Lettere di un giovane angelo

EMILIO NEL NOSTRO 2006
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| Quando Gesù ti prende per mano e ti guida nella luce del Suo sorriso sino alla luce della vita senza compleanni e senza ricorrenze, allora ti compiaci di avere sconfitto con Lui la morte per sempre, e di avere prestato fede alla Sua Parola anche quando la vita ti lasciava intendere che non ci si può sottrarre all’ineluttabile epilogo del suo corso. Il sorriso di Gesù è la Parola di Dio che cessa di essere promessa, speranza, patto e diventa realtà di vita e di gioia condivisa non più nella forza sostenitrice della fede, ma nella concretezza dello stare insieme in assoluta simbiosi e inesauribile sinergia. Lo splendore del sorriso di Cristo diventa lo
splendore del tuo sorriso e la luce che lo illumina diventa la tua luce,
quella che senza avvedertene ti portavi dentro prima della morte, quella
che non puoi fare a meno di ostentare con orgoglio quando questa tua
stessa luce in Cristo ha annichilito la morte per l’eternità. Dunque, caro papi, sino alla soglia della morte
lasciati guidare, consigliare e illuminare dalla saggezza della Parola,
e quando sentirai bussare alla tua porta non temere di aprire.
Sul pianerottolo troverai un Signore dal sorriso pieno di amore
e di compiacimento, che ti tenderà la mano piena di calorosa
e sincera misericordia. Ciao
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... Questo fazzolettone di cielo stellato,
che ci stringe in un solo abbraccio e vi fa sentire tanto vicini a Dio,
è una minima particella felice e serena di quel cielo
sotto il quale si vivono e si consumano tutti i drammi dell’umanità.
E mentre tu sei qui a goderti con le orecchie e l’anima il silenzio discreto e palpitante di qualche milione di stelle, miliardi di stelle di altri cieli non possono trattenere il proprio urlo di dolore nell’assistere, senza nulla poter fare, alle scelleratezze che là sotto vanno compiendo gli umani. Ma esse non furono create da Dio per questo scopo, né per condizionare il destino umano. L’umanità attribuisce loro l’andamento positivo o negativo della propria vita, ma Dio previde per queste meravigliose lanterne del cielo ben altri progetti. Dire che le cose vanno bene o male perché si è nati sotto una buona o una cattiva stella è solo un mezzuccio meschino, di cui solitamente ci si serve per eludere le proprie responsabilità. Se ogni essere umano dedicasse non dico tutta la vita, ma solamente una piccolissima parte di essa a volgere lo sguardo verso il cielo illuminato di stelle e, piuttosto che andare alla ricerca di quella cadente per esprimere un desiderio, imparasse a scoprire nel loro luccichio lo sguardo dell’occhio di Dio che sprizza bagliori di felicità per il creato, per le sue creature ed in particolare per i figli Suoi, sicuramente il cuore si lascerebbe sopraffare dall’amore piuttosto che lasciarsi condizionare dall’odio. Purtroppo, caro scriba, gli uomini preferiscono
guardare in basso, molto più in basso dove brillano
presunzione, autocelebrazione, vanità e quell’io che si
sente la stella capace di offuscare tutte le altre e di provare a competere
anche con Dio. Con tutti gli occhiolini di cui sono capace, ammicco
anch’io come stella celeste insieme all’Amore del Signore.
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Caro papi, eccoci qua a testimoniare in queste righe il nostro stare sempre insieme. Al mare, in montagna, in città, ovunque, i nostri cuori in armonia parlano e scrivono la meravigliosa e stupefacente lingua dell’amore, nella certezza inossidabile di chi conosce il linguaggio dell'amore e sa che la morte è solo una data nel calendario della vita eterna. Per ogni creatura concepita nello spirito dell’universalità e della santità dell’amore che anima i figli di Dio, con la nascita inizia la vita eterna. Ma al momento l’ampiezza, la potenza e la purezza del progetto divino non sono percepite. I predestinati alla eterna felicità, violentemente e inaspettatamente avviati alla realtà dolorosa del tempo e dello spazio, sono troppo presi dai ritmi dell’orologio biologico e dalla sete di conoscenza alla quale questo stesso li costringe, allora rinviano il proprio confronto con Dio, la questione esistenziale per eccellenza. Ma il metronomo implacabile, ossessivo come la razionalità
della mente, prima o dopo mette l’individuo di fronte all’indifferibile
domanda: Io chi sono, perché sono qui? Certo, se nel frattempo le esperienze di vita non ti hanno formato al sentimento dell’amore e al suo linguaggio, soprattutto se non ti hanno educato all’umiltà dell’amore più generoso e sincero, la mente e i sensi restano concentrati sulla materialità della tua storia umana. E dunque, anche con dieci decimi di vista hai bisogno di un bel paio di occhiali per vedere chiaro sulle riposte da dare a te stesso e a Dio. I famosi occhiali della fede sono prodotti dalla rinomata ed antica fabbrica Padreterno & Figli. Sono distribuiti gratuitamente con un ampio materiale informativo sulle caratteristiche e modalità d’uso, che è di assoluta affidabilità e noto con il nome di sacre Scritture, quindi serio e autorevole, il meglio che si conosca per sollecitare il pensiero e, più d’ogni altra cosa, i sentimenti dello spirito. Bisogna saper ascoltare la Parola divina che
abbina semplicità e saggezza, ma principalmente è
forza e saggezza d’Amore. E se si sa ascoltare, si impara
anche ad aguzzare la vista oltre i decimi umani, per vedere
che la vita terrena è una breve parentesi iscritta
tra la Parola nascita e la Parola Eternità. Bacioni eternamente amorosi dal vostro
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| Caro papone mio, cara dolce mamma banana,
caro maestro e artista di dagherrotipi, vedete quanta luce intorno a
voi? e tutta dedicata a voi? L’arrivo già previsto dal
calendario celeste nella casa del Signore di un fotografo con
i baffi, non poteva essere festeggiato in maniera più
degna, tra esultanti sorrisi e gridolini di gioia luminosa. |
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Dico incredibili, caro vecchio scriba fedele, perché già
mi vedo i sorrisetti tiepidi e sussiegosi dei soliti scetticoni dell’ultimora
– quella terrena- che sentenziano sul frutto tecnologico di artefatti
grafico-meteo-elettronico-strumetale di un qualche evento esistente
solo nelle menti, diciamo un po’ scosse, e nella psiche un po’
fragile di chi cerca le conferme consolatorie di un’improbabile
paranormalità. E invece, hai visto che ti combinano i semplici, quelli che
abbracciano la fede dell’umiltà illuminata, quando
toccano in spirito la realtà di una speranza che si fa certezza? Diventano
matti di gioia e d’Amore e sentono l’urgenza di testimoniarne
in ogni modo, con ogni mezzo. |
Sono molto soddisfatto per l’emozione
che ho visto nel vostro sbalordimento e nelle lacrime calde e sincere,
perché vuol dire che voi credete e che la conferma è ricompensa
gradita alla vostra fede. Ciao |
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| Breve nota di mammabanana. Maurizio è stato uno dei più grandi fotografi di danza del mondo, sicuramente l'unico che infallibilmente sapesse cogliere il culmine del movimento e l'apice dell'espressione artistica. Un fotografo giovane e gentile, umile con ironia, generoso con semplicità. Aveva occhi vivaci, baffetti impertinenti e talento a fior di pelle. Concedeva a un intero balletto solo tre o quattro scatti, ma sempre, con vero talento scenografico, scolpiva in luci e ombre la sintesi creativa tra coreografia e danza, tra atmosfera dello spettacolo ed emozioni dello spettatore. E non se ne vantava, ma gli piaceva molto vedere la gioia e lo stupore di chi sapeva apprezzare insieme a lui non il suo capolavoro, ma l'opera che aveva ritratto. Per questo le foto di Maurizio, sempre firmate Perber insieme al suo socio e maestro, compagno e amico fraterno, sono inconfondibili. Come questa, che sento di potere attribuire al nostro fotografo, anche se dal 22 luglio ha "cambiato vita". Ma questa fotografia l'ho scattata io, con
la stessa camera digitale che ho usato a Fatima il 2 aprile '04.
(Roma
Fatima Roma.htm )
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Caro papi, ti scrivo per rivolgerti la
preghiera di non sentirti obbligato a fare quello che non ti senti di
fare. E ripeto sentire, cioè avvertire nel profondo dell’anima
e udire nella vastità del cuore. La prima, gelosamente privata ed intima, piena di pudore e tentativi di giustificazione a volte non richiesti, è bene accetta per il candore che nasce dal confronto sincero con la coscienza che prega. La seconda è ancor più gradita proprio
perché nella sua immediatezza comunitaria si
è spogliata di ogni remora, di ogni pudore, è
diventata manifesto, anelito di sostegno e d'amore
universalmente condiviso. E così sia.
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Caro papi, non posso distrarmi neppure un attimo e subito il nostro vecchio scriba fedele mi cade in letargo, o si distrae, o si mette in malattia. Se non fosse per l’indiscussa fedeltà, che non gli ha mai fatto difetto e della quale ha sempre dato prova, mi verrebbe fatto di pensare che si sia trovato un secondo lavoro, magari nero, con il quale garantirsi una vecchiaia tranquilla. Ma di quale vecchiaia stiamo parlando se è già vecchio come un cucco? E di che cosa avrebbe da lagnarsi se tutto l’amore che è passato per la sua penna ha già riempito la cassaforte del suo cuore di tutta la gioia necessaria a vivere più che felice per il resto della sua eternità? O forse è proprio questo l’unico vero motivo del suo battere la fiacca, si sente completamente appagato dell’Amore che il Signore gli ha confidato. Se così fosse gli dovrei dare una bella tirata d’orecchie,
perché con l’Amore di Dio non ci si riempiono i forzieri
per sentirsi ricchi e potenti, ma ci si arricchisce spendendoNe
e distribuendoNe, cioè condividendoLo con gli altri,
esattamente come la moneta che si apprezza se viene fatta circolare
facendola passare di mano in mano. Fatta dunque salva la buona fede del vecchio fedele, ma momentaneamente poco servizievole scriba, non mi resta che affidarmi a te, caro papi, per confidare ai miei ormai numerosi lettori la seguente raccomandazione. Fra le innumerevoli ed elogiabili forme d’amore che si praticano sulla terra, diffidate miei cari dell’amore intransigente, intollerante, integralista, perché nell’Amore di Dio non si riconosce alcuna di queste devianze, di siffatte storture. Il Signore è così accomodante con i Suoi figli da aver coinvolto il Figlio prediletto al più atroce Sacrificio d’amore, per dichiarare tutta la Sua Misericordia e per assicurare la Sua paterna vocazione al Perdono. Tutto il Suo Amore in cambio di tutto il Suo Amore:
Vi immaginate che fine avrebbe fatto Simon Pietro se Gesù fosse stato intransigente con lui, per essere stato rinnegato tre volte prima del canto del gallo? E invece ne ha fatto le fondamenta della Sua Chiesa, che resistono a tutte le paure della morte e raccontano la potenza di un amore condiviso con generosità, tolleranza e, se necessario, sacrificio. Solo apparentemente Gesù sembra intransigente, quando
dice: O con Me o senza di Me. Ma non può essere che
così. Chi, avendo inesorabilmente scacciato dal proprio cuore
ogni tenerezza per il Signore non ha più sentimento per invocare
la Sua Misericordia, e senza di Lui si condanna alla mortale privazione
per tutta l’eternità. Grazie papi, hai fatto un ottimo lavoro. Sono sicuro che
questo metterà sui carboni ardenti quel lavativo del vecchio
scriba fedele. Purché non ci vada a finire la sua anima! Bacioni.
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Caro papi, amore è la parola più usata a sproposito e più abusivamente tradotta da tutti i vocabolari delle lingue umane. Travisato, strapazzato, distorto, maltrattato, storpiato, vilipeso e soprattutto manipolato, questo vocabolo ha un solo, inequivocabile significato, un solo insostituibile sinonimo, cioè condivisione. Questa è la vera valenza e ti posso assicurare che ogni tentativo di attribuirgli un diverso significato positivo è frutto di strumentalizzazione. Invece, restando nell’ambito dei sinonimi e dei contrari, non è del tutto vero che amore è l’opposto di odio. Solo i contorsionismi della mente hanno l’interesse di proporre interpretazioni alternative, contrapposizioni ininfluenti, connotazioni gratuite e scontate. Per quanto ci si giri intorno, amare vuol dire condividere. Almeno così la pensò il Creatore quando diede mano e corpo al Suo progetto divino soffiando nell’universo la vita eterna, di cui rendeva partecipe l’uomo Sua creatura preferita. Siccome la creazione nasceva dall’ordine che Dio aveva imposto al caos, l’odio non era più di quel mondo. Nella pienezza di spirito che il Signore intendeva condividere con l’amato figlio, quell’universo poteva essere soltanto Amore, cioè Dio. Tutto questo è talmente elementare, essenziale, evidente, semplicemente divino, caro papi, che non c’è alcuna ragione di andare a consultare vocabolari. D’altronde Dio lo ha detto chiaro e tondo: Ama il prossimo tuo come te stesso, che, tradotto in soldoni, significa condividi con gli altri tutto ciò che ami in te, intelligenza, spiritualità bontà di sentimenti e soprattutto identità di creatura dai connotati divini. Perciò condividi con gli altri l’amore che Dio Si compiace di donarti in ogni istante, di cui tu sai di essere destinatario. Ma perché dovrei condividere con altri miei simili –si domanda l’uomo- quel bene che tutti i miei simili ricevono dal Signore in mia ugual misura? E poi, che c'entra l’amore che provo per me stesso con l’Amore che Dio manifesterebbe per tutti? C’entra, caro papi, perché come uno si prende
cura di se stesso, così il Padre gli chiede e lo sollecita a fare con
il suo prossimo. Nella vita in cielo tutto ciò è scontato ed avviene alla luce del sole. Ogni
spirito risplende nella Luce di Dio, la riflette e la condivide con
gli altri secondo i canoni eterni dell’universo,
che fanno di ogni istante dell’esistenza celeste scintilla di
gioia e di gratitudine glorificante ed adorante. Pur non pretendendo tanto dall’uomo
terreno, Dio pretende il massimo dall’uomo celeste e per questo
sollecita entrambi in Cristo ad amare gli altri così come Egli
li ama, cioè di
un Amore senza confine, di Amore assoluto. E, se lo chiede in prima
Persona è bene
darGli ascolto, perché Egli è Parola, Egli è Amore.
Egli è quella Parola d’Amore che parla fuori dai sinonimi
e dai contrari e da qualsiasi altro vocabolario delle innumerevoli
lingue umane. Bacioni amorevolmente ed equanimamente condivisi
tra te e mamma, e carezze altrettanto amorevolmente condivise tra Ginger
e Fred.
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Ci vorrebbe un pochino
d’eternità per
dettarti tutte le letterine che vorrei, caro papi,
ma neppure un’eternità di letterine basterebbe
a convincere l’uomo ignaro che la propria eternità è il
frutto eterno del progetto creativo di Dio. Lo spirito che animò la materia plasmabile
era, come è ancora oggi e sarà per sempre, l’alito
di Dio. Non si cancella nel dna dell’uomo la
memoria dell’impasto primordiale di terra e di acqua, ma
questi elementi essenziali della vita rimarrebbero
inerti come vasi di coccio se non vi fosse riversato lo spirito vivificante
dell’amore di Dio.
Che se ne renda conto o meno, l’uomo è destinato
o, se preferisci caro papi, amorevolmente condannato alla
vita eterna e non avviato ad una morte ineluttabile. Semmai,
quest’ultima
chiude la parentesi della vita dedicata alle scelte e spalanca l’ingresso
all’infinita ed eterna verifica delle stesse. Perché dalle
scelte tra bene e male discende l'incontenibile e
inarrestabile gioia eterna, o
l’inevitabile e indescrivibile
sempiterna dannazione. Gesù tornerà sulla terra un’ultima volta. Per tutti quelli che hanno perseverato nel primitivo errore, pensando di poter fare a meno del Signore o di sostituirLo, sarà morte che mai più vede la luce né conosce la gioia, e tutti coloro che hanno scelto il bene vivranno per sempre con Lui nel Suo regno , perché hanno trovato la porta della morte spalancata sulla vita eterna. E
così sia
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Cara mamma banana, non ti far sovrastare dalla smania,
dalla frenesia di avermi sempre accanto, perché ti impediscono
di sentire al mia presenza in ogni attimo della tua vita. Persevera
nella ricerca della verità che è figlia del bene, con
fede e con coraggio, senza mai lasciarti prendere dallo sconforto e
dalla noia. Metti da parte il tumulto dei tuoi sentimenti, perché genera
una confusione che sconnette e allontana. Noi stiamo facendo di tutto
per riportare nel tuo cuore la serenità che si merita e che
lo rende in euritmia unico spirito pulsante con l’amore copioso
e inesauribile che sgorga dal cuore del Padre celeste, affinché tu
stessa diventi fonte di conforto ed esempio di virtù perseverante
per tutti coloro che si rivolgono a te. Dalla tua serenità attingeranno
il conforto e la solidarietà che tu stessa hai maturato nella
consolazione di cui ti ha fatto oggetto la divina Misericordia,
invocata su te e papi mio dalla tenera Madre di Gesù e di
tutti noi.
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Caro papi, un buon cristiano deve essere coerente con
se stesso e non lo è se non si converte in Cristo, se non si
adegua al Suo esempio. Se non percorre il Suo stesso cammino. Ma tu, non sei anche tu figlio di Dio e non porti la tua croce nel faticoso cammino della vita tua e non hai la speranza che al termine del percorso segnato dalla morte inizia la vita senza percorsi e senza confini, promessa e raccontata da Gesù in terra e in cielo? Se sì, già sei con Lui sulla strada giusta. Se no, convertiti un’altra volta, ritrovaLo e raggiungiLo, chiamaLo, fatti riconoscere e vedrai che nessuna morte potrà impedirti di cantare in cielo la Gloria del Signore condividendoNe l’Amore. Non sai guarire gli storpi? Non possiedi la saliva miracolosa che ridà la vista ai ciechi. Non sei in grado di resuscitare gli amici defunti? Poco importa, il miracolo lo sai fare anche tu, te lo dice e chiede il Signore ad ogni istante: Apri il tuo cuore all’amore
mio perché Io
lo condivida con te e perché tu lo condivida con il prossimo
tuo, proprio come ti ho Io stesso insegnato nella carne del Figlio.
Tra loro troverai la più servizievole delle donne, delle spose,
delle mamme, Maria Misericordiosa alla quale ogni creatura
della terra dovrebbe essere devota e riconoscente. E così sia.
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Caro papi, ma tu credi davvero che ci
si debba per forza incontrare a Verano, quando non ci mancano
occasioni, ricorrenze, atmosfere fuori e dentro i confini del tempo
e dello spazio, nelle quali testimoniare e rinsaldare il nostro vincolo
d’amore? Quale posto migliore di queste letterine per scrivere tutto il bene che ci vogliamo? Eppure ce n’è uno più bello, più dolce, più conforme alla volontà di Dio e perciò a Lui più gradito: è la preghiera. In essa infatti si armonizzano, si esaltano e si fortificano l’Amore del Signore per i Suoi figli in cielo e in terra, l’Amore della comunione dei Santi, che operano affinché le anime dei loro colleghi terreni non smarriscano la via del cielo, e l’amore di quanti tra voi, confortati dalla speranza e sostenuti dalla fede, piuttosto che aggrapparvi alle caviglie dei vostri cari nell’illusione di trattenerveli accanto, li sospingete in alto sempre più in alto, perché giungano al cospetto di Dio e gioiscano con Lui e con noi tutti per l’eternità. Sapeste che tenerezza provo per voi, miei dolcissimi
mamma e papà, quando
vi sento pregare Gesù e la nostra Madre Santissima raccomandando
Loro di prenderSi cura di me, di proteggermi, di ispirarmi,
di volermi bene. E con
la stessa tenerezza io mi rivolgo a Loro perché si prendano
a Cuore le vostre anime e le guidino nel cammino della conoscenza
di dio nostro Padre.
Ma c’è un altro modo di amare che il
Signore apprezza molto, e vorrebbe vi si dedicassero i figli Suoi terreni
con maggiore solerzia. E’ l’amore
caritatevole, quello che si pratica nella solidarietà,
nella condivisione e nella donazione. Siate dunque caritatevoli,
miei cari, verso i deboli, i bisognosi, i derelitti. Dio lo è sempre.
Gesù crocifisso ne è l’esempio
più tenero, più santo che, al tempo stesso,
conferma che l’amore
annichilisce la morte fisica e rende più ameni i cimiteri. Specie
quando sono luoghi di preghiera e di meditazione. Ciao
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11 novembre 2006 |
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Ciao a tutti, sono il vostro Emilio, l’Emilio
di sempre e per sempre. Cara mammabanana, non
sono cambiato affatto. In spirito, s’intende.
E perché mai il mio spirito, quello voluto e ispirato da Dio nell’atto
del concepimento avrebbe dovuto cambiare?
Certo, se ti fosse data l’opportunità di vederlo
saresti dolcemente colpita dalla luce che irradia, perché come
allora anche adesso è della stessa sostanza del Padre
e ne è consapevole
e orgoglioso. Maria Santissima, alla quale sempre mi raccomandi, mi sollecita con tanta amorevolezza affinché non ti faccia mancare mai mie notizie, ed io sarei sempre a dartene, se non dipendesse dalla lavativaggine del vecchio scriba fedele. Proprio perché è vecchio bisogna compatirlo e bisogna anche ringraziare il Signore di avercelo messo a disposizione. Poi, hai visto quante altre opportunità ti sta dando il cielo per farmiti sentire vicino? La posta, le telefonate, le nuove amicizie, nate e coltivate in nome di un destino comune o alla ricerca di una parola di conforto, di una mano tesa, di uno slancio d’amore, non sono il segno tangibile di una superiore volontà spirituale che dichiara ad alta voce ed in modo inconfutabile la propria immortalità? Solo
i sordi di spirito non riescono a sentire, ad accettare questa verità e
tu, cara mamma, per fortuna di entrambi, non lo sei, perché Maria
Misericordiosa, quando eri sprofondata nell’orrida caverna della
disperazione ti ha costretto ad applicare un apparecchio acustico,
ti ha dotato di un bel paio d’occhiali
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25 dicembre 2006 |
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Cara mamma leprottina, ecco il luogo dove i cuori sono
meglio disposti a ricevere l’annuncio della nascita di Gesù
e più generosi per riservarGli uno spazio tutto Suo, per la storia
umana e divina che Egli si appresta a raccontare sino al prossimo Natale. Possiede l’uomo di oggi la stessa umiltà vocazionale dei semplici di spirito e quella dotta dei re magi, cioè degli uomini di scienza, dei filosofi, dei teologi e di quanti allora lessero nell’evento stellare il segno della potenza di Dio ed il percorso tracciato per cercarLo, raggiungerLo, ritrovarLo in fasce, per percorrere e rinnovare con Lui l’esperienza entusiasmante della vita eterna? E’ disposto l’uomo moderno a riconoscere nell’armonia della natura, nelle meraviglie della terra, nella straordinaria stabilità e fruibilità delle occasioni che entrambe gli offrono, i segni della concretezza di Dio e non già l’evanescenza e la precarietà dell’occasionale? E’ incline ad attribuire a Dio il primato assoluto della creazione, compresa la propria, e ad ammettere che le vicende umane non fanno parte del progetto divinino, ma nascono dall’eterna ed incurabile presunzione di volersi sostituire al Padre che lo vestì di natura celeste? Se sì, allora vuol dire che Dio non si è fatto uomo invano e che Gesù non spreca le Sue energie misericordiose nel rinnovare da oltre duemila anni il miracolo del presepe, tornando bambino per godere della purezza dello spirito e difendere il candore dell’infanzia nella vicende di una vita.che tende a cancellarne il significato e il ricordo nel raggiungere la maturità, che sempre più spesso sta a significare il peso del tempo piuttosto che l’umile ed illuminante lucidità dell’età della ragione. Riproporre la tradizione del presepe, con personaggi, ambienti e atmosfere sempre antichi e sempre attuali, così come li immaginò e codificò il santo che fece di umiltà e povertà ricchezza esemplare, non vuol dire soltanto tramandare alle generazioni future la rappresentazione teatrale delle proprie radici cristiane. Vuole piuttosto testimoniare il desiderio e l’urgenza che le coscienze hanno di confrontarsi con la santità dello spirito raccontata da ogni statuina del presepe. Consumata, scalfita dall’usura del tempo, così come accade per i personaggi e le cose umane, ognuna di esse partecipa attivamente ed instancabilmente allo spettacolo di quello straordinario atto di fede che, nascendo dall’umiltà degli spiriti semplici, garantisce l’immortalità, la stessa alla quale l’uomo infedele aspira senza l’aiuto e l’amore di Dio. I pastori con i loro animali, perché non hanno
smarrito del tutto la speranza di trovare giustizia, amore, solidarietà
e pietà per i deboli e i derelitti, si accingono a raggiungere
la grotta della rinascita della propria fede. Altro che albero di Natale, cara mamma banana.
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31 dicembre 2006 |
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Caro vecchio scriba fedele, confido nella tua quasi
sempre asettica penna per argomentare su un tema di grande attualità sulla
terra: quello del perdono. E' evidente che il
problema del perdono,
della sua istituzione e applicazione, non riguarda il tempo
della tua personale esperienza di vita, poiché va
fatto risalire ai tempi della Creazione ed è giusto considerarlo attuale allora
e per tutta la breve parentesi che si estende fino a questi giorni
tuoi. L'uomo, non satana, aveva inventato in un sol
colpo il peccato di disobbedienza e di presunzione. Ebbene, il Signore
Dio dell'universo Si inventò di conseguenza
il perdono. Strana ed incomprensibile forma di perdono! -va ripetendosi l'uomo
da allora- E' un perdono crudele che esige sofferenze,
tribolazioni, rinunce e soprattutto obbliga al confronto con
la morte, confronto
male accettato dai rassegnati e del tutto rifiutato da quelli che,
oggi sempre più numerosi, aspirano a sostituirsi a Dio o comunque
a modificare il destino della materialità e
la storia naturale della vita. Per questo gli rimane incomprensibile il sacrificio di Gesù, salito sulla croce per portare e donare all'umanità perdono e Misericordia. A nessun uomo sarebbe mai venuta in mente un'idea del genere, ma molti dopo di Lui per essa si sono immolati e fatti martiri e sono andati in cielo ad infoltire la schiera dei santi che celebrano anche lì la gloria di Dio. E pregano, con tutta la forza di una fede ormai confermata nella realtà dell'eterna beatitudine, affinché ogni uomo ritrovi in sé e nel vicino i segni della propria origine divina e si riappropri del senso universale dell'amore, che insegna ad essere generosi nel perdonare e umilmente bisognosi di carità misericordiosa nell'implorare perdono. Perché si faccia la volontà di Dio. E così sia. |
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| gennaio 2006 |
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