11
gennaio 2004 |
SERVITORI DELLA VERITA' |
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Caro papi, quando coloro che si dichiarano fedeli servitori della verità e se ne eleggono depositari ti bacchettano, perché la verità che ti ispira e ti guida è diversa dalla loro, prima fatti un bell'esame di coscienza e poi chiedi a questi signori: Che cos'è la verità? Forse si può discutere, dibattere, cavillare su un dato di fatto
di portata universale e di ispirazione magari divina? La verità è univoca? Da quanto ti sto dicendo sembrerebbe che esistano molteplici verità. Invece no. Esistono molteplici punti di vista ed incalcolabili ipotesi sulla verità ma la verità è, ed è una sola. Prendiamo per esempio la verità della nascita e della morte. Prendiamo ad esempio il contrasto tra il bene e il male, altra
verità incontestabile e verificabile da tutti. Ma veniamo alla verità della vita eterna. Basta con tutti questi interrogativi. Essi servono per alimentare dubbi, favorire incertezze, mettere in discussione. Dio esiste. E' Lui la Verità e come tale consacra la verità
al Suo Essere. La vita eterna è lo stile di vita a Lui congeniale e congeniale al figlio uomo, creato per essere al centro del Suo Creato e del Suo Amore. La vita, quella vera, inizia dopo la morte della materia nella quale si agitano caos, confusione e disordine, che saranno cancellati dall'ordine e dall'armonia della Verità e della Parola di Dio. Sostituiamo tutti i perché della vita terrena con le certezze
che la fede in questa verità ci porta a sostegno, a conforto. Questo
è il vero motivo per il quale Dio ci ha creato, per condividere
con Lui la Verità, l'unica Verità: Egli è il Padre
nostro in cielo e in terra. E così sia. In vino veritas? Ebbene, sbronziamoci di fede e ci sarà facile
credere nella Verità. Viva la gioia, abbasso la tristezza. Con tutta la sincerità del mio amore e la verità della
mia gioia per l'Amore Ciao |
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17
gennaio 2004 |
POVERI
NOI |
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Mi sto divertendo un mondo, caro papi, con queste crisi convulsive per le quali si dimenano e scalpitano alcuni zelanti servitori di non si sa chi, del diavolo o dell'acqua santa. Dovevamo aspettarcelo e quassù l'avevamo messo in conto, perché è nella natura umana non riconoscere, o far finta di non riconoscere, i segni e segnali di cui Dio tempesta la terra per testimoniare la Sua presenza, la Sua vigilanza, il Suo amore per il figlio uomo. E' imbarazzante, per quanto noi Gli vogliamo bene, l'assoluta mancanza di considerazione che gli esseri umani mostrano di avere nei confronti del loro Padre celeste. Il Quale li ha creati, destinati e forgiati per la vita eterna, che cancella ed annulla qualsiasi motivo di risentimento per un carcere materiale di breve durata. Eppure è così. E sembra lo sia di più da quando Dio si è fatto Redentore nel Cristo e da quando ha mostrato la Sua Natura Misericordiosa nel volto di Gesù crocifisso. Quanto disinteresse, quanta incredulità, quale sordità umana verso quella vicenda d'Amore divino che il Signore ha consacrato all'uomo. Ma non meno esecrabile e condannabile è l'intolleranza di chi non presta l'orecchio alle vicende d'amore umano e di fede verso Iddio che esercita ed elargisce Amore. Alcuni, solo perché si credono gli eletti di Dio, non Ne sanno e non Ne vogliono condividere la Misericordia. Saliti in cima alla croce sulla quale ancora è crocifisso Gesù, giudicano, condannano e bacchettano, anche coloro che ai piedi della croce mescolano le lacrime del proprio dolore con il sangue e con l'acqua che sgorgano dalle ferite mortali del Figlio di Dio. Altri ancora, nascosti dietro la croce ne brandiscono l'ombra per lanciare anatemi, scomuniche e reprimende, tutte forme di un sottile terrorismo psicologico per mezzo del quale vorrebbero esercitare un occulto potere spirituale. E fanno uso di quantità industriali di acqua santa, per scacciare i demoni che vedono dappertutto. Alcuni addirittura fanno bagno e doccia con l'acqua benedetta, sghignazzando e facendosi scherno non solo di coloro che dichiarano la loro fede nella bontà sconfinata di Dio, ma anche di coloro che sono ministri della Sua chiesa in terra. Poveri noi. Cosa dobbiamo inventarci ancora per convincere l'uomo, anche quell'uomo che crede di servire il Signore nell'intransigenza della sua fede, che Dio è superiore a satana e che lo ha già sconfitto? Questa è la verità, non quella che vanno dichiarando alcuni predicatori da strapazzo che millantano l'esclusiva di confidenti e interlocutori di Dio. Essi saranno smascherati e sbugiardati, perché l'amore unisce e rende i vincoli indissolubili senza curarsi del tempo e dello spazio, mentre la presunzione, l'intolleranza, l'arroganza e l'impietà dividono, allontanano, disamorano ed operano così a favore ed in nome del grande mestatore, che è il signore delle tenebre e si fa scudo del tempo e dello spazio per seminare il rancore tra uomo e uomo e tra uomo e Dio. Caro papi, vedrai come andrà a finire. Non pensare che non ci stiamo già dando da fare. Cara mamma, non essere delusa. Ti assicuro che ne vedremo delle belle. E buone, perché il Bene e la .verità trionfano, nonostante l'uomo sia convinto del contrario e c'è chi vende cara la pelle per farglielo credere. Abbiate fede e pazienza e non rimarrete delusi. Preparatevi ad assistere a uno spettacolo molto
ma molto educativo ed istruttivo.
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25 gennaio 2004 |
FARSI VIVO CON
AMORE |
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Chi mi coccola? La mia mamma. Chi si fa finalmente vivo? Il mio vecchio papi nonché scriba fedele. Questa tua doppia veste, caro papi, mi infastidisce un po'. Quando mi piace arrivare al tuo cuore di papi non devo fare fatica alcuna. Tu lasci sempre la porta aperta e non mi costa nulla entrare e confidarmi a te. Le cose sono un po' più complicate con lo scriba che, da un po' di tempo sembra si sia messo in aspettativa e non mi concede più abbastanza tempo per gli scritti che ho in mente di dettargli. D'altronde, pur avendo fuori della porta una fila di altri intraprendenti e scalpitanti scribacchini pronti a sostituirlo, devo riconoscere che lui è l'unico di cui mi posso fidare ciecamente. Non prende mai iniziative, non mi chiede mai nulla, non è invadente e se ha da raccomandare qualcuno lo fa solo per far scendere sull'interessato la misericordia del Signore. Farsi vivo.
Che vuol dire farsi vivo? Uscire da una condizione di non vita ad un'altra
vitale? O piuttosto riemergere dal silenzio, rimettersi in circolazione,
riprendere le frequentazioni abbandonate, farsi risentire o rivedere,
insomma dare segni di vitalità? O meglio dichiarare e dimostrare
in tutti i modi possibili che si è vivi e vitali a tutti gli effetti,
nello spirito, nell'energia di dare e di ricevere, nella disposizione
d'animo di amare e di farsi amare, nella libertà di manifestarsi
fuori degli schemi consueti, nella capacità di operare nel bene
e per il bene altrui, più nei sentimenti che nella persona? Mentre era più facile cogliere la gratitudine e la tenerezza del vostro amore per me, che riconoscevo sin dalla nascita. Ora esso mi giunge ricco della stessa tenerezza, ma orgoglioso della vostra consapevolezza di sapermi nell'abbraccio divino e nell'ispirazione trinitaria, oltre che inondato dall'amore protettivo della nostra Madre Misericordiosa. Ed io stesso ne sono coinvolto e ne gioisco, nella stessa maniera in cui mi raggiunge e mi investe e mi coccola e mi rinvigorisce l'amore che voi mi dedicate dal profondo del cuore e che in nulla differisce dall'Amore divino. Perché l'amore è uno solo, quando nasce da Chi ne è la Fonte inesauribile, o dalla spiritualità ereditaria a di chi ne è diventato figlio per atto d'Amore. L'unica differenza sta nella Misericordia, che alberga nell'Amore celeste e che vi concede di farmi vivere immortale nell'amore che mi manifestate. Caro papi, lo so quanto grande
e forte sia il tuo amore per me, anche quando batti la fiacca: E sai
pure quanto io ti ami, anche quando in te rimprovero il mio scriba
fedele ma un po' scansafatiche. Per questo siamo entrambi vivi e vitali
e non cesseremo mai di esserlo, fino a quando vivrà amore in
cielo e in terra. Ciao
per l'eternità |
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31
gennaio 2004 |
A TUTTE LE MAMME
CHE HANNO I FIGLI IN CIELO |
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Cara mamma banana, mi fai molta tenerezza quando mamme come te ti mettono in imbarazzo con la domanda di rito(perché a voi), oppure sollecitano i tuoi buoni uffici presso di me per avere notizie o messaggi dai figli loro in cielo. Quasi che tu fossi una madre più fortunata o più meritevole della Misericordia di Dio. Ma il Signore non ti riconosce alcun merito particolare, cara mamma, se non quello di saperti figlia Sua devota e fedele, e per questo ti gratifica di quella Misericordia, unica per qualità e quantità d'Amore, che Egli riserva a tutte le mamme di quegli Angeli che per Sua volontà hanno il solo merito di essere i figli Suoi redenti ed immortali. Lo sai che il titolo di mammabanana non costituisce titolo
di merito, e il fatto di essere tuo figlio non mi dà diritto a
particolari attenzioni e considerazioni da parte del Signore. Dì loro, cara mamma, che Iddio è in attesa di un segnale che esprima il loro desiderio di abbandonarsi alla Sua voglia di Amore Misericordioso, alla Sua volontà di concederSi attraverso l'amore dei figli loro e Suoi. Basta chiedere a Lui e pregare la Madre di Gesù perché renda più possente il fervore delle preghiere a Lui dirette, e chiedere la collaborazione dei propri figli nella preghiera privata e in quella collettiva, che unisce e rende armonioso il canto indirizzato al Signore dalle anime pie in terra e dalla comunione dei Santi in cielo. E' questo il ponte invisibile che collega noi con voi e voi con noi. Ma, mentre noi lo manteniamo solidamente in vita con la forza infinita ed imperitura del nostro amore per voi, e lo percorriamo senza incertezze o timori, molte creature umane non hanno il coraggio e la costanza della fede di proiettarvi un amore che nulla chiede, se non conforto, sostegno e comprensione. Senza perché. Noi figli in cielo siamo a disposizione dei cuori delle nostre mamme, se ci concedono lo spazio vitale nel quale alimentare e rinvigorire il nostro amore, la nostra dedizione e la nostra tenerezza per loro, e vi possiamo accedere se in quei cuori c'è posto anche per il Signore nostro. Questo è il messaggio che
ti chiediamo di trasmettere, cara mamma, a tutte quelle mamme che hanno
i figli in cielo. Ve lo posso garantire e ti prego di fartene garante anche
tu per noi. |
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febbraio 
15
febbraio 2004 |
COME CI SI SENTE
BENE SENZA IL CORPO |
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Mi viene da ridere, caro papi, al pensiero che vi state
meticolosamente organizzando un ricovero decoroso nella casa dell'eterno
riposo. Vi ho già messo in guardia di non illudervi troppo sulla
possibilità di riposarsi. Di eterno infatti c'è tutto, dopo
la morte, meno che il riposo e d'altronde nemmeno quello delle membra
prive di vita lo è, dal momento che esse sono destinate a risorgere
già nel tempo eterno, che è scandito dalla volontà
di Dio. E' come quando ci si sente così bene in salute
che non ci si rende conto di aver un corpo, un peso, un qualsiasi
impedimento. Ci si sente così leggeri da potersi sollevare da
terra e prendere il volo senza neppure avvertire fruscio d'ali e battiti
di membra, o respiri, o palpiti di cuore. Iil Padre ci vuole presso di Sé non solo nel fulgore
del nostro spirito, ma anche nello splendore di quel corpo sul quale alitò
lo Spirito di vita eterna e al quale il peccato riconsegnò
le fugaci e poderose stagioni della vita e della morte, della gioia e
del dolore, dell'esaltazione e dell'annullamento, della crescita e del
disfacimento. Per cui non abbiate paura della morte, ma soprattutto non abbiate alcuna paura della morte di quel mondo di cui siete, siete stati o sarete cittadini di passaggio. Lasciate che il tempo della vita terrena scorra inesorabile. Non contate il tempo dell'attimo della morte. Non date peso al tempo che scorrerà sino alla resurrezione, dal momento che già siete proiettati fuori del tempo secondo il volere cronologico ideato da Dio quando diede vita all'universo. Chi ha tempo non aspetti tempo, quello che si ha a disposizione non serve a nulla se non lo si impiega a convincersi che la vera vita è quella che ci è riservata fuori della sua virtuale presenza. Spero che comprendiate il motivo del mio sorridere teneramente alle vostre iniziative. Vi voglio bene anche
per questo. Ciao |
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28
febbraio 2004 |
COME IN UNA SFERA
DI CRISTALLO CON LA NEVE |
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scriba. Ora la nostra scrittura è fluida e sicura, perché
di strada ne abbiamo già fatta insieme tanta e tanta ne faremo
ancora. Forse hai temuto, caro papi, che io non avrei scritto? Perchè
mai non avrei dovuto o voluto farmi vivo? Perché c'è
qualcuno che storce il naso? E tu consideralo come un tic,
come una smorfia involontaria, perché poi glielo strofineremo noi
il naso! Vi è chi, preso dalla propria presunzione, cioè
dalla cosiddetta puzza sotto il naso, non riesce proprio in alcun modo
ad avvertire il profumo di Dio, ne ha dimenticato la purezza, la delicatezza
e la fragranza, tutto concentrato com'è sulle gradazioni dell'odore
di zolfo. Per quanto l'uomo possa essere sprovveduto ed ingenuo, nessuno lo è a tal punto da non saper riconoscere la presenza del male. Se non ne riconosce la puzza di zolfo, è perché vuole convincersi che non c'è nulla di più delicatamente profumato dello zolfo per tacitare la propria coscienza. E' l'anosmia dell'anima, la vera malattia che non fa riconoscere gli odori, ma anche la cacosmia, quella che ti fa sentire solo cattivi odori, è una grave malattia. E di quest'ultima, ahimè, soffrono tanti. Che il Signore faccia recuperare loro il senso alterato, ma sopra ogni cosa il buon senso. Che non guasta mai! E' come ricominciare a fare le aste, caro papi, per imparare la scrittura,
attraverso la quale il profumo di Dio giunge a solleticare non soltanto
le narici della mia mamma e del mio papà, ma anche a sollecitare
il buon senso ed i buoni propositi di tutti coloro che con mamma e papà
condividono la mia storia d'Amore. Praticamente non è cambiato nulla dai tempi del serpente,
che tentò la donna e l'uomo nel paradiso terrestre e li indusse
a peccare contro la volontà e il progetto di Dio. Il demonio
è sempre lo stesso, mentre da allora è cambiato l'uomo.
Il mondo è come una sfera di cristallo, incistata per spazio
e per tempo all'interno di un Universo senza spazio e senza tempo. All'interno
di essa si vivono vicende umane che, lungi dal rendere l'uomo che
le vive capace di proiettare il proprio cuore al di là di quella
parete ricurva, lo condizionano ad interessarsi esclusivamente di pochezze
che gli appaiono enormi per la ristrettezza degli spazi e dei tempi del
solido geometrico. Ora immagina che sia il male ad avere in mano questa palla di vetro
e che si diverta a scuoterla, sì da rendere pressoché incessante
il turbinio della neve e praticamente impossibile la vista verso l'esterno.
Come puoi dunque sperare che quelli che sono chiusi all'interno possano
accorgersi di ciò che sta all'esterno, quando già fanno
gran fatica a vedere il proprio interno ed a comprendere ciò che
sta loro accadendo? Sono sicuro di averti convinto. Vorrei che lo fossero ugualmente anche tutti coloro che vedono belzebù pure in quelle manifestazioni della volontà di Dio che ne ridimensionano il potere, quel potere con il quale ammalia ed irretisce l'uomo, quel potere che solo l'uomo gli riconosce e gli concede, altrimenti sarebbe veramente un povero diavolo. Ho detto quanto avevo da dire. Vi
amo tutti. Bacioni profumatissimi dal vostro |
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marzo 
13
marzo 2004 |
AMARE NON HA
BISOGNO DI DIRE |
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Mio caro papone, ogni volta che prendi la penna tra i tuoi ditoni per le nostre confidenze epistolarivengo preso da una grande emozione, la stessa che provai quella prima volta che ti chiamai papà. E' una sensazione stupenda scoprire che si possono esprimere e raccontare i propri sentimenti e testimoniare il proprio amore attraverso la parola detta o parlata o scritta, non soltanto per dire, ma per lasciare un segno tangibile, un ricordo indimenticabile. E tu, caro papi, ti ricordi cosa provasti quella prima volta che dissi "papà". Non pensasti per caso che, con la conquista del linguaggio parlato, stesse per finire quella breve ma vivida stagione nella quale gli sguardi, le carezze, le coccole e i bacini parlavano con il linguaggio dell'amore, e con la voce del cuore, quella lingua che nessuna parola scritta o parlata riuscirebbe mai a significare? Per me si aprivano sicuramente nuovi orizzonti, nel momento in cui mi impadronivo dello strumento più concreto per comunicare con il modo e raccontare il mio mondo. Per te si chiudevano forse le porte di un'esperienza nella quale amare non ha bisogno di dire, ma è fatto della stessa natura dell'amore e perciò è già stato detto e scritto nella sua essenza spirituale. Ora, che ho esaurito ogni parola con cui raccontare il mio mondo al mondo della vita terrena, è proprio la forza dell'amore sopravvissuto agli eventi che ti ha permesso di riaprire quelle porte, oltre le quali lo spirito si esprime e si intende senza parole, ma con la sola Parola. E questa, per rimanere tangibile nell'Amore che la ispira ed alimenta, si è fatta scritto, epistola, diario, componimento poetico. E tu, caro papi, ti sei fatto scriba fedele, cosicché la nostra vita, la mia, la tua, quella di mamma vivono nell'eternità e dell'eternità del bene che ci vogliamo. E scrivere non ci serve più soltanto per raccontare esperienze, ma per portare e diffondere e urlare amore ai quattro venti. Eppure con quanta pienezza d'amore, e con quanta gioia di
esprimere il mio amore, ti chiamai papà per la prima volta! Poi
sei diventato "papi", il papi della tenerezza del mio amore
e della fierezza della mia amicizia. Ed infine lo scriba delle mie scorribande
tra cielo e terra e il complice delle mie confidenze celesti. Confidenze
che vi passo per graziosa concessione di Chi vi ama d'Amore paterno e
di materna Misericordia. Con
tutto il mio amore |
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20
marzo 2004 |
PLAGIO D'AMORE
NON E' REATO |
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Ciao, miei cari e dolci mamma e papà, il bene
che vi voglio è così forte e grande e smisurato che
non può essere contenuto nel piccolo ambito della nostra storia
familiare e per questo ne supera i confini, coinvolgendo ed inondando
d'amore i protagonisti di altre storie, di altre vicende, di altre esperienze.
E se ne arricchisce ulteriormente per divenire un impetuoso fiume,
che spazza via ogni paura o incertezza, ogni dubbio, ogni disperazione
e ogni indifferenza, prima di riversarsi nell'immenso oceano delle
braccia di Dio, dove tutto è limpido, trasparente e calmo,
per tutta la profondità e l'estensione della sua eternità.
Sicché ne godiamo gioiosamente io, tu cara mamma, tu papi
caro, tutti coloro che volenti o nolenti ne vengono investiti, ma soprattutto
e sopra tutti il Signore, il cui Amore per tutti i propri figli è
l'unico vero motore di questa storia dell'umanità. A proposito,
dimenticavo Ginger e Fred che, anche loro, partecipano a questa vicenda
in un ruolo non certo secondario, dal momento che vivono per dare amore
e non saprebbero privarsene per alcuna ragione al mondo, alla faccia di
quei saputoni che li ritengono incapaci. Ciao |
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28
marzo 2004 |
IMPROBABILITA' |
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Ciao caro vecchio scriba, complimenti per come scrivi con scioltezza. Mi verrebbe da dire, con un sorriso: penna nuova, vita nuova. Ma questo è un altro discorso, nel senso che, nonostante tu immagini che il cielo non abbia da insegnarmi alcuna novità, invece la mia nuova vita mi arricchisce e si arricchisce di nuove emozionanti esperienze, istante per istante. Perché non si finisce mai di conoscere l'immensità e la duttilità dell'Amore di Dio, e della Sua Saggezza e della Sua Giustizia e della Sua Sapienza e della Sua Misericordia. Per questo abbiamo a disposizione tutta l'eternità e tutta la Sua Pazienza infinita! Ed io, mano a mano che il bagaglio della mia conoscenza si fa più pregnante e si alleggerisce di pura e sincera estasi d'amore per Lui, sento l'urgenza di condividerne con voi se non altro la gioia, per colmarvi di gioia e di certezza. E ritorno da voi, che mai più disperate di avermi perso per sempre perché sempre avete aspettato il mio ritorno, nelle sembianze del figliol prodigo, prodigo perché vi porto i doni che l'Amore di Dio mi sollecita a consegnarvi, doni privati e pubblici al tempo stesso, frutto della Sua Misericordia riservata a tutti, nessuno escluso: E tutti, nessuno escluso, devono festosamente accoglierlo. Si deve fare festa ogni volta che si ritrova l'Amore perduto, perché l'Amore vero non muore mai e rinasce sempre a nuova vita. Come si può pensare che questi nostri incontri, non solo epistolari ma di affinità inesauribile, possano diventare, se non essere sempre più improbabili? L'amore che noi proviamo e nutriamo l'uno per l'altro, è forse stato e sarà mai improbabile? No di certo, così come non è improbabile il fatto che ora siamo insieme nei pensieri e nelle parole d'amore di questi nostri fogli, che sicuramente smetteranno di riempirsi di scritti quando anche le nostre vite si ricongiungeranno per sempre. Ma anche allora, questo nostro modo di non separarci neppure nella separazione, sarà improbabile. E, se avviene ed è avvenuto ed avverrà, sino ad allora dove sta la sua improbabilità? Così è altrettanto improbabile che qualche prevenuto o qualche scettico o qualche incredulo cambi idea e si convinca del contrario. Quante prese di posizione, quanti preconcetti sono stati
smentiti, quante intransigenze sono state ridicolizzate dalla realtà
di quella vita della quale l'uomo presume di sapere tanto e pretende di
spiegare tutto! Figuriamoci dunque se è in grado di esprimere
certezze sulle verità di una vita di cui non conosce nulla
per esperienza diretta e ha notizie che assumono valore solo se vi
si crede per dichiarazione di fede totale nella Parola di Dio, e che
si può godere solo se si rinuncia alla presunzione di sapere tutto,
compreso quella di stabilirne l'improbabilità. Come si può pretendere che Iddio agisca secondo
i canoni del pensiero e dell'esperienza dell'uomo, di quello stesso
uomo che è rimasto sbalordito non tanto dai miracoli effettuati
da Gesù, quanto dall'imprevedibilità del Suo esempio e delle
Sue Parole sul valore della giustizia, dell'amore, del perdono, del
pentimento? Ora vi lascio alle cose rutinarie, ma vi do appuntamento
al nostro prossimo improbabile incontro. Ciao, bacioni schioccanti
dal vostro |
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Santa Pasqua 2004
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PASSIONE DEL BENE SENZA RITEGNO |
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Giovedì santo, 4 aprile 2004 Ciao papi caro. Sono giorni per voi, questi, nei quali appassionatamente dovreste rivolgere a Dio Padre tutta la vostra gratitudine, per averci manifestato nel segno della passione e del sacrificio del Figlio Gesù tutto l'Amore Misericordioso che Egli nutre per noi. E' un amore talmente imprevisto
e talmente incredibile che solo la fede ti consente di coglierne il
volere divino e di accettarlo senza reticenze, senza distinguo e senza
ritegno. Ma non per questo si può fare a meno di dolersi
dell'avere provocato a Dio, nelle vesti di una umanità cieca,
sorda e disamorata, il dolore di azioni ed omissioni peccaminose,
di averLo indotto a redimere quella umanità peccatrice attraverso
la crocifissione di Cristo Suo Figlio. E' un messaggio che l'uomo stenta a capire - oggi come allora, quando condannò a morte per crocifissione il fratello Gesù, pur essendone rimasto affascinato per la parola, la saggezza ed i miracoli- o piuttosto non vuol capire, perché gli propone l'alternativa della speranza di una inimmaginabile eternità spirituale, a fronte della concretezza di un benessere materiale che, pur se limitato nel tempo, è comunque raggiungibile e verificabile. E' un messaggio che l'uomo fa finta di non capire, perché antepone la misericordia del perdono e l'umiltà dell'amore all'arroganza del potere e all'intolleranza dell'odio. Perché gratifica la partecipazione e la condivisione delle altrui sofferenze piuttosto che il godimento individuale dei propri egoismi e dei loro frutti, perché premia la carità, la speranza, la fede in una vita nella quale carità si fa amore assoluto, speranza diventa certezza d'amore assoluto, e fede è Dio stesso, fonte d'Amore assoluto per il Quale tutto vibra ed arde di passione, di partecipe condivisione. E allora, se Gesù ha patito
il tradimento e le violenze dell'uomo, per condividerne le tribolazioni
ed ottenere la redenzione dai peccati immolandosi per il perdono, perché
l'uomo non fa il piccolo sacrificio di condividere con Gesù solo
un po' di quell'amore misericordioso che Ne riceve inesauribilmente, e
che gli viene offerto in cambio e a garanzia di una resurrezione gloriosa?
Partecipate dunque con la più sincera passione d'amore alla Passione
di Gesù, di cui si rinnova l'evento in questi giorni, perché
essi siano per voi non giorni di dolore ma Pasqua di Resurrezione. Santa Pasqua, 11 aprile 2004 Caro papi, Dio ha infatti creato l'uomo per Amore e con Amore e lo ha calato nelle manifestazioni sensibili e spirituali del Suo Amore perché Ne godesse a pieno, facendoseNe Egli stesso veicolo e artefice. E quando l'uomo Gli antepose l'amore per se stesso Egli non cessò mai d'amarlo, e continua ad offrirgli e ad indicargli i segni tangibili del bene da anteporre al male e dell'amore con il quale combattere l'odio. E il segno più fulgido e vivo della Sua Parola e della Sua Volontà amorosa è Gesù, fatto uomo per dire in parole umane di praticare il bene senza ritegno in ogni direzione e senza aspettative immediate, se non quella, da non sottovalutare, di guadagnarsi il bene eterno, resuscitando dalla ponderosa materia e risorgendo ad imponderabile ma appagante amore, incontenibile ed estasiante. D'altronde non è pensabile che l'onniscienza di Dio non fosse a conoscenza(*) della scelta che Adamo ed Eva avrebbero fatto, una volta sollecitati dalla diabolica trasgressione del divino ammonimento, e di tutte le tragedie umane che ne sarebbero discese. Ed è altrettanto impensabile che l'onnipotente Creatore dell'uomo e di tutte le cose non avesse previsto di dover riscattare i peccati di una sconsiderata umanità dedicandole in sacrificio la divinità del Figlio fatto uomo, supremo atto d'Amore misericordioso che sarebbe stato ricambiato con il più feroce e sanguinoso oltraggio all'uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Perché, nel momento in cui l'uomo si faceva artefice impietoso e disumano dell'agonia di Gesù sulla Croce, crocifiggeva se stesso ed il proprio peccato d'orgoglio, per riconquistare nel perdono, che Gesù invocava per lui in punto di morte, l'opportunità alla redenzione ed alla resurrezione. Gesù, nato e vissuto fuori del Peccato, non aveva bisogno di invocare un perdono che Iddio sapeva di non doverGli concedere, dal momento che la Divina Misericordia è riservata all'uomo che Le si affida per la consapevole rinuncia al proprio malinteso diritto al peccato e nella piena coscienza del proprio diritto al perdono, diritto invocato e consacrato dal sacrificio sublime di Gesù. Da quel momento in poi l'uomo è stato portato
alla conoscenza, non più imprevedibile, del destino che è
già soggetto ed oggetto di conoscenza dell'Onnisciente Padre.
Dio, e Gesù per Lui, Gli chiedono solo di confidare nella Misericordia
di Cui sono fonte inesauribile e generosa e che rappresenta la forma
più tangibile dell'Amore di Dio per l'uomo peccatore. Manifestiamo dunque la nostra gioia per le verità
che il Signore condivide con noi e glorifichiamo Gesù per il
supremo atto d'Amore Misericordioso che ci dedica dall'alto della Croce,
sulla quale si è immolato per noi. Siate fiduciosi, non abbiate paura della bontà
di Dio, anzi approfittateNe, abusateNe, e ricambiateLa con tutto il
vostro amore. Gli è sufficiente quello di cui siete capaci
nelle vesti di figli Suoi terreni. Ciao * cfr : lettere 27 ottobre 1996
(Cielo che poesia, pag.43) e 23 agosto 1997 (Cielo che poesia, pag 48) |
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