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2001
8 settembre
MANIFESTO DELLA VITA
DELLO SPIRITO
Gioiosamente il cielo
pullula di vita multiforme per volontà
e nel segno dell'Amore di Dio
Mio caro, vecchio
scriba. A quanti ti chiedono di farmi fare da tramite tra
loro ed i loro cari assunti in cielo, vorrei che tu, oltre
a non negare mai la tua disponibilità, dicessi
che quassù ognuno di noi svolge un compito ben preciso,
e che questo non rientra, almeno per ora, tra quelli che
mi sono stati assegnati.
A meno che lo spirito, della cui vita
in cielo desiderano avere conferma, non sia accanto a
me e magari non sia impegnato, con
me o come me, allo stesso lavoro.
Oppure che, non essendo egli stesso in
grado di rendersi manifesto in qualche modo a quanti vorrebbero
ancora averlo vicino, non mi chieda un passaggio per
rasserenare, confortare e rassicurare i propri cari.
Oppure che non sia il Signore in prima
Persona ad impiegare questa via per dire a parenti
ed amici che lo spirito di colui che amano è comunque
accanto a Sé, indipendentemente dalle mie corrispondenze
che sono tutt'al più risultate utili per riaprire
i loro cuori alla speranza e alla preghiera.
Vorrei inoltre ribadire alcuni concetti,
o meglio alcune verità importanti.
La prima è che, per
quanto noi possiamo fare per annullare la minima distanza che
divide il nostro spirito da quello di coloro che non si sanno
rassegnare al distacco, e la massima distanza che
separa la natura umana di colui che soffre in terra da colui
che gioisce in spirito puro, non possiamo nulla se chi
ci reclama vivi lo fa aggrappandosi alla nostra passata carnalità,
e senza rinunciare minimamente alla propria, abbozzando un
pur minimo slancio spirituale. Non è infatti pensabile
di frenare l'inarrestabile ascensione dello spirito, zavorrandolo
con il proprio attaccamento a cose e ricordi della sua vita
terrena, così come non
è possibile pensare o sperare di mantenere il contatto senza
dimenticarsi, almeno per un po', della personale materialità.
Qualsiasi
speranza viene poi vanificata quando tale contatto lo si cerca senza
fare ricorso alla Misericordia di Dio, il Cui Amore è il
lievito essenziale a cementare e far crescere qualsiasi legame d'amore
apparentemente spezzato.
L'altra verità è che queste
richieste devono essere rivolte in prima istanza a Dio, al
Figlio Suo ed a Maria Misericordiosa, attraverso lo strumento
diretto e garantito della preghiera, la sola in grado
di esprimere agli abitanti del Cielo la pienezza della propria
fede, e di assicurare una risposta adeguata dal Cielo.
Un'altra verità è che,
per quanto tu sia il mio caro papi, come scriba tu non sei
il mio scriba personale. Perciò chiunque dal cielo,
sempre in via gerarchica, può, se lo ritiene opportuno,
fare di te il proprio scriba senza provocare la mia gelosia.
Può perciò capitare che qualcun altro, in
qualsiasi altra parte della terra, venga raggiunto dalla
mia energia, o meglio dall'energia che fa vivere gli spiriti
in cielo e in terra e che essi stessi sono in grado di emanare.
Pertanto, caro papi, non arricciare il naso se qualcuno ti confesserà
un giorno che ne riceve i segni. Sii sospettoso soltanto
se tutto ciò avviene al di fuori del divino insegnamento,
e in chiave di promesse o di garanzie di un benessere terreno tutto
rivolto alla salute del corpo, alla soluzione delle problematiche
esistenziali, alla soddisfazione delle esigenze quotidiane.
Torno
a ripeterti che noi siamo figli di Dio e Sue emanazioni. In
tal senso, noi operiamo gioiosamente per Sua volontà
e nel segno inconfondibile del Suo Amore. E lo facciamo
secondo la nostra primitiva vocazione, la nostra versatilità,
le nostre capacità.
I
contemplativi, i mistici, operano perché solitudine,
silenzio e preghiera siano la combinazione che apre il cuore all'ingresso
dell'Amore universale, e non già distacco dalla realtà
della vita terrena che, anzi, non può rinunciare alla loro
esperienza d'amore.
Gli estroversi,
i frenetici, gli iperdinamici come me, vanno scorrazzando su
e giù come messaggeri di speranza,
di fiducia, di gioia.
Gli artisti,
arricchiti dell'armonia che governa il regno dello spirito, sono
impegnati ad educare gli animi all'amore del bello estetico e
spirituale, senza il quale nessun essere umano potrebbe ritrovare
nella natura in cui è
immerso, e nel simile che gli vive accanto, il segno e l'immagine
di Dio, e la perfezione armonica del Suo Progetto.
I temperamenti razionali,
ai quali la vita spirituale ha svelato e svela ogni verità del creato
e del suo Creatore, si adoperano nel compito di adeguare la ragione
umana ai misteri della fede, per costituire con essa un sodalizio
vincente per la conquista dell'eternità.
Ti potrei portare tanti altri esempi, caro papi, enumerando
tutte le categorie degli operatori celesti e magnificandone le
specializzazioni e le competenze. Questo ti dovrebbe far capire
che il cielo non
è costituito da un magma spirituale uniforme, ma pullula di
vita multiforme e dinamicamente ispirata alle divine ed eccitanti
regole dell'Armonia e dell'Amore, in cui ogni spirito si contraddistingue
per il proprio inalienabile temperamento, la propria insopprimibile
personalità, doti umane che gli hanno dato il diritto
di esercitare il proprio libero arbitrio nella scelta tra
il bene e il male. Sicché, il tempo in cui il Signore riconsegnerà
ad ognuno di noi, ad ognuno di voi, la carnalità
di un tempo, ma definitivamente mondata dal peccato e non più
contaminabile dal male, potremo riappropriarci del bene assoluto
nel suo splendore spirituale e nella purezza materiale.
Ecco dunque il mio incarico,
la mia specializzazione. 
Tradurre
in termini ed emozioni umane le esperienze di un mondo spirituale,
al modello del quale, pur se in evidente contrasto, il mondo
fatto di vicende umane finirà
con l'adeguarsi.
Già vedo qualcuno arricciare il naso per la logicità
troppo umana di questi ragionamenti. Ma come si potrebbe rendere
umanamente comprensibile il divino senza fare ricorso alle categorie
mentali dell'uomo, quelle stesse categorie che dovrebbero aiutarlo
a ritrovare le proprie radici, i propri cromosomi divini? Da
che mondo è mondo, miracoli a parte, Dio usa la parola
umana e le categorie mentali per comunicare con i Suoi figli terreni, per
ammonirli, consigliarli, esortarli, istruirli con regole e comandamenti.
Dove la Parola Sua non è stata ascoltata, Si è
dato un Corpo incontaminato dal peccato, ma violato dalle ferite
mortali dell'uomo nelle quali l'incredulo Tommaso avrebbe esplorato
la Sua divinità. Per quale motivo il Signore dovrebbe
proprio ora cambiare sistema?
Proprio ora che il male si serve proprio dello strumento mediatico
per colpire le sue vittime? Il Padreterno ha il Sacrosanto
diritto di arrivare dove Gli pare, a chi Gli pare e come Gli pare.
E con chi Gli pare. E così sia.
Ciao a tutti. Un bacione, miei esausti. Emilio
specializzato servitore di Dio.
2001  15 settembre
PREGATE IL SIGNORE CON TUTTO
IL CUORE
Fate giungere forte in cielo
la voce che chiede perdono 
Pregate il Signore di prendere a cuore
i destini del mondo, e supplicate Maria Misericordiosa di
intenerire i cuori più duri e di proteggere i figli
Suoi sprovveduti dalle lusinghe di satana.
Pregate tutti e fate giungere forte qui
in cielo la voce che chiede perdono per i peccati dell'umanità,
e protezione dal peccato di non amare la propria umanità.
Pregate intensamente, con tutto il cuore,
che il Signore illumini la mente e le faccia riscoprire la
gioia dell'amore.
Pregate in nome dello stesso Suo Amore
incarnato.
Pregate, pregate, non cessate di pregare.
Un bacione dal vostro figlio amoroso. Ciao
Emilio
Vecchio scriba, sono molto impegnato e le
mie letterine, le mie corrispondenze potrebbero diradarsi
un po'. Prega la mia dolce mamma di lasciare per qualche tempo
il disegno, e di impegnare tutta se stessa all'opera di consolazione
e nella preghiera. Ciao. Pregate.
2001  16 settembre
FORZA PROROMPENTE PER SCONFIGGERE
IL MALE
Pregate con sincerità,
convinzione e tenerezza

Mio caro vecchio papi, vorrei raccomandarti
la preghiera come vera, efficace e fondamentale arma contro
il male.
Pregare vuol dire chiedere aiuto, sostegno,
perdono e misericordia, ma significa soprattutto confrontarsi
con il proprio prossimo e con la propria coscienza, per aprire
il cuore all'amore di Dio salvifico nel sacrificio di Cristo,
e materno e rassicurante nella benevola e compiacente
complicità della Madre del cielo e della terra.
Che è anche Regina della Pace.
Dall'alto del Suo trono, Maria Misericordiosa
ci esorta ad unirci solidali nella preghiera per costruire
un solo corpo, un solo cuore, un solo spirito, che non abbiano
il minimo tentennamento di fronte alla malvagità del
peccato e sotto i colpi satanici delle creature del male che
cercano di separare, di dividere, di spezzare e vanificare
l'alleanza che Iddio ha stretto con l'uomo, e che l'uomo è
spesso incline a dimenticare così come dimentica il
prezzo sacrificale che essa ha richiesto a Maria.
Vi esorta dunque a pregare con tutta
la vostra sincerità, con tutta la vostra convinzione
e con tutta la vostra tenerezza. Esse rappresentano la
forza suadente del vostro confidare in Dio, e la forza
prorompente capace di sconfiggere il male e necessaria
per farlo.
Solo con questi intendimenti esse saranno
ascoltate, benedette ed esaudite, e più si leveranno
forti e consistenti, più solleciteranno l'urgenza del
perdono che decreta la remissione dei peccati del mondo. Ma
il mondo non cessi mai di rivolgere i propri pensieri al
cielo, dedicando a Dio ed alla Sua Madre le proprie emozioni,
le confidenze, le speranze, gli affetti. Sino a quando la
Regina della Pace non schiaccerà per sempre sotto il
Suo tallone la testa del serpentedrando. Quel giorno non è
lontano. Per questo siate instancabili ed inesauribili
nel pregare.
Forza e coraggio di essere figli
di Dio, e di godere della protezione di Maria Santissima.
Ciao Emilio
2001  22 settembre
NON AUGURATECI BUON RIPOSO
Mobilitati sotto la guida
della Nostra Regina di Salvezza 
In occasione del sesto compleanno di vita eterna.
Caro papi, vorrei che qualcuno mi spiegasse
in cosa consiste questo eterno riposo che ci viene augurato
ad ogni pié sospinto, scomodando addirittura il Signore
affinché ce ne conceda il più possibile. Forse
che si è sparsa la voce che il Signore - Iddio mi perdoni
- ci fa lavorare come negri? I negri mi perdonino anche loro.
Mi fa piacere averti fatto fare una bella
risata di cuore, perché non è tempo di inerti
e sterili piagnistei, ma è tempo di costruttive
e meditate prese di coscienza. Coscienza delle proprie
colpe, delle proprie manchevolezze, dei propri
cedimenti, del proprio disamore per le vicende del
cielo e della terra. Incoscienza della crudeltà,
dei delitti, della barbarie che gridano vendetta
al cospetto di Dio.
Ma Dio non conosce vendetta, se
non quella degli uomini che Gli sta rendendo il dolore sempre
più familiare ed offensivo.
L'ignavia dell'uomo di fronte all'arroganza
sempre più sfacciata del male ha raggiunto livelli
ormai intollerabili. L'assoluta indifferenza per i
più nobili valori della vita è divenuta un valore
di assoluta distinzione della specie umana. Sembra che
l'uomo abbia fatto la sua scelta definitiva, ed abbia
buttato alle ortiche il dono del libero arbitrio perché
non ha più alcun motivo di esercitarlo, cosicché
il male, quello con la m maiuscola, la fa da padrone senza
alcun ritegno.
E noi, in tutto questo, dovremmo starcene
a guardare buoni buoni, in un riposo compiacente? Manco per
sogno!
Noi auguriamo invece a belzebù l'eterno
riposo, perché la smetta per sempre di fare danni,
e preghiamo il Nostro Signore di metterlo in riga una volta
per tutte, mobilitando tutti gli eserciti del cielo sotto
la guida della Nostra Regina di Salvezza.
Perché voi sulla terra non provate
a seguire il nostro esempio, pregando il Nostro Padre di liberarvi
dal male persempre? E così sia.
Ciao. Emilio
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OTTOBRE 2001 |
2001
3 ottobre
COME ANDRA' A FINIRE
Regole per capire

Caro papi, mi piacerebbe raccontarti come va a finire,
ma come ti immagini che vada a finire? Che il male ha la meglio sul
bene? Ma quando la smetterete di credere che il male satana possa
prevalere sul bene Iddio? Contrariamente a quanti lo pensano e ne
sono convinti, e tra questi vi è pure qualcuno che non dovrebbe
avere dubbi in merito, il Signore ne sa sempre di più del diavolo,
e se può sembrare sulle prime che il bene sia sopraffatto
dal male è perché questo avviene esclusivamente
nei cuori di coloro che non sanno coniugare ragione con fede, amore
con misericordia, speranza con perdono.
Queste regole di grande umiltà sono essenziali
per capire che il Signore della nuova alleanza ha abbandonato
da tempo la spada, per farsi in Cristo padre e fratello di tutta l'umanità,
sotto una unica religione, quella dell'Amore.
A che servono dunque le crociate, se l'espressione
più amorevole e misericordiosa di Dio, ma allo stesso tempo
più provocatoria e più folgorante, si è lasciata
crocefiggere dal male? Bada però, caro papi, che
anche questa volta non ha vinto il genio del male, ha prevalso
la propensione contingente dell'uomo miope e presuntuoso a scegliere
il male piuttosto che il bene.
E, nonostante questo offrirsi totale di Dio all'uomo
nello Spirito e nel corpo, l'uomo persevera nelle scelte sbagliate
e si arroga il diritto di stabilire dov'è il bene e dov'è
il male, con chi sta il bene e con chi sta il male, chi rappresenta
il bene e chi il male, senza tener conto del fatto che mai al male
assoluto sarà riconosciuto dalla Regola il diritto di
giudicare il Bene assoluto cioè Dio, e viceversa sarà
Iddio ad avere già giudicato il male e a decretarne la fine
per sempre.
Quello che accadrà vi è già
stato detto, e dopo che sarà accaduto non sarà più
necessario di raccontarlo ad imperitura memoria. A chi potrebbe mai
più interessare? A nessuno, proprio a nessun povero diavolo.
Ciao. Bacioni e amore non quantificabile, ma sicuramente
immenso ed inesauribilEmilio
Sarà quel che Dio vorrà. Lui sa come va a
finire!
2001 20
ottobre
NON CONFRONTATEVI
CON IL MALE
Ritorno al meraviglioso giardino
di Dio
Ciao e bentornati. Ed ora che siamo tutti riuniti vorrei
raccontarvi una storiella.
C'era una volta un meraviglioso giardino, lussureggiante
per una quantità di piante e di alberi rigogliosi di fiori
di ogni colore e profumo, e di frutta di ogni genere e sapore, attraversato
e bagnato da ruscelli d'acqua trasparente come cristallo di rocca
e fresca come le labbra di una mamma. Tutto era animato da una miriade
incredibile di uccelli variopinti e dai loro canti melodiosi. Tutto
era perfetto per l'armonia che lo percorreva e lo regolava, e per
l'amore di cui lo aveva pervaso il suo Creatore sicché
ogni animale che lo abitava, dal più piccolo al più
maestoso, non conosceva né paura né violenza, né
ferocia né fame.
Il padrone era molto compiaciuto e orgoglioso di questo
angolo di paradiso che si era creato, profondendovi tutto il proprio
Spirito in bellezza, armonia ed amore, ma, una volta completato
questo suo capolavoro, si rese conto che non vi aveva espressa
tutta la sua amorevole energia e volle manifestarla creando l'uomo,
quella creatura nella quale più di tutte si identificava in
umane sembianze ed in potenzialità spirituale, per condividere
con lui le gioie del creato.
Per quanto fosse puro e divino il soffio con il quale
Egli aveva vivificato la materia, tuttavia raccomandò alla
sua creazione preferita di evitare in ogni modo di confrontarsi con
il male, il quale, preesistendo già prima di quando l'uomo
era stato creato, ne sapeva certamente una più del diavolo.
Tutti sanno come sia andata a finire questa storia,
che peraltro ancora non è finita. La disobbedienza costò
all'uomo una punizione esemplare. Ingabbiato nelle maglie dei condizionamenti
del tempo, dello spazio e dei sensi fallati, tutte realtà di
un irreale con il quale non aveva dimestichezza, l'uomo fu praticamente
condannato a confrontarsi nel quotidiano con il male per scegliere
il bene che garantisce il perdono, perdendo però,
sino al termine del percorso purificatore, il diritto e la gioia
di godere della presenza visibile di Dio e del paradiso che gli
era stato da Lui riservato.
Non essere più in grado di vedere Dio e di apprezzarNe
l'amore incondizionato, significa ahimè non riconoscerLo neppure
nei propri simili. Questo è in definitiva il dramma esistenziale
dell'umanità, e da esso derivano le immani sciagure che
l'affliggono.
Fortunatamente Dio ha concesso all'uomo un'ancora
di salvezza assai efficace. La Fede. Che gli permette di
sentirsi Dio vicino presente anche senza poterLo vedere, e che gli
promette di tornare tra le Sue braccia e nel Suo giardino meraviglioso,
liberandosi dall'incubo della materia con la morte della materia.
E, se si è optato per il bene, il ritorno al Bene ed alle
sue inenarrabili bellezze è una semplice formalità.
Come la vita sulla terra. Fino a quando la terra continuerà
a proporre le sue stagioni, l'uomo continuerà a ripercorrere
il proprio destino nell'illusione di una vita, e tutto questo si
riproporrà finché Gesù non tornerà di
nuovo per giudicare i vivi e i morti.
Ma, cosa succederà se sarà l'uomo a
decretare la fine del pianeta sul quale è relegato a ravvedersi
dal proprio peccato di superbia? Lo sa solo Iddio, e speriamo che
non lo permetta mai. Ma voi, miei cari, non abbiate comunque
paura. La fede, anche se vacillante, rimuove ogni timore e promuove
e garantisce ogni felice ritorno.
Nell'attesa che ciò si avveri, vi bacio e vi
benedico con tutto l'amore che vi porto. Ciao,
Emilio.
2001
27 ottobre
INTELLIGENZA DELL'ALDILA'
La ragione alla ricerca
di un modello sperimentale

Ciao caro papi, ti devo confessare che provo molta
pena per tutti coloro, e non sono pochi, che sostengono che l'unica
vita possibile è quella delimitata tra la nascita e la morte.
Prima e dopo non c'è nulla, se non una sere di eventi possibili
che, mescolati casualmente e perciò fuori da qualsiasi disegno,
hanno originato quell'unico universo possibile in cui si racconta
la storia, più o meno breve, più o meno lunga, del ciclo
vitale di tutti gli esseri viventi. Ormai la casualità si è
talmente consolidata che tutto si riconduce, in una esasperata
monotonia, alla riproduzione, nascita, crescita, riproduzione, invecchiamento
e morte. In pratica, un codice dalla semplicità disarmante
e privo di qualsiasi fantasia gestirebbe l'effimero destino di tutti
gli esseri animati.
Animati da cosa? Da un'anima? Ma nemmeno a parlarne!
Animati da una sequenza fissa di reazioni chimiche, scandite nei tempi
e nei modi da un inesorabile orologio biologico. Perché
dunque all'esaurirsi di queste energie ve ne dovrebbero essere delle
altre dopo la morte, capaci magari di far risorgere ad una vita
tutta nuova o riportare ad un'altra vita tutta vecchia?
Sciocche ed inutili fantasie. Dopo la morte non c'è un fico
secco, punto e basta.
Vediamo dunque di analizzare da dove nascono siffatte
convinzioni che questi signori, purtroppo, non sempre tengono
per sé, ma pretendono di imporre come l'unica verità
accettabile. E' ovvio che esse sono il frutto di elaborati mentali,
e pertanto di quell'intelligenza per la quale la specie raziocinante
dell'uomo accampa diritti di superiorità e di dominio su tutte
le altre specie esistenti. Una facoltà dunque che, finalizzata
a dichiarazioni così banali, dovrebbe considerarsi veramente
sprecata.
E se invece servisse per porsi domande un po' più
impegnative, come, ad esempio, chi ci ha fornito l'intelligenza?
Il caso? Oppure è un dono che attribuisce
superiorità perché proviene da un'altra superiorità,
e che dovrebbe far riflettere che, se esiste una scala di valori,
non è detto che l'intelligenza umana ne rappresenti l'apice.
E se ve ne fosse un'altra un po' più in alto
o magari immensamente più in alto?
Vabbè. Ammettiamo pure che sia proprio così,
e che essa sia il codice della vita, il programmatore dell'ordine
universale e, perché no, anche della virtù umana di
avvalersi in modo speciale delle esperienze sensoriali elaborando
un mondo delle idee. Perché questo mondo, che dentro
l'uomo esiste pur se invisibile, dovrebbe accettarne un altro ugualmente
invisibile ma esistente prima della nascita, dopo la morte e durante
la vita?
Per di più, poiché la mente riconosce
come vere tutte quelle ipotesi che sono verificabili con modelli
sperimentali, come potrebbe accettare la realtà di una
vita diversa da quella che sperimenta ogni giorno e per ogni generazione,
come potrebbe ricostruire in laboratorio il modello di una vita
oltre la morte?
Allora è facile per la mente sostenere che è
la paura della morte e del nulla susseguente a sollecitare
un'alternativa di vita più persuasiva e gratificante, e l'inconscio,
se non addirittura la ragione, se la va a cercare fuori dalle proprie
esperienze sensoriali, nel cosiddetto mondo dello spirito.
Mi vien da ridere, caro papi, all'idea che un ragionamento
di tal fatta potrebbe seguirlo anche un cane o un gatto o un delfino,
magari all'insaputa proprio di quell'uomo che presume di sapere tutto
di tutto e di tutti. E che non sa o non vuol sapere che esiste
il modello sperimentale che conferma l'alternativa, non solamente
consolatoria ma spiritualmente necessaria, dell'aldilà.
E' Dio che si fa uomo nel figlio Gesù,
manifestando così la presenza del Suo Spirito Santo nella figura
storica del Redentore, e nella Resurrezione da morte del Suo
corpo il destino di chiunque affida la propria ragione all'ingegno
della fede.
Perché l'uomo si sarebbe dovuto inventare tutte
quelle storie divine ed umane raccolte nelle sacre scritture? Per
scacciare la paura della morte? O piuttosto per non dare morte alla
memoria di esperienze già vissute prima della vita e dopo la
morte?
La fede, miei cari, non è un bene di
rifugio al quale ricorrere solo nella necessità di confrontarsi
con la morte, ma è una ricchezza che va spesa in ogni
istante della vita per affermarne la sacralità, senza paura
di esaurirla. Infatti, più si spende più si rafforza
e diviene inesauribile, proprio al contrario di quello che avviene
per la vita terrena. Ecco perché la prospettiva di un suo
prolungamento spirituale nell'eternità risponde ad un'esigenza
di vita, e non è il frutto di una pia illusione.
Siamo d'accordo? Un abbraccio forte forte. Anche
questo è il frutto di una mia esigenza e non di una tua proiezione
mentale, caro papi. Ciao. Emilio
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NOVEMBRE 2001 |
2001
7 novembre
Nella verità e nella
giustizia di Dio, pervaso dalla Sua sapienza
Papi mio caro, questa mia letterina è
dedicata a tutti quei padri, quei papà, quei
papozzi, quei papuzzi, quei papi del mondo che si sono
visti sopravanzare dai propri figli anche nella corsa
per l'appuntamento con il nostro Padre supremo e con
la vita delle Sue verità eterne.
Quante volte ti ho sentito dire, caro
papi, tra un singhiozzo di dolore ed un impeto di rabbia disperata,
che tutto questo non è giusto, non è fisiologico,
non è nemmeno divino: è innaturale, è
inconcepibile, è immorale.
Ti aspetteresti che ora ti confessassi che
anch'io, il mio cuore, la mia anima, fossimo pervasi dal dolore
dell'abbandono del corpo, degli affetti e degli amori. Invece,
mano a mano che mi staccavo dalla carne e in un turbinio
indescrivibile di tensione amorosa venivo attratto
a velocità pazzesca dall'immateriale, ma godibile
in tutti i sensi, sfera di Dio, mi diluivo, mi concentravo,
mi mescevo in un'incontenibile tenerezza d'Amore, equamente
divisa per tutti voi che lasciavo senza perdervi, e per tutti
coloro che andavo a ritrovare per non essermi perduto.
Sicchè, alla chiamata di Dio,
non perentoria nè autoritaria, ma dolce ed autorevole
come il richiamo di un papà al quale si porta il rispetto
dell'amore e l'amore del rispetto, non ho saputo né
voluto dire: aspettami, Signore, perché prima devo
seppellire il mio papi, perché così sarebbe
più giusto, più fisiologico, più naturale,
più concepibile, più morale. Dal momento
che, nello stesso istante in cui mi si aprivano le porte della
verità e della giustizia di Dio, venivo pervaso da
tutta la sua sapienza.
So quanto sia difficile per te, caro
papi, per te adorata mamma, e per voi tutti cari mamma e papà
che ci piangete pur sapendoci in cielo, entrare nello spirito
di questa esperienza di verità che mi è stato
dato di rivelarvi. Ma ciò che vi è impossibile
ora per emozionalità carnale, sarà credibilmente
semplice quando vi giungerà il tenero appello paterno
del Signore. E allora nulla potrà giustificare un rinvio,
né la necessità di provvedere alla cura dei
campi, né l'obbligo di seppellire i propri defunti.
Scoprirete che l'Amore e la sapienza di
Dio, che oggi ci accomunano più di ieri, sono richiami
irresistibili per lo spirito, e rappresentano l'unica spiegazione
plausibile all'unico perché che è giusto porsi.
Il Signore vi ama tutti e vi benedice tutti.
Saprà ricompensavi con lo stesso, unico, irresistibile
Amore di cui ricolma coloro che Lo amano.
Ciao. Con tutto l'amore che vi porto.
Emilio
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DICEMBRE 2001 |
2001
1 dicembre
Esperienza e
memoria dei trascorsi spirituali
della divina nobiltà
Mio caro papi, vorrei che il tuo tempo si
fermasse un sol'attimo della mia eternità per farti
vedere l'essenza del vivere celeste, e per condurti per mano
sino alla fonte della sapienza. Ma entrambi sappiamo quanto
tutto ciò non sia possibile sino a quando la materia
che ti porti appresso non esaurirà la sua frenesia
vitale, lasciando che lo spirito vada ad affrontare l'ennesimo
e definitivo esame della tua vita, cioè il giudizio
paterno e comprensivo del Padre Misericordioso di tutti noi.
Sino ad allora per te, ad ora per me, dovremo
ringraziare il Signore di concederci di rinnovare, attimo
dopo attimo, letterina dopo letterina, questa nostra complice
intesa che non ci fa sentire mai più la pena fisica
del distacco e ci rende invece partecipi di una gioia,
fuori dei valori terreni che le vengono attribuiti e del godimento
che è capace di determinare. Nello stesso istante
in cui la fede smette di essere l'unico strumento possibile
per concepire la realtà del mondo dello spirito, e
diventa essa stessa esperienza quotidiana degli interminabili
giorni dell'eternità.
Questa straordinaria avventura sarebbe impensabile
ed irrealizzabile, ma la vita che la fede ci lascia presagire
è già potenzialmente dentro di noi quando
percorriamo la nostra esperienza umana, per divenire dono
irrinunciabile nel momento in cui ritroviamo la memoria di
trascorsi spirituali della divina nobiltà.
Caro papi, la nobiltà d'animo di
cui ti sto parlando è l'Amore eterno, quell'amore
che non solo non conosce l'usura del tempo né la monotonia
della consuetudine, ma si rinnova, si rafforza, diviene incontenibile,
perché nasce direttamente dal Signore Dio nostro
e ci pervade della Persona Trinitaria dello Spirito Santo,
quell'alito divino che nobilitò la materia e che
le ritirò le credenziali di eternità quando
essa condizionò lo spirito dell'uomo a compiere il
primo errore del creato, dal momento in cui il volere
di Dio l'aveva restituito alla Luce.
La benevolenza del nostro Padre Celeste è
tuttavia immutata ed immutabile verso la Sua creatura più
prestigiosa, e per questo motivo Iddio esige che l'uomo
ritrovi la sua nobiltà divina e la sua capacità
ancestrale di amare, attraversando il territorio sul quale
si confrontano e si combattono il Bene e il Male, e le
loro rispettive incarnazioni, per ritrovare in questa esperienza
il coraggio di operare, ora come allora, la scelta
più responsabile e più opportuna.
La scelta del bene lo ricondurrà
di colpo alla sua originaria realtà, azzerando
tutta l'esperienza umana senza lasciarne traccia. La scelta
del male lo condannerà alla morte eterna, alla
quale non sarà sottratto neppure nel giorno in cui
Iddio resusciterà i vivi e i morti.
Il bene che Dio condivide con noi sia dunque
condiviso da noi del cielo e della terra con tutti noi del
cielo e della terra, nelle forme di carità
amorosa, di preghiera operosa, di fratellanza
conciliante, di speranza fruttuosa, di fede
illuminante.
Diamo anche noi il nostro piccolo contributo,
caro papi, consegnando questa nostra bellissima esperienza,
e soprattutto la serenità che essa ha ormai consegnato
al cuore tuo e a quello di mamma, a quanti disperano di conoscere
la serenità, o di ritrovarne almeno in parte lungo
il percorso del cammino della speranza.
Confidare serenamente in Dio vuol dire
mettere una bella ipoteca sul proprio futuro eterno, per ritrovare
lo Stesso Signore del presente e del passato immutabile nell'amore
e nella paterna generosità.
Così deve essere e così sia,
con gli auguri di
Emilio
vostro.
2001
8 dicembre
L'ETA' GIOVANE DELLA VITA ETERNA
Dio a immagine e somiglianza
dell'uomo come lo aveva progettato
Miei cari, miei dolcissi, miei eternamente
amati. Miei mai lasciati né dimenticati genitori, la
mia gioia e la mia vita si alimentano del luminoso ed inesauribile
amore che Iddio mi elargisce, dell'amore paterno e generoso
con i quale Egli vi protegge, dell'amore sincero e filiale
che voi Gli dedicate, e di tutto l'amore che i vostri cuori
teneramente ed appassionatamente nutrono per me con la
stessa intensa dolcezza che mi avete sempre manifestato sin
dai primi attimi di vita.
Ora che la vita dello spirito mi ha aperto
il cuore ai suoi cosiddetti segreti e non esistono più
orizzonti per la mia conoscenza, vi voglio confessare e confermare
che non vi è alcuna differenza tra l'amore di cui
mi ricoprivate allora e l'amore che mi manifestate ora. Sento
le stesse carezze e gli stessi baci, ne avverto la stessa
tenerezza e la stessa purezza e so che essi vi riempiono il
cuore così come vi accadrebbe se ad essi si accompagnasse
la sensazione di baciarmi e carezzarmi fisicamente.
Avete dovuto compiere un po' di strada
per imparare ad amare al di là dei sensi e della materialità,
e fuori della memoria, dei ricordi. Ora è più
facile sentire con tutti i sensi il calore della nostra
presenza, della nostra vita, ed è più facile
lasciarsi convincere della concretezza di ciò a cui
si crede e a cui si tende con fede.
La Parola di Dio non è astratta
così come non lo é il Suo mondo, al centro del
quale non ha posto Se stesso ma la creatura a Lui più
simile. Già basterebbe questa verità a dimostrare
quanto sia reale il mondo dello spirito. Solo il Creatore
può rinunciare senza alcun turbamento alla Sua onnipotenza
e metterla al servizio dei suoi figli, inondandoli d'amore,
di sapienza, di misericordia e di perdono. Nessuna mente umana,
pur se graziata nella fonte battesimale, saprebbe organizzare
nell'età della ragione un mondo in cui non fosse il
padrone assoluto. Se ciò non avviene è perché
proprio attraverso la grazia si fa in lui strada l'ispirazione
divina di un Padre buono e caritatevole che ti ridà
la vita se ti Gliela chiedi perché ne sei convinto,
e Lui te la ridà perché è fonte di vita
in ogni istante, ed è carità infinita.
Ma Iddio, miei cari, non è solo
amore nella gioia, nel perdono e nella misericordia. Dio
non è soltanto l'astratto rappresentabile con concetti
astratti. E non è neppure rappresentabile nella
figura un po' barbosa di un vecchio con la barba lunga
e bianca e dallo sguardo da burbero benefico. Né
il Suo mondo è fatto di sola monotona pietà
in cambio di sofferenze e tribolazioni.
A costo di sconfessare quanti sostengono
che il mondo dello spirito è privo di emozioni,
di incertezze, di curiosità e tutto vi è dato
per scontato e prevedibile. A costo di scandalizzare e irritare
quanti si definiscono custodi ed interpreti di dottrine teologiche,
io vi assicuro che nulla è più concreto e
divertente di Dio. Concreto e divertente nell'amicizia,
concreto e disarmante nella semplicità, Dio é
divertente, Dio è allegro, Dio è
spensierato, Dio è gioia di vivere, Dio
è fedeltà e condivisione, Dio
è generosità, Dio è confidenza,
Dio è complicità, Dio è umiltà,
Dio è partecipazione, Dio è speranza,
Dio è esuberanza, Dio è equilibrio,
Dio è perseveranza, Dio è servizio.
Insomma, Dio è il meglio dell¹uomo elevato a divino,
così come Gesù è il meglio di quanto
il Signore abbia saputo incarnare nell'uomo.
E Gesù non ebbe nulla di astratto,
né ne avrà dopo essere salito in cielo con
tutto il Suo corpo glorioso nel quale Dio stesso si è
calato per farsi ad immagine e somiglianza dell'uomo che
aveva progettato e realizzato prima che i secoli cominciassero
a misurare il trascorrere del tempo.
Miei cari mamma e papà, voi
capite perché io mi trovo a mio agio quassù
in Cielo, dove tutto è giovane e congeniale
al mio temperamento, e capite pure la concretezza dell'esperienza
di vita che vivrò in eterno, ed alla quale voi
stessi non potrete sottrarvi, con tutta quell'umanità
che aspira a viverla come un'avventura allegra ed inebriante.
La vita eterna che il Padre Supremo ha
fissato nella Propria esperienza umana all'età della
giovinezza più allegra e più consapevole. E'
questa l'età più festosa e spensierata che si
vive in Cielo per sempre.
Ciao, dal vostro allegro e spensierato,
consapevole e concreto figlio in cielo. Emilio
2001
14 dicembre
DIO SI FECE UOMO, E RESUSCITO'
DA MORTE
La bellezza gloriosa del
Suo corpo riconsegna all'uomo la dignità corporea
nella vita eterna
Mio caro papi, quando il Signore diede
mano alla creazione dell'uomo che aveva concepito a
Sua immagine e somiglianza, non a caso alitò il
Suo Spirito vitale su un grumo di materia inerte. Altrimenti
avrebbe creato un Suo inutile ed impossibile doppione.
Invece infondeva lo Spirito della propria
sapienza e della propria bontà nell'argilla apparentemente
priva di vita, ma non per questo meno modellabile, perché
prendesse le sembianze che meglio e più fedelmente
ne testimoniavano bellezza ed intensità.
L'uomo divenne così il bene fatto
persona. Nel dare, nel ricevere, nel gioirne, nel farsene
fisicamente partecipe e dispensatore. Anche la donna
fu concepita con le stesse regole, secondo gli stessi
principi, a partire anch'essa dalla materia ma questa volta
già nobilitata dalla dimensione umana di quel
costato che non a caso custodisce e protegge il centro dei
sentimenti e delle emozioni.
Quella corporeità così
ideata ed attuata non poteva dunque non esprimere l'armonia
e la bellezza del pensiero del Suo Creatore, e per questo
risplendeva di spirito e non di materia. Quando l'uomo
e la donna ebbero peccato per la presunzione di volersi
confrontare con il male, allora i loro corpi persero l'impercettibile
materialità della propria materia, e divennero
così materia di pudore e di vergogna, perché
attraverso essi traspariva ormai evidente la contaminazione
del peccato. Al tempo stesso essi furono condannati ad
essere soggetti all'usura del tempo ed ai disagi dello spazio,
ed a trovare nella morte la rinascita della propria identità
spirituale e della propria aspirazione naturale ad una
spiritualità senza confini. La morte libera
dunque Adamo dalla vergogna di mostrare a Dio le proprie
nudità e gli infonde il coraggio di presentarsi
a Lui a viso aperto e con animo fiducioso, per sottoporsi
al Suo giudizio e al Suo perdono.
In un'altra occasione della storia dell'umanità
Dio volle dare un corpo al Suo Spirito. Questa volte
non dovette procedere ecs novo e, poiché l'uomo era
già stato creato e si moltiplicava sulla terra persistendo
nel peccato di generazione in generazione, Si incarnò
nel seno della Vergine Maria e Si fece uomo per riportare
in terra la parola redentrice dell'Amore.
Gesù, Iddio fatto uomo, una
volta esplicitata nel martirio della crocifissione l'enormità
del Suo Amore divino per l'umanità di cui si era
fatto simile, è ritornato in Cielo, resuscitato
da morte e senza rinunciare alla gloriosa bellezza del Suo
corpo. Con la promessa di riconferire dignità
corporea a tutte quelle anime che, libere dal peccato, ha
riconsegnato alla vita eterna.
Allora ogni spirito si riapproprierà della propria
dimensione umana che farà bella e gloriosa dell'amore
che l'ispira. Come tutto ciò accadrà è
stato già profetizzato e messo per iscritto, e
la potenza di Dio si manifesterà in tutta la Sua
fantasia creativa.
Qualcuno si domanda dove si andranno a mettere
tutte queste creature e se ci sarà posto per accoglierle
tutte. E' evidente che si! Il regno di Dio è infatti
fuori del tempo e dello spazio, e per questo è sconfinato.
Come il mio amore per te e per la mia mamma. Ciao. Emy
2001
23 dicembre
Il corpo dell'uomo divino
emana Amore. Gesù non ha voluto abbandonare in
terra il propio corpo.
Caro papi, vorrei parlarti un poco dell'Amore
di Dio fatto uomo, di quel Gesù nato per
il bene dell'uomo e come uomo vissuto dal primo evento
doloroso della nascita all'ultimo istante doloroso della
morte.
Pensa, papi, come ci si debba sentire sapendo
di essere il figlio di Dio. Ma Gesù sapeva altrettanto
bene di far parte di un progetto divino che gli aveva
affidato il compito doloroso ma sublime di Figlio dell'uomo,
figlio di un'umanità che doveva ritrovare e recuperare
il senso e la fede di un Dio e in un Dio buono e misericordioso.
Il Quale ne manifestava tutta la Sua vocazione offrendosi
alle Sue creature nelle stesse vesti umane, che Eglistesso
aveva per esse concepito, e ripercorrendo gli stessi itinerari
biologici che aveva previsto.
Una volta venuto alla luce attraverso le
doglie di un parto umano che gli apriva le porte della vita,
Gesù era uomo a tutti gli effetti, in carne ed
ossa, salvo che il suo corpo concepito senza peccato
non conosceva il peccato della carnalità, ma certamente
i sensi, il tempo e lo spazio lo condizionavano come un
uomo qualsiasi.
Allora è facile immaginare il
piccolo Gesù che piange prima di attaccarsi al
seno di Maria, o che prova l'emozione dei primi passi, o
che prende qualche sculacciata dal suo papà, o che
si ferisce lavorando con lui in bottega. Proprio come
un neonato, un bambino, un ragazzo qualsiasi, un figlio
qualsiasi. Ma Gesù non è un ragazzo
qualsiasi, lo sanno mamma e papà e lo sa anche
Lui dall'istante in cui lo Spirito di Dio che impregna
il suo patrimonio genetico Lo conduce, fatto adulto,
ad affrontare l'impegnativo compito di redenzione.
Ed ecco che il corpo dell'uomo divino
acquista proprio nella sua fisicità quella
sacralità e che quel fascino che avvincono
e trascinano insieme alla parola. Perché quel
corpo emana l'Amore che si configura nell'amore fedele
che resuscita l'amico fraterno, nell'amore misericordioso
che perdona la peccatrice pentita, l'amore giusto
che premia i reietti e i poveri, l'amore illuminante
che ridà vista ai ciechi, l'amore fortificante
che dà agilità agli storpi.
Gesù ama ed è riamato fuori
del peccato della carnalità, perché il
suo essere uomo non lo espone alle tentazioni. E ben lo
sa il maligno che tenta di provocarlo esclusivamente
sul piano dell'orgoglio, della supremazia intellettuale,
della ricchezza, della potenza. Ma, come può sperare
il demonio di deviare il corso del progetto divino che
ha in copione il sacrificio finale di Gesù, mortificato
e messo a morte proprio da quell'uomo che Egli si appresta
a redimere, rinnovandogli la promessa della vita eterna
dopo la morte?
Quel copione prevede che il Figlio di
Dio debba vivere nel dolore e nell'abbrutimento più
umano della carne gli interminabili eventi del martirio
e dell'agonia, che devono essere stati strazianti
ed inenarrabili non solo per la crudeltà con
la quale sono stati provocati, ma soprattutto per la vergogna
di cui si è sentita assalire l'umanità
che li aveva decretati.
Nel momento della Resurrezione Gesù
non ha voluto abbandonare in terra il proprio corpo
martoriato ma esente da peccaminosità, proprio per
significare che sono i peccati della carne ad appesantire
il corpo costringendolo a rimanere in terra perché
indegno di salire in cielo. Era troppo affezionato a
quell'involucro nel quale lo Spirito, assunte
umane sembianze, aveva conosciuto l'esperienza delle
emozioni più belle, più esaltanti, più
gratificanti che l'uomo possa mai provare.
Gesù è dunque il personaggio
storico in cui Iddio si è compiaciuto di calarsi
per provare l'ebbrezza dell'uomo che si scopre donatore
ed oggetto d'amore. Al tempo stesso è l'immagine
divina nella quale l'uomo trova la risposta per tutti gli
interrogativi che lo angustiano e la certezza che, come
per Lui, anche per l'umanità che in Lui si identifica
è riservato un posto accanto a Dio.
E' la solita promessa che sta per rinnovarsi
con il Natale. Accorrete tutti ad assistere a
questa nuova ed emozionante nascita di Gesù, per
farvi investire e coinvolgere dall'ondata d'Amore travolgente
che suscita nei cuori.
Tanti Auguri. Emilio
2001
30 dicembre
UN ATTIMINO DI AGGIORNAMENTO
DELL'ETERNITA''
Ritorno a quella vita
non futura ma già eternamente vissuta
Caro vecchio scriba, stai per diventare
più vecchio di un anno, ma sicuramente più
aggiornato, un attimino più aggiornato di quell'eternità
dalla quale vi scrivo per parlarvene.
Vorrei portarvici tutti dentro, solo
per farvi vedere che non vi sto descrivendo il mondo delle
favole. Ma non si può. Nulla e nessuno possono
sottrarsi alle regole della volontà divina senza
il volere della regola assoluta. Ma l'Amore di Dio,
quando non decide di cambiare le regole e i destini dell'uomo,
purtuttavia fa all'uomo misericordiosa concessione e
permette a noi vivi in cielo di contattare i nostri vivi
in terra, per testimoniare loro che non vi stiamo raccontando
favole ma che vi stiamo dando contezza di un mondo fantasticamente
vero e realizzato.
Vero, grazie ad un minimo di fantasia,
grazie, anzi, a quel pizzico di fantasia senza la quale
la fede in Dio rischia di rimanere una frase fatta, un luogo
comune campato in aria e tramandato di generazione in
generazione per esorcizzare la paura della morte
e tacitare tutti i perché che si agitano intorno
al prima e al dopo di essa. Noi vivi nella concretezza
del cielo, ed io in questo momento in cui vi dico e vi scrivo
che sono tra voi, siamo chiamati a solleticare proprio questa
fantasia, che vicende umane ormai millenarie hanno anestetizzato
o resa desueta.
Che cosa dovete intendere per fantasia,
se non l'anelito che ogni essere umano ha nel suo patrimonio
spirituale, di fare ritorno a quella vita non futura ma
già eternamente vissuta sino al compito della
transumanza?
Fantastico non equivale a improbabile,
o addirittura inattuabile, ma, nel nostro caso, vuol
dire ineluttabile e privo di perché, dal momento
che l'unico perché, quello riguardante l'arco
di tempo che è sotteso tra la nascita e la morte,
ha già avuto un'esauriente risposta, e, grazie alla
fantasia in argomento, può essere paragonato ad
un brevissimo tempuscolo di mancanza di corrente nel luminoso
chiarore della vita dello spirito.
Fantasia vuol dire pregustare il piacere
di riscoprire, dopo aver assaggiato qualcosa di amaro,
il sapore dolcissimo dell'amore eterno, quello senza
prima e senza dopo. Quell'amore che ho ritrovato quassù
e che vi dedico con tutto il mio cuore. Ciao.
Emilio
continua
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