
Quale nulla è impossibile per la gioia e la serenità
delle Sue creature.
Ve lo assicuro anch'io che ben conosco la Sua
Bontà. Ciao 
25 MARZO 2001
CAPACI DI FARCI VIVI CON I
NOSTRI CARI
per Disegno Divino
Caro papi,
ciao e bentornato tra noi nel mondo dello spirito, che mai rifiuta
di accogliere i sentimenti di amore che gli giungono, perché
di essi si nutre così come si attiva delle preghiere e delle
buone promesse che gli vengono affidate dalla speranza e dalla fede.
Che cosa farebbe l'umanità sofferente e anche
tutta quella umanità che continua a conoscere ed apprezzare
le gioie della vita, se non potesse confidare nella nostra esistenza
e nella nostra presenza, che altro non è che Dio, Colui che
E'? E in quale modo noi, il mondo dello spirito,
noi che rappresentiamo e riflettiamo la Divina Volontà,
potremmo rimanere credibili sopravvivendo e vivendo nei cuori terreni,
se non fossimo capaci
per Disegno Divino di farci vivi tra i nostri cari, e se non
fosse loro concesso di saperci vivi, felici, non mancanti di
nulla,
proprio assolutamente di nulla, neppure del loro amore nel
quale si rispecchia l'Amore di Dio?
E l'umanità a chi dovrebbe indirizzare
i propri pensieri più
puri, i propri aneliti più sinceri, le proprie suppliche
più accorate e fiduciose, se non al Padre
Celeste e a tutti i Suoi figli che Lo rappresentano in Cielo?
Conosci forse qualche alternativa altrettanto valida, capace, competitiva,
credibile e soprattutto potente?
Credimi, caro papi, credetemi tutti. Non
vi è altra via, se non quella
che rivolgersi al Signore,
perché è l'unica che conferisce alla vita terrena il
valore propedeutico alla resurrezione e alla vita eterna, nel solco
dell'amore che si fa umanità e dell'uomo che si riscopre
spirito nella luce dell'amore.
Certo, vi è sempre qualcun altro sempre
in agguato, che si spaccia come portatore di luce, come fiaccola
di verità.
E' Lucifero. Ma costui, abile solo nel
dividere, nell'isolare, nel far rinchiudere in se stessi con le
proprie superbie ed ambizioni, come potrebbe mai promuovere il
riunificarsi, il ritrovarsi, il
riabbracciarsi con il Padre Misericordioso e con il coro sterminato
di figli che Ne cantano la gloria? E
permettere che ciò avvenga prima
di varcare i limiti della morte?
Il culto dei morti non è, ne mai sarà,
il culto della Morte, fino a quando l'Amore insegnerà che nessuno
muore mai se vive nel calduccio del Cuore di Dio, di Gesù,
di Maria Misericordiosa, e della persone care che confidano in Dio.
La dolcezza e la misericordia, la premurosa Sua pazienza
non spezzerebbero mai il legame indissolubile d'amore, che vincola
teneramente i vivi al di qua con i vivi al di là della
morte. Nessuno
potrà mai impedire, se non il Signore in Prima Persona,
che chi ha lasciato metaforicamente per sempre la terra continui
amorevolmente a frequentarla nel cuore e nei pensieri dei propri
cari,
e soprattutto nel Progetto salvifico di Dio.
E nulla, nemmeno e soprattutto la morte, riuscirà mai ad annichilire
la vocazione dell'uomo a condividere con i propri cari in cielo scampoli
di gioia celeste.
Invocare il Cielo senza pretenderne
vantaggi materiali è
la cosa più santa che possa animare il cuore degli uomini.
Non vi è nulla di più santo che chiederla ed ottenerla
per l'intercessione di chi si ama e genera amore.
E io ti amo, e io vi amo con tutto il mio cuore, con tutto
il mio spirito.
Ciao, a presto. Siete sempre bene accetti.