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Diario di un angelo dall'eternità del cielo nel nostro oggi
Aprile 2002
16 aprile 2002
SUI PROPRI PASSI
Le domande della logica, le logiche risposte della fede
Mio caro vecchio scriba, mi piacerebbe ripercorrere con te, o con mamma, o tutti insieme, alcuni passi della mia vita trascorsa, per goderne sino in fondo e senza ritegno ogni istante di gioia, ogni opportunità di beatitudine, ogni proposta di felicità.
Così come vorrei poter condividere con voi tutto il mio essere libero spirito, esultante nellAmore del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, di Maria Misericordiosa e di tutta la Comunione dei santi, che fa di ognuno di noi unica emanazione di Dio, in cielo e dal cielo.
Non che mi pesino ancora gli errori che la materia e la mente mi condussero allora a compiere, perché mi furono tutti rimessi per divina e paterna misericordia, ma presumo che molti di essi me li sarei potuti risparmiare, e ne avrei risparmiato delusioni al signore, se avessi potuto contare sullesperienza che lo spirito attinge dalleternità e che io stesso vado maturando.
Ma cosa mi fai dire, caro papi! Forse che io non possedevo, già sulla terra, per nascita e per grazia ricevuta, i segreti, o meglio gli esempi di uno stile di vita la quale ispirarmi, per riconoscere subito, in età di consapevole ragione, le mie nobili origini di figlio di Dio? Forse che Gesù non era ancora nato, vissuto e morto crocefisso per redimere anche lanima mia, e per indicami, nel libro sacro della Sua nascita, della Sua vita, della Sua morte e della Sua risurrezione, il percorso ideale da ripercorrere?
Dio, lAmore universale di Dio Padre, e lAmore salvifico di Dio Redentore, erano già con me e dentro di me, e in voi e con tutti noi. Ma noi eravamo forse tutti presi dal vortice, un po più banale, dei nostri amorosi sentimenti terreni, per apprezzare la vicinanza di cotanto Amore divino, per goderne le carezze, odorarne il profumo, udirne la melodia. Se Luomo facesse esperienza della lezione di vita, che il Signore ha affidato al mondo con listituto del Perdono, non si farebbe assalire dal dubbio dellutilità della vita terrena, né tanto meno si lascerebbe convincere dallopportunità di viverla per conseguirne i massimi vantaggi edonistici.
Daltro canto, se la vita delluomo finisse per sempre con la sua morte, nel disfacimento della materia, che bisogno vi sarebbe di costruire tutto laltro mondo, alternativo, consolatorio, premiante e riabilitante, riscattante e soprattutto giusto? E che motivo vi sarebbe di affidarne creazione gestione ad una entità e volontà talmente Onnitutto da essere inimmaginabile, a tal punto da doversi manifestare in sembianze umane di Figlio divino che Si immola, per convincere luomo che le tribolazioni terrene sono il trampolino di lancio per mezzo del quale riappropriarsi dei suoi diritti divini? Che senso avrebbe mettere Dio al centro delluniverso, e poi inventarsi il Suo doppione umano con il quale rivendicare lorigine divina della specie umana? E dover confidare tutto alla fede, cioè alla cieca fiducia che tutta questa storia è vera, e garantisce la felicità e la giustizia eterna?
Non sarebbe molto più logico, fatta salva la necessità che la ragione avverte di anelare un mondo appagante alternativo, porre al centro di questo mondo ideale luomo stesso, in prima persona, senza interlocutori di sorta? Sarebbe ovvio rispondere affermativamente. Ma, se luomo non lo fa, nonostante limmensa opinione che ha di se stesso, è perché si porta dentro, stampata nel proprio codice genetico, la certezza di tutte le storie raccontate dalluomo alluomo, e da Dio alluomo per via diretta, o, per mezzo di intermediari, per interposta persona. Ma, la fede a cosa serve a questo punto, dal momento che la verità sta dentro di noi?
La fede consiste proprio in questo, nellavere fiducia nella capacità, nella forza e nellaspirazione delluomo di ritornare allorigine della vita, cioè a quellEnergia, a quellAmore che hanno generato luniverso e che si identificano con Dio creatore. Non creato da alcuna umana fantasia o da alcuna umana frustrazione. Mi sono spiegato? Sono stato rigorosamente logico?
Spero proprio di si, dal momento che vorrei sin dora condividere con voi la mia gioia eterna,
in eterno amore con voi e accanto a voi. Emilio.![]()
23 aprile 2002
RICONVERSIONE
Convertire vuol dire trasformazione di una sostanza in un'altra
Caro papi, cara mamma, carissimi tutti, vorrei che vi lasciaste prendere per mano per farvi condurre lì dove vi attende labbraccio del nostro Padre celeste. Per dirigerci insieme, in allegra compagnia, incontro alleterna felicità. In una parola sola, per convertirci e per convertire.
Questo delle conversioni è un argomento, per non dire un assillo che ha pesato sulle coscienze dei seguaci di Gesù, sin da quando Egli stesso in prima persona Se ne fece carico e insieme ne coinvolse i Suoi apostoli sino ai giorni nostri. Da allora la Chiesa di Cristo si è adoperata con tutti i mezzi, e con tanto sacrificio di vite umane, per operare secondo la volontà del Figlio di Dio, che altro non chiede se non di prendere per mano il fratello e condurlo nei cieli delleternità.
Ma, quale fratello? Quello che si ispira alla Parola del Signore, quando parlò per mezzo dei profeti, quando si incarnò nel corpo di Cristo e fu testimoniata e tramandata dai racconti evangelici? Oppure ogni fratello di una unica e sola e possibile umanità, che riconosce in Dio Padre il Procreatore e, quindi, il Padre di tutti gli uomini in terra, senza differenze razziali o religiose?
Siate certi che Gesù, nel momento in cui affidava ai Suoi discepoli questa responsabilità così grande, e così apparentemente superiore alle forze ed alle umane possibilità e virtù, Si rivolgeva a tutti i Suoi fratelli in Dio, nessuno escluso, a partire proprio da quei Suoi fratelli pagani che se ne lavarono le mani, quando fu decretato ed attuato il Suo martirio.
Sin da allora, lo Spirito della Parola di Gesù, il Suo testamento spirituale di adoperarsi nelle e per le conversioni, venne mal interpretato, nonostante le Sue raccomandazioni fossero state limpide ed inequivocabili come il Suo Cuore. In special modo da coloro che venivano fatti oggetto di queste generose attenzioni. Alcuni, anzi molti, perché non riuscivano ad uscire fuori del proprio mondo materiale e proiettarsi in territori spirituali, non solo inesplorati, ma addirittura mai sognati e desiderati. Le loro vicende erano regolate e manipolate dal volere di divinità alle quali poco stavano a cuore i destini delluomo qualunque.Come potevano essi covare lillusione che vi fosse qualcosa di più gradevole e appagante del mondo dei morti, quando veniva promessa da Uno che, nelle sembianze di figlio di Dio, era morto inchiodato ad una croce? E, che bisogno cera di convertirsi alla religione del dolore? E, per quale forsennato motivo i seguaci di Cristo erano così cocciuti nella loro opera di proselitismo?
Forse qualcuno di loro prendeva un po troppo alla lettera il significato della conversione, inteso come cambiamento, come trasformazione di una sostanza in unaltra. Non è così, in effetti? Convertire non vuol dire, in senso cristiano, trasformare, cambiare la materia in spirito, contribuire a scoprire, celato nella materia, il valore di una spiritualità antecedente alla materia stessa? Una spiritualità che non si esaurisce e si spreca nella morte, ma che è lenergia che alimenta in eterno la vita eterna?
Si, è vero, ma solo in parte. Infatti, più che di conversione si tratta di una riconversione, dal momento che lo spirito, confinato nel fardello corporeo come anima, verrà riconvertito in spirito libero, perché liberato dalla morte, se il male non avrà mortificato e annichilito la costituzionale propensione dellanima a far ritorno alle proprie origini. Secondo la sequenza: spirito che si-converte-in-anima e anima che si-converte-in-spirito.
E questo dunque il significato completo del termine convertire. Vuol dire prendere per mano qualsiasi figlio di Dio, sia esso cosciente, sia esso incosciente della propria identità filiale, e condurlo, accompagnandolo per un cammino lungo il quale, fuori dei confini della nascita e della morte, lanima, non fiaccata dalla peccaminosità materiale dei suoi trascorsi, riesploda splendente nella sua primordiale spiritualità, per ritrovare Dio e per operare con Lui nuove conversioni.
Che aspettate dunque a prendere la mano che vi tendo? Non abbiate alcun timore. E poi conoscete il bene che vi voglio. Emilio. Ciao![]()
27 aprile 2002
IL PESO DEGLI ANNI
Se gli anni hanno un peso, cosa dovrà pesare l'eternità?
Papi caro, ti sarei grato se, forte della tua autorità, sollecitassi il mio caro e vecchio scriba a rispettare il suo compito istituzionale, dal momento che ultimamente sta battendo un po troppo la fiacca. Oppure comincia ad avvertire il peso degli anni?
Il peso degli anni, che buffo modo di dire! Perché gli anni dovrebbero avere un peso? Il tempo ha forse peso? E, se così fosse, cosa peserebbe leternità?
Invece, miei cari, leternità è sublime e sublima tutto ciò che se ne lascia avvolgere. Leternità ti tira su, su, su e sempre più su, perché non annulla il tempo, che è figlio terreno, ma il peso della materia che, tuttavia, nel tempo degli anni, proprio perché si deteriora e perde consistenza, dovrebbe diventare più fragile e meno gravosa, se si vuole agevolare il distacco dellanima da essa, ed il suo ricongiungimento con letereo mondo dello spirito, Etereo ma non per questo meno consistente, palpabile ed impeccabilmente strutturato.
Questo è dunque il motivo essenziale della mancanza di peso delleternità: la sua struttura senza peccato, la sua idea fuori dal peccato. Ed anche il tempo è fuori del peccato quando comincia a scandire nella Grazia del Signore la storia di una nuova vita, ma, mano a mano che questa si allontana dalla Grazia e si carica di peccati, ecco che diventa pesante, ed il tempo sembra divenire gravoso, mente chi si appesantisce di peccaminosità materiale è lanima che vi è contenuta.
Al contrario, se lanimo umano non si discosta dalla luce della Grazia, e magari si lascia sostenere e consigliare dalla saggezza della Fede, ecco che il tempo scorre via veloce e leggero, così come diventa sempre meno gravoso il peso della materia che perderà sempre più il suo potere deprimente sullanima, sino a non potersi più opporre al suo distacco DEFINITIVO.
Gli anni non devono dunque pesare mano a mano che si abbrevia lintervallo di tempo che ci separa da Dio. Pesano invece le responsabilità che ciascuno di noi si è assunte e si assume nel tempo della vita, di fronte allimpegno, grandioso e sublime al tempo stesso, di operare in qualità di figli di Dio. Ed anche coraggioso, perché senza coraggio non ci si affida alla Fede, né senza coraggio si porta la croce di Cristo sulle proprie spalle.
E quelli che lo fanno per incoscienza? Quelli non esistono, perché Fede è consapevolezza, partecipazione, coinvolgimento, responsabilizzazione. E poi, ognuno di noi ha nel fondo del cuore, in un angolo remoto della memoria, una luce viviva e splendente come quella che emana lEssenza di Dio, fiamma della stessa Fiamma, energia della stessa Energia, amore dello stesso Amore.
Se si è, dunque, coscienti, dallinizio alla fine, del proprio ruolo e della propria discendenza, e quindi del proprio destino, perché dovrebbero gli anni avere un peso, e perché il vecchio scriba se ne dovrebbe sentire oberato?La verità è che il mio caro, vecchio scriba ed il mio caro papi sono, in anima e corpo la stessa persona. Ma, chi dei due è il corpo, e chi lanima? Qualunque sia la risposta, io li amo entrambi, perché sono un tuttuno che vive e palpita, soffre e spera, pecca e si redime. E luno non può fare a meno dellaltro, né io di entrambi. Altrimenti come potrei farvi pervenire le mie letterine? E i miei baci? E i miei ciao? Ciao, e su con gli anni, miei cari. Ciao. Che il Signore vi benedica e vi protegga. Ciao a tutti.
Emilio direttamente dallEternità senza peso.
Maggio 2002
25 maggio 2002
LA GIOIA DEL PERDONO
Gioia eterna che dà la vita alla comunione delle creature celesti.
Mi piacerebbe condividere con voi linenarrabile gioia comunitaria ed individuale che alimenta i nostri spiriti, e ci sublima sino ai piedi di Dio, massima fonte di gioia eterna ed ineguagliabile dispensatore di Gioia del Perdono. Questa è infatti, fra tutte, la più divina e la più gratificante espressione di gioia, e si esalta nellincarnazione di Dio in Cristo, e nellincarnazione di Gesù risorto nel sacramento dellEucaristia.La gioia del perdono si fa più forte e persuasiva se si sente ricambiata dalla gioia umana di lasciarsi pervadere da Dio, aprendo i cuori al Suo Figlio prediletto. E se, per voi che mi leggete, non è umanamente godibile la gioia che vivifica ed anima la comunità celeste, dovete sentirvi gratificati dalla gioia che vi manifesta il Signore nellamarvi e perdonarvi, e da tutta quella gioia che voi stessi potete assaporare ogni volta che concedete il vostro perdono al vostro simile, e che rimettete i debiti ai vostri debitori.
Il perdono è lo strumento più divino che Dio ha concesso alluomo, e sarebbe motivo di gioia e gratitudine per il Signore, oltre che per chi lo concede attuando la Sua volontà, se fosse elargito ad ogni occasione che lo richiede. Basterebbe questo semplice ordine di motivi per non negare il perdono ad alcuno, specie a chi te ne fa pentita richiesta.
Altra cosa è perdonare le colpe di chi non se ne sente responsabile e, pertanto, non ne richiede remissione. Dio stesso pretende il pentimento dei pensieri, delle opere e delle omissioni compiuti durante lesperienza terrena, e sollecita il pentimento dellultimo istante, purché convinto, del più incallito dei Suoi peccatori, ed il Suo Figlio ha rimesso i peccati di coloro che Gli hanno confidato, con il cuore e con gli esempi, la propria fede in lui. Dio è talmente tollerante, nei confronti dei più recalcitranti ed impuniti, da concedersi a loro nelle vesti del Figlio e nel non impedirNe la crocifissione per loro mano e per loro infedeltà, e per far dire al Figlio di perdonarli poiché non sapevano quel che facevano.
Da tutto ciò vi giunga lesempio di perdonare chi vi mortifica per ignoranza o per incoscienza, a condizione che la vostra tolleranza sia riconosciuta come forza e non scambiata per debolezza, contribuendo così alla crescita spirituale di chi, tutto immerso nella grettezza della materia, ignora e calpesta i diritti morali e materiali di chi gli è prossimo in tutti i sensi, in particolare come creatura umana dello stesso Creatore.
In tal maniera si è fedeli allesempio di Dio. Che, dopo esserSi sacrificato come Figlio delluomo, concede la vita eterna solo a coloro i quali Gli fanno intima e responsabile richiesta di remissione dei peccati e di elargizione di paterno perdono.
E un grande dare in cambio di un piccolo richiedere, ma nessuno meglio del Signore sa quanto costi alluomo chiedere perdono, e, quando ciò accade, è per Lui motivo di gioiosa soddisfazione. Vi raccomando di non farGliene mancare, solo allora scoprirete quanto realmente gratificante sia la gioia eterna che dà la vita alla comunione delle creature celesti.
Ciao a tutti e a ben ricongiungerci. Ciao Emilio
Giugno 2002
1 giugno 2002
LE LANCETTE DELL'ETERNITA'
Lo spirito é. Non è mai stato né sarà.
Mio caro, vecchio scriba, eccoci di nuovo collegati. Si, caro papi, noi siamo proprio legati insieme, e ciò che ci lega e ci tiene uniti non è questa penna che scorre sul foglio, ma lamore che ci portiamo lun laltro, e che si fa più forte e cementante mano a mano che si avvicina il giorno del nostro ritrovarci insieme e per sempre.
Quel giorno è già deciso prima della nascita di ciascuno di noi, e non corrisponde con la data della nostra morte, ma con il nostro unico e vero nascere alla vita eterna. Ecco perché non se ne può segnare il giorno preciso, ma sicuramente si identifica con lalba luminosa di vita eterna, e con il dissolversi per sempre del buio delle tenebre. Non esiste, infatti, e pertanto non si può fissare la data di nascita dello spirito di ciascuno di noi, se non nella mente eternamente imperscrutabile di Dio. Né si può stabilire il giorno della sua fine, dal momento che lo spirito è eterno in Dio, ed è lunica energia che non si esaurirà mai.
Così pure non si può datare la morte dellanima, avendole Dio concesso prova dappello nel corso di una vita, percorsa dal bene e dal male in perenne confronto e sfida tra loro.
Quando lanima, affrancata da ogni peccato e benedetta da Dio, si leva nello splendore della Luce eterna, e ritrova la sua primigenia sostanza spirituale, non sta a rivangare il numero degli anni trascorsi in carnalità, perché si è ormai consumato tutto il tempo dei bilanci e sono tornate a girare le lancette delleternità, quelle che si erano apparentemente fermate nellistante in cui aveva cominciato a battere lorologio del tempo, insieme al primo battito cardiaco.Lo spirito, dunque, é. Non è mai stato, né sarà. Mentre, un anima immonda non sarà mai più spirito, a anima dannata per sempre.
Ora, tu comprenderai meglio, caro papi, come è possibile che il mio spirito sia così prossimo a te, che vivi ancora nella ristretta ed angusta condizione umana. LAffinità sta nella propensione dalla tua anima a ricercare, in una proiezione spirituale, le radici delle sue origini, e nel tuo assoluto convincimento che il le ho già ritrovate e che, con esse, ho ritrovato la continuità di quella vita dello spirito, che già ci legava da prima delle nostre esperienze terrene. Questa affinità e questa continuità si identificano nella forma più pura e più spirituale di quello stesso Amore, al quale già ci è stato concesso di dare il colore e la dimensione di unesperienza umana. Non importa quanto vissuta insieme, ma di vivere insieme per tutta la Vita senza mai separarsi.
Tu lo sapevi, che nulla avrebbe mai reciso la nostra unione? Io lho saputo quando la volontà di Dio mi si è manifestata in tutto il Suo nitore, ed in tutta linterpretabile chiarezza, in tal modo anestetizzandomi da qualsiasi esperienza di dolore o rimpianto mi potesse derivare dal vostro dolore disperato. Questo è, infatti, lunico tunnel che si deve percorrere, dal momento del trapasso a quello in cui Dio è veramente tutto. E il tunnel del dolore e del pianto di chi rimane in terra, o, meglio, dellabbandonarsi al dolore di essere stati abbandonati, di essere stati lasciati, e di aver perso per sempre.
Come vedi, caro papi, io non vi ho mai abbandonato, perché voi non mi avete mai perso. Lo stesso succede con il Signore, Che non ci abbandona mai, anche se noi crediamo di essere stati abbandonati da Lui. Ma, questo nostro timore equivale ad ammettere di non averLo perso, o comunque a sperare di poterLo ritrovare. Non cessate mai di cercarLo accanto a voi. Ce Lo troverete sempre. Confidate sempre nella Sua bontà, che vi permette di sentire anche me al vostro fianco, nei vostri cuori.
Ciao vecchio scriba fedele. Ciao mamma banana. Ciao papi buono.
Il vostroEmilio. Con tante carezze per i suoi fedeli Ginger e Fred.
21 giugno 2002
ANCORA UN COMPLEANNO
Non più schiavizzato dal tempo e dallo spazio
Quante volte mi volete far rinascere e morire, caro papi, con tutte queste ricorrenze, con tutte queste commemorazioni. E, ammesso che realmente con il cuore gonfio di gioia voi festeggiate il giorno del mio trapasso come quello della mia nascita alla vita delleterna beatitudine, che bisogno cè di scandirne le scadenze annuali, dal momento che la vita eterna non conosce né mesi, né anni, né secoli, né millenni, ma si sviluppa per seculaseculorum?
Sembrerebbe che non vi riesca proprio di capire che io vivo e condivido con voi questa mia straordinaria avventura nella mia unica dimensione, quella dello spirito che gode di assoluta libertà, dal momento che si è affrancato dal tempo e dallo spazio. E la usa in nome dellamore, per continuare il colloquio di sempre, con spiriti affini che ancora sono condizionati da questi effimeri segnapasso della materia.
Io che vi sono accanto, so come ogni istante che condiziona la purezza del vostro spirito è dedicato a me, e conosco pure molto bene la ragione per la quale vi aggrappate ai giorni del calendario per sentirvi voi stessi più vicini a me. La vostra condizione di umani non permette infatti al vostro spirito, per quanto voi siate convinti dellimmortalità dellanima, e sufficientemente fedeli alla parola di Dio, di farvi vivere la sua emozionante esperienza per le nostre sintonie, già tutte scandite dallarmonia delluniverso celeste e da essa condizionate. Se tutto ciò pur accadendo non accade, è perché una cosa, un fatto, un evento, accade solo quando è cadenzato dal tempo e dallo spazio, pur se posso assicurarvi che è già accaduto in ogni istante fa della vostra vita, mentre E- non è stato né sarà - nella mia vita. E, mentre per me non vi è soluzione di continuità tra luna e laltra lettera che vi scrivo, tra ogni verità ed ogni prova damore che vi manifesto, voi ne misurate gli intervalli, le cadenze, le successioni perché siete voi le vittime del tempo, e ne contate le parole, le pagine perché siete voi schiavizzati dallo spazio.
Quando questo assillo, questa nevrosi, questa persecuzione temporospaziale sarà annullata dalla morte, e i due aguzzini si scioglieranno alla luce di Dio, per divenire il sale e lacqua della vita eterna, allora capirete il significato di ciò che vi dico e vi predico, e non vi meraviglierete di scoprire che non vi è, né vi è mai stata, soluzione di continuità tra la primordiale vita dello spirito della vita, la vita terrena, e la vita dello spirito. Perché la vita terrena non era di mezzo alle altre due, né una stagione particolare, ma un incidente di percorso sotteso tra una minima, insignificante frazione di spazio e di tempo. Un battere di mani veloce e fragoroso, che ti risveglia dal torpore per riportarti alla realtà. Quella inimitabile di Dio.
Lo spazio e il tempo alimentano solo i ricordi, le nostalgie e i rimpianti. Se, per forza di cose, non vi è possibile rimuoverli dai ritmi e dai luoghi della vostra mente, cancellateli almeno dai vostri cuori. Così che io non viva nella memoria e sia invece indissolubilmente vivo nel vostro e nel mio spirito, in armonia con lonnipotente Spirito di Dio.
E così sia. Bacionibacini. Emilio.
CONTINUA IN LUGLIO 2002
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