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APRILE 2001
SAPPIATE AMARE COSI'
Noi
siamo accomunati dallo stesso amore e dalle stesse certezze, caro
papi. Noi siamo inseparabili per le stesse tenerezze e per le stesse
complicità, cara
mamma. Che importanza ha dunque il tempo, se non quella
di farci arricchire di queste nuove e vecchie esperienze, in ogni
istante del suo scorrere senza sussulti? Noi sussultiamo di
vibrazioni sempre nuove, in un divenire mai monotono
come il tempo, ma sempre intrigante ed eccitante come l'amore,
che chiede e dà in modi e forme e desideri e concessioni
mai uguali, pur se la purezza dell'amore di cui stiamo parlando è
immutabile nella sua assolutezza.
Stiamo parlando infatti dell'Amore con la maiuscola, quello che
sgorga inesauribile dal cuore e dalla parola di Dio, amore
che dà ma chiede amore, che concede ma pretende amore,
che rinuncia ma non si rassegna: amore esigente, ma misericordioso. Questo
amore, che si rinnova e si rigenera senza posa, è il
cemento che consolida il patto tra Dio e l'uomo, tra padre e
figlio, tra cielo e terra. Ma è anche l'energia che vivifica
e rende fecondi i legami terreni con il cielo e alimenta i
buoni sentimenti che devono ispirare gli animi dei figli di Dio,
come la comprensione, la tolleranza, la condivisione, la solidarietà,
la pietà, il perdono.
Ma Amore è soprattutto la sintonia e la sinergia dei
cuori, dell'anima e dello spirito, che non si lasciano annichilire
dalla morte e dal dolore provocato dalla morte, perchè
si lasciano guidare dall'immortalità di questa forza benefica
e inesauribile, che non conosce disperazione o rinunce, o distacco
o separazione irrimediabili. Capito? Voi sappiate amare
così, miei cari, e sentirete forte, inconfondibile e
rassicurante tutto l'amore, che il cielo vi dedica e vi indirizza
per mio tramite e vi fa giungere dalle tante testimonianze umane
di cui siete fatti oggetto.
Ciao miei cari, vi voglio bene.
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APRILE 2001
RESURREZIONE
Logica
della fede, fede nella Logica
Ciao a tutti proprio tutti, mamma, papi, Ginger
e Fred, amiche ed amici, cani, gatti e tutto il bestiario degli
amici, conoscenti, parenti e affini ecc. ecc. ecc. Eccomi qua ad
aggiornarvi sulle novità
vecchie come il mondo, ma giovani e spumeggianti come il Pensiero
di Dio.
Cristo Suo Figlio, vostro e nostro
fratello, risorge nei vostri cuori per indicarvi il vostro destino: la
resurrezione dell'anima oggi, la resurrezione del corpo domani.
La prima risponde alla logica della Fede, la seconda alla fede
nella Logica.
Ora vi spiego. Gesù, in quanto Figlio
del Padre, non poteva morire per sempre nello spirito né tanto
meno nel corpo, essendo l'immagine umana di Dio e perciò immortale. Sulla
croce morivano simbolicamente l'ingiustizia, i tradimenti,
la presunzione e la stupida miopia dell'umanità, ma risorgeva
l'amore, la fedeltà, la rinuncia, la pietà e
la misericordia, doni e doti nascoste di esseri umani non
meno figli di Dio, anche se privati pro tempore della
stessa immortalità del fratello Gesù.
Sulla croce della vita risorge l'Uomo,
che ha riscoperto queste sue capacità nell'immagine
del Cristo sulla croce e nella croce la forza di accogliere
a braccia aperte l'Amore di Dio, slanciandosi in braccio a
Lui. E noi quassù, che
abbiamo la forza di sentirci eternamente fratelli di Cristo e in
Cristo, esultiamo per ogni fratello risorgente in terra
sulla croce, e con lui trascorriamo la beatitudine che ci
separa dalla resurrezione totale. Allora si
compirà per sempre il destino dell'uomo buono ed il destino
dell'uomo empio, al quale l'estinzione del male impedirà
in modo definitivo di crocifiggere Cristo senza tregua.
Questo è il disegno di Dio. E' anche
frutto delle aspirazioni umane solo perché esse
coincidono con il Pensiero divino, che le ispirò nel
primo giorno e le ispira tutti i giorni della vita
dell'umanità. Infatti non si può aspirare alla concretezza
di una speranza se quest'ultima non è
indirizzata, riposta in qualcosa che ne alimenta il desiderio e il
raggiungimento concreto. Non si elabora
o rielabora ciò che
non esiste, nel bene come nel male, o esiste solo nella
fantasia. Come se la fantasia non si riferisse al mondo dell'esperienza!
E
allora, perché non accettare fantasie su esperienze, o meglio
su memorie di esperienze spirituali? Che necessità vi sarebbe
di questo genere di fantasie? Perché nello specifico
si indica nella fede, che della fantasia rappresenta l'aspetto
più concreto, lo strumento con il quale il fantastico sperato
diventa realtà?
Cosa c'è di più fantastico
della figura di Gesù? La sua essenza divina, la sua
natura umana, oppure la forza del Suo esempio, che non si è mai
esaurita ma si moltiplica nelle conversioni e nelle persecuzioni?
Suggestioni? Fantasie? Paranoie? Nossignori. E'
evidente che la Logica di Dio non coincide con quella umana,
invece è logico credere che la prima abbia previsto
per l'uomo un destino preciso, al quale la logica umana può
adeguarsi oppure no. La primitiva ed
istintiva vocazione
dell'uomo
è quella di confidare nella Logica del suo Creatore, che
profuse lo Spirito nella materia inerte per darGli un corpo.
Il
corpo contaminò lo Spirito con il peccato di superbia e
Dio lo punì
a riabilitare lo Spirito con una morte giusta. Riacquistata
la purezza e la santità
originaria, lo Spirito ridarà vita eterna alla materia inanimata reincarnandosi
nel Suo corpo di un tempo, per cancellarne per sempre le usure
del tempo. Ecco il motivo logico per il quale lo Spirito dei
figli di Dio in cielo mantiene la propria identità,
frutto della condivisione della sua storia di convivenza con il
corpo, per un tempo più o meno breve. Torneranno un
tempo, per Logica divina, a ripercorrere insieme il cammino eterno, e
lo spirito potrà manifestare
tutta la sua serenità nella luce del Signore e tutta la
consistenza del suo amore nella concretezza di un sorriso, di una
carezza o di un abbraccio.
E tutti vissero felici e contenti. Ma non è
la fine tradizionale di una favola.
E' il principioreale
di una nuova vita, che noi vivremo uniti per sempre.
Ciao, 
13
APRILE 2001
AMORE, SOLO AMORE, SEMPRE AMORE
Vocazione all'immortalità
Caro papi, l'uomo ha un innato istinto alla
sopravvivenza del singolo e della specie e una meditata vocazione
all'immortalità. Questo desiderio, questa speranza,
quest'ispirazione, si manifestano in due modi.
Il primo è quello di sentire nel
profondo del cuore e con l'avallo della ragione che la vita dei
propri sentimenti, delle emozioni positive e dell'amore verso
il prossimo non finisce e non può finire con la morte,
ma deve avere un seguito.
Il secondo è quello che presume,
forte della stima del proprio intelletto e dell'amore narcisistico
che l'uomo ha delle proprie membra, di rinviare, ritardare, allontanare sine
die la morte, non solo come spauracchio, ma come simbolo
di una oscura volontà prevaricatrice che regolerebbe i
tempi di una vita che diviene sempre meno misteriosa per l'intelligenza
umana.
Questa seconda via è già stata
percorsa dall'uomo, ed è stata rimossa dalla sua memoria. E'
la via della presunzione e del peccato di superbia, che tolse
all'uomo la primitiva immortalità
che il suo Creatore gli aveva consegnato. Che si creda o non
si creda a Dio creatore, essa poggia comunque sulla convinzione
che la materia sia potenzialmente immortale e che la mente sia
capace di condizionarne il destino. La prima strada è quella
percorsa dall'anima, cioè
da quella regione inesplorata dell'essere umano che gli uomini
di pensiero amano definire immortale, a ragione. Ed è la
stessa strada che Dio fece percorrere al Figlio in sentimenti
e sembianze d'uomo, perché l'uomo capisse la ragione della
sua vocazione all'immortalità.
La morte del corpo di Gesù, martoriato
ancora una volta dall'altrui cieca presunzione e superbia, non
segnava dunque la fine di un'anima incontaminata, ma,
spalancando le porte del cielo, la riconsegnava al
Padre come Spirito immacolato. E con Lui riconduceva
alla destra del Padre il Suo corpo glorioso, per significare
che lo spirito senza macchia di peccato conserva il diritto
di vivere in un corpo immortale.
In cosa consiste dunque l'immortalità dell'anima se
non nella sua origine dall'Amore assoluto e, per volontà
dell'Amore assoluto, nella sua forza incrollabile di credere
alla divina misericordia del Bene, nonostante le inevitabili
debolezze di fronte alle tentazioni del male? E, cos'è che
rende immortale il ricordo di un uomo, non solo per le doti
morali ma persino nelle sue sembianze, se non l'amore di cui è ricambiato? Amore,
solo amore, sempre amore. Non è una formula magica,
ma è sentimento umano e divino al tempo stesso, marchio
di garanzia dell'immortalità.
Cara mamma di A., la tua invocazione
di aiuto è
giunta sin quassù carica di amore e di disperazione, e
non può passare inosservata e inascoltata. Il Signore
vuole che la tua fede nella maternità misericordiosa di
Maria ti liberi dalle angosce della tua maternità straziata
ed offesa dalla perdita delle carezze e delle coccole di tuo
figlio. Sappi che egli -il tuo e nostro A.- è tutto proteso
verso la Luce, ma che con la Luce i suoi occhi sono rivolti a
chi in terra gli trasmette amore, nonostante il buio del dolore.
E' il buio del dolore che rende invisibile la presenza consistente
del nostro amore, ed il suo per i nostri e i suoi cari in terra.
Quando la pietà, la fede e la preghiera sono più forti
del dolore, allora il buio viene squarciato e dissolto dalla
Luce di Dio, che noi, ed A. con noi, facciamo risplendere nei
cuori e negli occhi di quanti in noi amano l'immagine riflessa
di Dio. Allora nulla
è impossibile, anche i miracoli.
Il dolore non scacci Iddio dal cuore di chi soffre, ma continui
ad accoglierLo con generosità chi confida in Lui, perché
potrebbe portare per mano una creatura che si crede perduta per
sempre. Nell'immortalità di Dio si rigenera l'immortalità di
A. e si prepara l'immortalità della sua mamma. Vero mamma
banana?
Ciao a tutti. angelo
17
APRILE 2001
CAP'E MORTO AL TEATRINO
DELLE MARIONETTE
Lontano
come spazio. Periodo come tempo. Paura come ignoranza.
Ti ricordi, caro papi, di quando giocavamo
a fare il teatrino delle marionette, e io mi sbellicavo
dalle risate quando la morte 'mbriaca prendeva tante zaccherellate
in testa? Povera cap'e morto, allora mi stava tanto simpatica
e mi fa ancora tanta tenerezza. Tutte quelle
bastonate che le davi, per farmela apparire come un personaggio
teatrale che non metteva paura a nessuno e, poverina, ne usciva
sempre con le ossa rotte! Quanti bozzi, quante scorticature di
vernice aveva in fronte!
E, mentre tu esorcizzavi la morte io scoprivo
la vita, e non avevo paura né dell'una né dell'altra.
Il giorno in cui l'ho incontrata sulla mia strada,
e con la stessa voce in falsetto mi ha detto che era finito il
tempo del mio tempo e che potevo gettare l'orologio alle ortiche,
mi è venuto da ridere come da bambino e, mentre ridevo di
cuore, il mio cuore si riempiva della gioia di Dio, esultando
della nuova vita che mi accingevo a vivere.
Eppure provavo un po' di tenerezza per quella
marionetta, ma ancor più mi intenerivo al ricordo di tutte quelle risate
che ci legavano teneramente e testimoniavano l'amorosa sintonia
dei nostri cuori. Nessuna morte sarebbe stata mai capace di
spezzarne l'armonia. Tant'è che abbiamo continuato a scherzare
e a riderci su anche quando la facoltà aveva decretato la
fine della mia vita biologica, e io cominciavo già a sentire
le vibrazioni vitali del mio spirito, e cercavo di comunicartele
in tutte le maniere possibili per addolcire il dolore e la
disperazione tua e di mamma. Ed anche la mia paura di distaccarmi
da voi e rimanerne lontano per un imprevedibile periodo.
Lontano come spazio. Periodo come tempo.
Paura come ignoranza. Tutti retaggi di una vita terrena
che ti segnano sino all'istante
nel quale scopri e conosci il sorriso compiaciuto e
misericordioso di Dio, che profuma d'eternità e fa
trapelare tutta la gioia delle creature del cielo.
E allora comprendi
che non devi dolerti, anzi, non puoi
dolerti della distanza che la morte ha frapposto tra
te e i tuoi cari, perché essa è immediatamente
azzerata dall'Energia che il Signore ti infonde, e per mezzo
della quale ti concede la convivenza con essi trasformandosi in
amore indissolubile ed eterno.
Cosicché, caro papi, la paura del
dolore, che tu non mi avresti mai potuto insegnare nel nostro teatrino
della vita, perché
tra i personaggi non c'era la marionetta conforme, si è
dissolta non appena ho realizzato la verità del mondo della
gioia e la certezza che a nessun buono esso è precluso,
tanto meno a voi, se continuerete a confidare nella caparbia misericordia
del Signore. L'uomo non deve temere la morte 'mbriaca ma l'ubriacatura
mortale dell'anima. Solo allora la morte non è più
uno spauracchio al quale fare qualche sberleffo, ma diviene una irreparabile
e dolorosa tragedia che non risparmia nemmeno l'onnipotente tenerezza
di Dio.

 24
APRILE 2001
VEDERE
LO SPIRITO
L'uomo, immagine e somiglianza di Dio
Mi
sentite vicino come io sono vicino a voi? Riuscite
a vedermi accanto a voi, tra di voi, insieme a voi?
O
vi
è sufficiente sapere che faccio parte di voi, che mi integro
con voi? Se è così, che importa che io vi appaia
in sembianze umane, se sono in ognuno di voi e ciascuno di voi mi
può vedere nell'altro?
Ognuno di voi senza l'ausilio di uno specchio riesce comunque a
sapere come è fatto, specialmente quando può confrontarsi
con l'altro, e non soltanto per farsi raccontare, ma soprattutto per
raccontare all'altro come desidera manifestarsi a lui, magari in
immagini realmente invisibili e non affidate o fissate nella
memoria, ma continuamente e incessantemente
aggiornate dal vivere insieme oltre un' apparente separazione. Infatti,
come ci si può sentire o ci si può definire
separati, se si è consapevolmente convinti che comunque ci
si riincontrerà e ci si ritroverà per non lasciarsi
mai più? Non è sufficiente questo proiettarsi
oltre il presente, annullando l'ansia dell'attesa, a perpetuare
presenze che non si estinguono perché sono vive e vivono
nell'eternità
dello spirito?
Quante domande! Esse
hanno un senso, miei cari, solo perchè
l'uomo trascorre il suo tempo terreno a cercare risposte ai propri
perché, piuttosto che cercare in se stesso le incontestabili
qualità e ricchezze spirituali, che la sua materialità
umana riesce a stento a celare. Eppure queste esistono, apparentemente
invisibili ma ci sono, e non perché affidate ad una
qualche memoria, ma perché doti irrinunciabili del personaggio
Uomo.
E' questa dunque l'immagine di Dio che segna
l'uomo. E' questa dunque la somiglianza in Dio che l'uomo deve
ritrovare in sé, perché non appaia ma diventi
concreta e visibile, proprio come
è nel Regno di Dio Padre. Come potete illudervi,
miei cari, che io non sia con voi, vicino a voi, tra di voi e dentro
a voi ? Vi garantisco
che ci sono e che voi, cari ragazzi, mi vedete se sentite la mia
presenza.
Ciao, arrivederci presto.
Un'altra domanda di cui già sapete
la risposta, ma ha poca importanza.
Quassù, essere
figlio, padre o spirito santo non fa nessuna differenza. Ciao.
30
APRILE 2001
MEMORIA
La
vita tra parentesi
Mio caro papi e mio caro, vecchio
scriba. Una delle più nobili facoltà umane, che si
affievolisce con la vecchiaia, è la memoria delle vicende
terrene. E non a caso di quelle più recenti, mentre quelle
più
antiche vi restano fissate nitide e durature. Solo quelle più
vicine alla nascita e più prossime alla morte sembrano essere
destinate a svanire del tutto, quasi a significare che la
vita
è una storia, un evento, una frase racchiusa tra parentesi.
Prima e dopo. Questi simbolici
contenitori, questi confini così netti e demarcati, il prima e il dopo,
non sono estranei all'inciso, anzi questo è ad essi sicuramente
correlato, ne rappresenta il passaggio obbligato. Quindi,
come avviene per l'inciso, anche il prima e il dopo sono dotati
di memoria,
che non può essere particolare, settoriale, ferrea o
debole, svagata o evanescente, perché è dote essenziale
dello Spirito e pertanto ne assume l'universalità, l'eternità,
la conoscenza illimitata e la potenza senza misura.
E' la memoria di Dio, che
ogni essere umano si porta dentro di sé sin dalla nascita
a livello inconscio e che si ridesta al momento della morte. E' il ricordo sbiadito delle
proprie origini divine,
che diventano all'atto del trapasso radici mai estirpate, se misericordia
e perdono hanno cancellato per sempre le parentesi di una vita irripetibile. E'
il ritorno ad una vita transitoriamente interrotta ma
nient'affatto estranea, non per vivere un'altra
vita o
fare altre esperienze di vita, ma per riacquistare l'inesauribile
memoria che rende immemorabile la vita eterna.
Non dimenticare mai, caro scriba e lettore, questa
verità che
ogni essere umano si porta incisa nell'anima. Essa gli renderà
semplice e del tutto naturale riconoscere quel Dio che
tante volte aveva incontrato in terra senza avvedersene. E,
quando se ne sarà ricordato, non
potrà mai più dimenticare quell'esperienza terrena,
che forse aveva cancellato il ricordo ma non certo le tracce del
Padre Supremo.
Una bella curetta ricostituente è un
buon rimedio contro la smemorataggine. Siano
dunque queste pagine il fosforo della vostra memoria.
Ciao da fosforescente
e luminoso nella Luce.
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maggio duemilauno
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2
MAGGIO 2001
NEL MALE AFFIDATEVI
A ME
Non lo conoscerete
e non ne soffrirete
Ci
vorrebbe poco poco per convincersi, caro papi, che la vita
terrena è l'occasione
unica e irripetibile per spogliarsi e purgarsi della superbia
e del peccato di presunzione, che l'uomo aveva sprovvedutamente manifestato
al cospetto del suo Creatore.
Ma cosa s'aspettava Dio da quell'uomo fatto di
una poltiglia di fango sul quale aveva alitato il Suo Spirito vitale,
cioè l'energia per garantirgli vita immortale nel corpo
e nello spirito? E, cosa si aspettava da quella donna che Egli
aveva generato dalla costola del Suo primogenito, quasi a significarne
la prorompente carnalità? Null'altro se non quella fiducia
che ogni buon padre avveduto si aspetta dal figlio, quando lo
ammaestra alla vita mettendolo in guardia, forte della propria esperienza,
dalle insidie e dai pericoli che essa nasconde.
E, cos'è la
fiducia se non il conforto di sapersi e sentirsi amato, che
si manifesta in atto d'amore non subalterno ma paritario?
Era questa la fiducia che Dio stesso aveva riposto nelle Sue creature:
"Il vostro amore per Me non deve sentirsi
inferiore, come la vostra capacità di dare deve essere pari
a quella che Io vi offro, perché l'Amore con il quale vi
ho dato la vita è lo stesso Amore che Io Sono".
Quale
Garante avrebbe potuto essere più
credibile di Lui, e quali garanzie avrebbero potuto essere
più
sicure e sincere della Sua Parola e del Suo Amore? Ma poteva
l'uomo in grado di fornire le stesse garanzie di fedeltà? La prova,
la verifica: fino a che punto Dio ne aveva bisogno, Lui che è onnisciente? E'
impensabile pensare che Dio non presagisse il comportamento
delle Sue due creature di fronte alla prova. Ma le aveva
dotate di tali divine potenzialità,
che evidentemente, e sempre in qualità di Padre buono
e avveduto, non poteva fare a meno di testarle.
Allora, caro papi, immagina che le
cose siano andate così:
" Figli miei carissimi, nelle mie
qualità di Spirito Onnisciente Io conosco tutto il Bene e
tutto il Male. In qualità di Spirito Onnipotente Io sono in
grado di elargire il Bene e annullare il male. Così Io
vi proteggo dal Male e vi esorto al Bene. Nel
Bene mi somiglierete in potenza e in conoscenza. Ma,
nel Male affidatevi a Me e non lo conoscerete e non
ne soffrirete. Anche questa
è una prova d'amore, quell'Amore che si riconosce nel Bene
e genera solo il Bene".
Tutti sappiamo, caro papi, come andarono
viceversa le cose, e andarono in maniera da costringere
il Padre sfiduciato a sanzionare una punizione esemplare nei
confronti dei due disobbedienti e disamorati figli. Quella di
ricercare e ritrovare, nel buio di una vita anonima e ingrata,
la fiducia nella rinnegata bontà di un Dio premuroso,
affettuoso, generoso, prodigo di buoni consigli e di testimonianze
avvedute, protettivo, esemplare, tenero e misericordioso.
E quella di riscoprire nella fede la fiaccola da portare in
alto, per rischiarare la via che riconduce
al Padre celeste. L'unica
via percorribile.
Caro papi, io ti conosco bene e sono convinto che
tu, come papi nel quale ho avuto sempre una tenera, filiale fiducia,
ti saresti comportato nello stesso modo. E io avrei capito la lezione
per sempre. Per questo e per tanti altri motivi ti voglio bene.
Il tuo, il vostro  di
sempre. Ciao.
6
MAGGIO 2001
NON SIAMO IL NOSTRO
MONDO MA IL MONDO DI DIO
Vivo
perché
sono in cielo, non perché sopravvivo nella memoria
I nostri cuori, i nostri pensieri, le nostra certezza, si nutrono
dell'Amore di Dio e traggono energia vitale dalla consapevolezza
che essi sono destinati a vivere l'esperienza eterna dello Spirito che
li ispira, che li guida, che li benedice.
Questa continuità inesauribile tra Dio e le Sue anime
predilette è l'essenza stessa della vita, sia essa terrena
o celeste, ma, mentre rappresenta nella eternità
e della eternità il principio più consistente e scontato,
diventa nella vita transeunte la verità da cercare e
riscoprire in se stessi e nel prossimo umano.
Questo è il messaggio che Gesù
ha portato tra gli uomini con la Sua trasferta terrena, nella
quale ha manifestato il cuore gioioso e doloroso del Padre ed il tragico
itinerario virtuoso da percorrere, per convertire dolore in
gioia, povertà in ricchezza, paura in coraggio, solitudine
in comunione.
Tu, cara la mia mamma, ed io e papi e i nostri cari e i nostri cagnolini,
e i nostri affetti, le nostre gioie, le nostre disgrazie, le nostre
esperienze, non siamo il nostro mondo, ma siamo il mondo di Dio.
Che è popolato
e animato da innumerevoli personaggi, che solo in Dio ritrovano le
radici della propria esistenza e nel mondo di Dio la naturale,
legittima residenza.
Infatti, cara mamma, l'unico mondo reale, non virtuale, è
questo in cui vivo, il mondo della virtù dello spirito amorosamente
elargito e dell'amore spiritualmente ricambiato. E' il mondo dei
vivi persempre.
Ma basta poco perché
sia anche il mondo abitato dagli esseri viventi nel tempo, che
scorre e si ferma con l'esaurirsi della fievole energia
della materia. E'
sufficiente, infatti, non rinunciare alle aspettative istintive
e razionali di
una vita che promette
e permette di vedere concretamente il Padre celeste in Cui si crede,
per goderne a pieno le tenerezze. E' sufficiente contare, senza
indugio, sulla Sua Misericordia e invocare il Suo perdono. E'
sufficiente confidare nell'Amore senza fine di Maria Misericordiosa
e del Sacro Cuore di Gesù. E' sufficiente constatare
che non esiste il mondo dei morti, perché lì dove
giacciono i segni dello scorrere del tempo non abita lo spirito che
ne è esente. E' sufficiente desiderare di vivere fuori
della memoria nel proprio presente con Dio.
Cara mamma, sappi che io vivo e sono vivo
solo perché sono
in cielo nel Cielo della vita, e non perché
sopravvivo nella memoria, magari nella paura che prima o poi qualche
smemorato mi faccia scomparire nel dimenticatoio. Io vivo per
l'Amore di Dio che, come allora anche ora, risplende in me e da
me si irradia, e per tutto l'amore umano che ho ricevuto prima,
e che oggi mi arriva più
tenero e vigoroso.
Questo è il modo più sublime
ed appagante di vivere.
Inondati da una incontenibile ed inesauribile gioia di sentirsi
cuore di Dio e cuore dell'umanità, con lo spirito che
non conosce più i confini della materia, ma ancora si intenerisce
per le carezze ed i teneri baci che gli testimoniano l'indistruttibile
amore di chi lo ama.
Tu sai cosa voglio dire, cara mamma. Tu sai sentire le mie carezze
come io sento le tue. Non è così? Dillo a
tutte quelle mamme che si disperano, perché
non sanno riconoscere le coccole che fanno loro i figli saliti
in cielo. Dì loro di pregare per la felicità dei
propri ragazzi e per non rimanere insensibili alle loro carezze.
Così
da sentirli vivi e sentirsi vive in attesa di riabbracciarli, per
non separarsene mai più. Proprio come accadde a Maria
con il figlio Gesù.
Con tutto il mio e il nostro amore.
16
MAGGIO 2001
. . . La
volontà
del Signore ha stabilito che, dopo essere stato per voi messaggero
di serenità e testimone di verità, io lo diventi anche
per tutta quella umanità sofferente e disperata che
ha bisogno del conforto di Dio, attraverso il conforto che io stesso vi porto
e che voi non dovete custodire gelosamente per voi, ma avete il dovere
di girare a quanti non possono né vogliono rinunciare all'Amore
del Padre Celeste. . .
19
MAGGIO 2001
LA VITA TUTT'UNO
Ricorderai
di averne già fatto esperienza
Mio caro vecchio papi e scriba fedele. Tanti
si chiedono, tu compreso, quanto durerà ancora questa
nostra avventura epistolare che, secondo i cosiddetti addetti
al lavoro ed analisti del fenomeno, si sarebbe dovuto esaurire
già da un bel pezzo. Allora, io chiedo a voi, che
importa se finisce o no? Ammesso che cessi per sempre questa bella
storia, altre ne verranno di belle, e magari di più
toccanti, se il Signore continuerà a voler trascrivere
la Sua Parola nei secoli, come fa dai tempi di Mosè.
Già mamma banana trema
all'idea che tutto ciò possa accadere. Cara mamma, hai tanto
di quel materiale da raccogliere e sul quale meditare e far meditare,
hai tanto di quell'arretrato di corrispondenza da smaltire, hai
tanto di quell'amore dentro di te da investire, che poco importerebbe
se la penna si esaurisse. Ma non si esaurirebbe la vena
del nostro amore di cui i nostri cuori sono stracolmi,
e non verrebbe a mancare l'indissolubilità del nostro
Spirito, unico in Dio ed unico nel nostro vincolo carnale.
Cara mamma, tu non sai,
come io so, cosa significhi e quanto sia sublime condividere
la vita con le anime in cielo, ma un giorno farai questa esperienza
esaltate e ti ricorderai come l'avessi già percorsa quando
condividesti la vita, prima con tua madre e poi con tuo figlio, quando
eravamo ed eri un tutt'uno.
Non è cambiato nulla
da allora, cara mamma, proprio nulla. Tu mi sentivi ma
non mi conoscevi, io ti sentivo e già conoscevo i tuoi
pensieri, le tue gioie, le tue paure, le tue emozioni. Proprio
come in questo istante in cui mi leggi e paventi che possa
essere l'ultima volta.
Ma nell'amore tra madri
e figli nulla finisce mai se non finisce l'amore, perché
è l'amore che continua a scrivere nell'eternità le
più
belle storie d'Amore. E la storia della terra è piena
di questi esempi di vita condivisa nell'Amore, e tutte sono
vere, belle
e divine come quella condivisa da Maria e Gesù tra loro
e con l'umanità.
Non tutte queste storie
devono essere necessariamente dolorose, cara mamma, e anche
quelle che non lo sono rimangono scritte con inchiostro indelebile
nel cuore dell'umanità e nel Cuore di Dio. Tu sta' serena,
e con la tua serenità sii di esempio a tutte quelle mamme
che soffrono perché
non sanno che si scrive molto meglio con la fede nell'Amore
di Dio che con la penna. Io nel frattempo continuo ad avvalermi
dell'opera dello scriba fedele, fino a quando Iddio lo vorrà.
Così stando le cose vi stampo un bacione grande grande su
questo foglio e vi abbraccio forte, forte, forte, forte forte.
Ciao, 
20
MAGGIO 2001
L'AMORE E' LUCE
CHE SQUARCIA IL BUIO
Per
manifestare la sua forza di essere vita e vitalità
Caro papi, chissà quante volte
ti sarà capitato di pensare ad occhi chiusi o nel buio
della notte alla persona amata e vedere il buio squarciato dalla
luce. E' la luce dell'amore che illumina il buio sgorgando
dal profondo del cuore, dal profondo dell'anima, che lo genera
e lo rende visibile ed emozionante nella sua forza luminosa.
La luce che squarcia il buio non è, caro papi, una sensazione
o un'allucinazione. E' bensì la realtà, o meglio
il rendersi sensorialmente reale di una energia interiore e spirituale,
che non ce la fa più
a starsene relegata nell'intimo, ed emana la sua luce per rendersi
visibile e manifestare la forza e l'intensità del suo
essere vita e vitalità.
Questo è dunque l'Amore. L'energia
che genera è possente, coinvolgente, travolgente, ma la
luce che emana non abbaglia, non ferisce, ma rassicura scacciando
la paura e l'incognita del buio. Ora, tu prova ad immaginare
questa luce del tuo cuore moltiplicata per l'immensità e
per l'eternità
dell'Amore di Dio e di tutte le creature celesti, che con
Lui condividono la gioia di amare e di essere amati.
Quale
e quanta luce! E' inesauribilmente amore, che Illumina soave
e rasserenante la Città di Dio.
Allora, caro papi, tu capisci che è la
stessa luce
che ti porti dentro e che ti permette di vedere tutto ciò
che sembra invisibile. Se ci pensi meglio, magari chiudendo
gli occhi, ti rendi conto che ti sto parlando della vita spirituale
che io vivo gioiosamente, dove nulla è invisibile e che tutto
ciò che lo sembra lo è solo perché è
immerso nell'invisibilità della mente umana.
L'invisibile è dunque una fitta nebbia
che impedisce di vedere ciò che ti sta intorno a pochi
passi. I tuoi occhi vedono benissimo, tanto è vero che percepiscono
perfettamente l'esistenza della coltre nebbiosa. Tu sai che c'è
qualcuno lì accanto ed aspetti un raggio di sole che dapprima
crei una breccia e poi dissolva del tutto l'invisibile. E,
come per incanto, ti si presenta lo spettacolo meraviglioso
di una vita che palpita e che è reale in ogni suo personaggio,
in ogni sua creatura, in ogni sua vicenda.
Quante volte abbiamo parlato, caro papi,
degli occhiali della fede. Ebbene, gli occhiali della fede
servono a
perforare il buio e la nebbia dell'invisibile, ad
andare oltre.
La preghiera è invece
il trasmettere la voce dell'anima nella direzione di chi è nascosto
dall'invisibile, in attesa che l'Amore di Dio, sotto forma
di Luce possente, lo dissolva per sempre, per l'eternità.
Mi piace essere raggio di Luce che vi aiuta ad
indirizzare le vostre preghiere oltre l'ostacolo, ed a dissolvere,
con l'energia dell'amore e con l'ausilio della fede, l'invisibile
che ci divide ancora per poco.
Ciao papi, ciao mamma. Il Signore ci benedica tutti. raggio
di luce.
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giugno  duemilauno |
2
GIUGNO 2001
CHE EMOZIONE GRANDISSIMA!
Non
ho più
provato quell'emozione sino a quando ho rivisto Dio
Caro papi, ti ricordi di quella volta che io ero
piccolo piccolo e tu e mamma partiste per un congresso, e quando
vi vidi tornare a casa io, dopo un interminabile attimo di sbalordimento,
me la feci addosso per l'emozione?
Che emozione grandissima!
Nel mio cuore si era intrufolato il timore che mi avevate lasciato
per sempre, ed invece eravamo di nuovo tutti e tre insieme,
e allora capivo per la prima volta come è doloroso sentirsi
o credersi abbandonati, e come è bello scoprire che ci si
era sbagliati.
Sono sicuro che quando ci ritroveremo quassù nessuno di
noi proverà quella stessa emozione.
Di certo ci stringeremo in una gioia meravigliosa,
ma io credo che non me la farò addosso come allora, e non solo perché
me ne mancherebbe la fisicità, ma perché so che
nessuno di noi si è praticamente separato dall'altro. Voi
per amore tenero e per fede sempre più convinta, io perché sono
effettivamente accanto a voi, mi verrebbe da dire in
carne ed ossa.
Non ho mai più provato quella stessa
emozione per tutto il resto della mia vita, sino al giorno nel
quale ho rivisto Dio.
Credevo che, partito per un lungo viaggio, non
sarebbe più
tornato da me, e rivederLo invece accanto a me, con lo
stesso sorriso che mi rivolgeva mentre mi accingevo ad affrontare
l'avventura della vita, mi provocava lo stesso turbamento di
allora. Mi rendevo conto, ora come allora, che non ero
stato mai abbandonato se non nell'apparenza di un evento più o
meno duraturo, perché non si era mai spento il Suo Amore per
me, così
come il vostro amore ed il mio.
Ho anche scoperto che, al contrario del
nostro amore, che è
mutevole nei Suoi confronti, l'Amore di Dio è immutabile ed
inesauribile e che ti ha dato la vita prima, durante e dopo la
morte, alla stessa stregua dell'amore che mi portate e chi mi
fa vivere nei vostri cuori.
Così come io ora vivo in
voi io vivo in Dio, e lo capirete quando Egli vi apparirà accanto. Mi
verrebbe da dire in Carne ed Ossa, come nella
persona del Figlio Suo Gesù.
E scoprirete, non senza emozione e sbalordimento, che ciò
che si considera come un sentimento astratto ed ideale è invece
un'entità consistente, pur nella Sua immensità ed
eternità, e si impersona nello sguardo teneramente umano
del Sacro volto di Gesù, e nella materne carezze di Maria
Misericordiosa.
Che emozione, caro papi, che emozione cara mamma! Nessuno
di Essi ci ha mai abbandonato! Gesù è
addirittura venuto a cercarci, perché noi avevamo abbandonato
il Padre.
E non ho pudore di credere e sostenere che anche Iddio,
come un qualsiasi padre affettuoso, prova una calda emozione quando
vede tornare a Sé qualche figlio dato per disperso. E
chissà quante infinite volte avrà modo di gioire
d'emozione. Ma Lui sicuramente senza inconvenienti.
Vi voglio bene come allora.
16
GIUGNO 2001
LA COSCIENZA E' IL DIENNEA SPIRITUALE
Ho capito tutto sul cavalcavia della
morte.
Mio carissimo papone, ti ricordi di quando mi chiedevi se
mi ero fatto l'esame di coscienza, in caso di capriccio
o di qualche birbonata? In verità era mamma, allora non
ancora banana, che mi sollecitava a farlo. Ora ti devo confessare
che, non solo da piccolissimo, ma via via che crescevo mi sono sempre domandato chi fosse e dove abitasse
questo interlocutore che tiravate in ballo, e con il quale
mi consigliavate di confrontarmi.
Da bambino ero convinto che fosse il mio angelo custode che,
non visto, controllava tutte le mie birichinate, e a lui chiedevo
che intercedesse presso il buon Gesù, per farmi da Lui perdonare
di una cosa che in qualche modo vi aveva procurato un dispiacere.
Divenuto più grande, ho cominciato a pensare che
la coscienza fosse quel codice morale che il Signore aveva
consegnato all'uomo per regolarne i rapporti diretti con i
suoi simili e le creature e le cose del suo mondo e, in via indiretta,
i rapporti con il suo Padre celeste e le creature e le cose del
Suo mondo.
Divenuto più maturo, mi sono convinto
che la mia coscienza si identificasse nella certezza dell'Amore
immenso di Dio,
nella sete della Sua inequivocabile Giustizia, nella speranza
della Sua incommensurabile Misericordia. E allora, mi
domandavo, come è possibile confrontarmi con questi
requisiti divini dei quali sento l'urgenza, se nel mondo
in cui vivo non sembra ve ne siano le tracce? E, per quale
motivo mi dovrei sentire moralmente vincolato a verificare se
ogni mio pensiero, ogni mia azione siano adeguati a questi presupposti
dei quali non vi è certezza assoluta? E
se, invece, avessero ragione coloro che sostengono che l'unica
certezza è la nostra materialità e la
materialità
del mondo che abitiamo? E quindi l'unico codice etico da prendere
come coscienza è quello che l'uomo razionale si è dato
come regola di pacifica e rispettosa convivenza con i propri simili,
per condividere al meglio i vantaggi di un mondo, di una materia
a lui sottomessa? O piuttosto eravate voi, con i comportamenti
a volte censurabili, ma molto più spesso con gli esempi e
le azioni condivisibili, lo
specchio nel quale cercare l'immagine della mia coscienza?
Che gran confusione! Sino a quando, ai margini della vita terrena
e ai confini di quella celeste, incamminandomi sul cavalcavia della
morte, non ho capito tutto, caro papi.
La coscienza non è riconducibile
ad alcun codice morale affidato all'uomo o da lui partorito. E'
invece un codice genetico che racchiude nel diennea spirituale
l'origine della vita dell'uomo fatto ad immagine e somiglianza
di Dio,
quello stesso diennea per mezzo del quale si è replicato
nelle sembianze umane di Gesù e nella Sua vita da prendere
ad esempio, con la quale confrontarsi in ogni istante ed alla
quale ispirarsi. La coscienza della propria spiritualità non
tacitabile da alcuna forma di errore della materia. La coscienza
della propria discendenza da un Padre di cui essere orgogliosi
e da assecondare, per orgoglio di essere Suoi figli. Coscientemente,
senza il minimo dubbio. Capito?
Ciao incoscienti. Dal vostro
21
GIUGNO 2001
COMPLEANNO FUORI DEL TEMPO
Coloro che credono senza vedere
sono beati e danno beatitudine
La tua stanchezza è l'unico motivo che mi trattiene dal farmi
vivo, caro papi, e vorrei che anche mamma una volta per tutte ne
fosse convinta. Altrimenti sarei incessantemente a tempestarvi di
messaggi, segnali, indizi ed ogni altro genere di comunicazioni.
Non me ne mancano certo i mezzi e le opportunità per farlo.Sempre
una volta per tutte, mi preme tranquillizzare tutti coloro
che temono, o ritengono o sostengono o pontificano, che
il mio colloquiare con voi mi tenga sospeso tra terra e cielo,
impedendomi così di godere a pieno della vicinanza di Dio
e provocandomi tormento e dolore.
Ebbene, mi piacerebbe tanto far vedere a costoro come sia insignificante
per lo spirito la distanza cielo-terra, e come siano essi stessi,
a causa della loro limitante materialità, ad allungare lo spazio
inesistente che li tiene lontani da Dio. Allontana molto
di più la presunzione di quanto faccia
realmente un metro.
Noi siamo infatti intorno a voi proprio come
al Signore e, come non vedete o non volete vedere Lui, sino a
che non ci accogliete nei vostri cuori non vedete né
potete vedere noi, che siamo più addolorati di certe
cecità precostituite, piuttosto che per quelle
connaturate all'essere umano. E ci riempie di gioia essere vicini
a tutti coloro che hanno creduto senza vedere. Costoro sono
beati e danno beatitudine.
Miei dolci genitori che continuate teneramente
a festeggiare il mio compleanno, nonostante
io viva fuori del tempo non
mi è impossibile esservi accanto, in apparente contrasto
con la vostra temporaneità. Anche questa è prerogativa
dello spirito eterno, che annulla spazi e tempi quando si
identifica e si rinnova nell'amore.
Ecco dunque l'elemento che permette e rende inesauribile la nostra
presenza nell'apparenza del tempo e dello spazio. E' l'Amore.
Non vi è alcuna differenza tra il sentimento di un amore
puro, che si genera nel cuore di un essere umano, rispetto
all'amore
universale ed incommensurabile di Dio, perché sono fatti
della stessa pasta e dello stesso lievito.
Dunque grazie degli auguri. Che il Signore vi benedica e
vi faccia trascorrere una notte serena, vegliando accanto a voi nei
vostri cuori e ispirando i vostri sogni e i vostri pensieri.
Buona
notte.
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