Le letterine di Emilio nel nostro
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(La penna scrive a scatti) Mamma banana, ciao! Eccomi qua tutto saltellante, sempre divertente e impertinente. Tu che ti aspetti sempre letterine seriose e tutte piene di santità! Qui in cielo è tutto molto divertente e ci è congeniale essere allegri. Come potrebbe essere altrimenti al cospetto di Dio, pervasi del calore e dalla luce del Suo Amore, coccolati e raggianti della gioia di sentirsi figli Suoi? In più, siamo consolàti dall'eterna presenza accanto voi.
Se in tutto l’arco della mia breve vita
terrena ho manifestato uno spirito scanzonato ed allegro, non posso diventare
improvvisamente serioso e pallossetto proprio in questa nuova
vita così allegra,
simpatica, spensierata.
Sai quanto mi piaceva fare il pagliaccio per affrontare con allegria
qualche momento difficile, ancora più mi diverto
a farlo ora che la mia
vita non conosce pericoli e ho la certezza di vivere per tutti i giorni
dell’eternità il nostro insieme per sempre.
Come devo fare, cara mamma, per manifestarmiti in tutta la mia incontenibile
allegria? Se vuoi posso fare capriole e cinguettare. Salti mortali no, ovviamente.
Lasciamoci divertire un po’, cara mamma banana, lasciati andare
cara leprottina, lasciati cullare tra le
ali del tuo angelo che ti ama tanto, tu che mi hai cullato e coccolato
cantando canzoncine di cavalli, papere e cagnolini.
Così vuole così Maria Misericordiosa. Nel mio amore c’è anche
il Suo e quello di Dio nella Sua triplice identità, ed anche quello
di tutta, tuttissimamente tutta l’allegra brigata che popola l’universo
di Dio e lo rende più fantasioso ed effervescente di quanto
Egli Stesso lo abbia creato, dal momento che Amore
genera amore elevato all’ennesima
potenza. Tutto questo amore tiene fra le sue calde ed accoglienti
braccia ogni creatura alla quale l’universale Amore dona la vita
eterna: vita eterna gioiosa, allegra e spensierata, ma concreta, esuberante,
creativa, inesauribilmente felice e gratificante.
Per tutto questo riprendo i miei saltini di gioia, cara mamma. Tu leprottina
dovresti essere in grado di saltellare con me. Oplà, oplà sino
alla prossima letterina, in un soprassalto di bene che non conosce pause
o flessioni.
E’ il bene che io provo per te.
Ciao,
saltapicchio.
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Caro vecchio scriba fedele, quando mi rivolgo a te è per affidarti una delle mie letterine importanti. Diomio, non che non lo siano quelle che dedico a papi mio o alla mia mammabanana, ma si tratta per lo più di confidenze ai miei cari, mentre questa letterina è una di quelle che il Signore confida a tutti i Suoi cari perché ne facciano tesoro di verità, di fede e d’amore.
L’uomo è fatto ad immagine e
somiglianza di Dio. Questo vuol dire che l’uomo possiede i connotati
dell’immagine del
Creatore. Se è così, con quale
forma esteriore? Quella dell’iconografia tradizionale o quella più storicamente
umana dello Spirito incarnato nel Figlio? Appare più logico dare per
scontata la seconda ipotesi. Altrimenti, Gesù che ci sarebbe venuto
a fare sulla terra, per chi si sarebbe lasciato crocifiggere? E perché?
Per principio, per una ideologia, per cocciutaggine, per disprezzo della
vita?
Dio aveva invano cercato di confidare all’uomo il segreto della
propria sostanza celeste nelle sembianze dell’Amore, della Luce, del
Fuoco. Ma
tutto questo apparire aveva ispirato più soggezione che confidenza,
più timore
che abbandono. D’altro canto l’uomo non sembrava avere
una tale forza d’immaginazione da rendere concreta la propria identità a
somiglianza di un Dio autoritario e intransigente. Allora
Dio volle concedersi ad una esperienza umana, necessaria ad avvicinarlo
da Padre, inaspettatamente amoroso e disponibile, ai
figli ancestralmente alieni dal coglierNe e comprenderNe gli slanci
e le tenerezze.
Dio Padre volle umanizzarsi affinché l’uomo
finalmente sentisse la forza prorompente e la sincera intensità dell’Amore,
che da sempre gli manifestava senza sentirsi giustamente e sufficientemente
ricambiato. Sulla terra pavida,
indifferente e ribelle al tempo stesso, nelle sembianze umane venne
a testimoniare la Verità del Suo amare, la Libertà del Suo
amare e la Fede per Suo amare; venne a dare
una prova tangibile della Sua presenza e a
formare la rappresentazione concreta della propria astrattezza,
che non è quella
che si è consolidata nell’immaginazione collettiva di un bel
vecchio canuto. Eppure, proprio come vegliardo – voi sapete come in
vecchiaia si diventi brontoloni ed esigenti – Egli
esige in cambio della propria generosità un
minimo di riconoscenza per la quale essere riamato con verità,
con libertà e
con Fede.
Queste sono le doti che illuminano l'uomo nella grazia
del Signore, questi sono gli strumenti, le linee
guida che devono ispirare il suo stile d’amore. Verità e
amore sono complementari e inscindibili come lo sono vero amore e amore per
la verità. Allo
stesso modo l’amore
non può fare a meno della libertà di amare. Non si
può imporre
il proprio amore a chi non è in grado di riceverne e di apprezzarne
slancio, sincerità, generosità. Si può liberamente amare
senza essere riamati, ma non si può pretendere di essere amati o riamati
coercitivamente.
Nel Suo modo di amare Dio è inimitabile,
Egli non cessa mai di amare sino a quando c’è un cuore che non
ha completamente sbarrato tutte le porte e gettato via le chiavi, sì da
impedire al proprio amore di uscire e all’amore altrui di fare capolino.
Il Signore mai ricorrerebbe a chiavi false per farsi strada in questi cuori
corazzati e inaccessibili, perché un
amore, nessun amore è vero se non è libero di dare e di ricevere. Tuttavia l’amore
di Dio non rinuncia all’uomo
perché confida
eternamente in lui, nella sua capacità razionale
di apprendere la verità e confrontarla
con altre verità, nella sua vocazione ad esercitare
la libertà delle
proprie scelte e rispettare le altrui libertà,
nella sua naturale predisposizione a fidarsi
delle scelte di verità dettate
dalle altrui esperienze in ambito naturale e soprannaturale.
Se l’uomo crede in questi principi, non fa fatica
a credere nella verità del
mondo divino preannunciato il cui accesso gli è stato indicato
dalla morte e resurrezione di Gesù.
La fede, l’amore e la libertà si
sublimano in una forza sovrumana che esalta la somiglianza dei connotati
spirituali dell’uomo con quelli del suo creatore che lo
conducono dritto dritto nella casa dell’eternità.
Questa è la verità vera, che ci crediate o no. Abbiate fede.
Ne avete facoltà e predisposizione genetica per essere
liberi di amare e di essere riamati.
Più date il meglio di voi stessi
più fate
felice Dio che si sente ricambiato di tutto il Suo Amore. E così sia.
Con tanto amore e in nome della verità,
dallo spirito libero del vostro
.
Grazie di cuore.
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Scommetto che ti sei commosso, caro papi. Come si può non provare emozione di fronte all’immagine dolcissima della grande Madre di Dio e al sorriso discreto ma rassicurante che illumina il Suo santo volto? Che è proprio così come La raffigurano pittori, scultori e madonnari, così come La raccontano e La descrivono le mamme ai loro bambini, così come L’immaginano i Suoi figli devoti ed affettuosi. Sì, è proprio così, caro papi, proprio come La vedono gli occhi della fede e i palpiti del cuore. Te lo posso assicurare, vecchio mio, dal momento che Le fui affidato per volontà di Dio e ne ebbi amorosa protezione per tutte le suppliche e le raccomandazioni che tu e la mia mamma ed i miei amici Le rivolgeste, perché si prendesse cura di me. Da quel tempo dell’eternità Le sto intorno e condivido con Lei e con l’incommensurabile moltitudine dei figli Suoi in cielo le ansie e i dolori, che un’umanità sempre più arida nei cuori e sempre più sorda alla Parola di Dio Le procura ormai senza ritegno. Faccio orgogliosamente parte del Suo esercito celeste, che sotto la Sua guida sconfiggerà per sempre il serpente drago, il sempre più arrogante principe del male.
Il volto di Maria, i Suoi modi, la Sua voce, sono
proprio quelli con i quali la nostra tenera madre si manifesta in terra ai piccoli,
ai semplici, agli umili, ma dietro il Suo sguardo
dolce, caldo e materno
traspare incontenibile la forza di volontà di Colei che
Si fece serva del Signore perché grazie
a Lei se ne portasse a termine il messaggio di Redenzione. Nei
Suoi occhi è viva
l’immagine dolorosa e straziante della morte del Figlio, ma vi risplende
pure la luce abbagliante della Sua Resurrezione. E in quella luce
traspare inconfondibile la consapevolezza di rappresentare nella volontà del
Padre e del Figlio la definitiva salvatrice dell’umanità.
Poiché solo una donna concepita senza peccato, solo
una madre, la madre del figlio di Dio, remissiva ma non succube, solo la
dolce, delicata, minuta e giovane Maria della fantasia popolare incarna in
dignità umana
lo Spirito di Dio che vuole riscattare l’umanità intera
dal peccato di cui si macchiò un’altra donna, che il Signore
aveva destinato alla vita e che il serpente distrasse con diaboliche lusinghe
dal proprio destino. Cedendo alla diabolica tentazione di appropriarsi della
sapienza e dell’onnipotenza di Dio, con un atto
di superbia Eva avviò inconsapevolmente
il destino della donna che fece dell’umiltà e dell’obbedienza
la chiave che apre le porte del regno di Dio. Poiché queste
Sue virtù contraddistinguono i figli diletti del Signore e ne
fanno gli eredi universali d’Amore, così come la sapienza è
la forza che annienterà il male per sempre.
In quel tempo i fedeli del Signore, i ferventi figli affettuosi di Maria
e tutti gli uomini caritatevoli e speranzosi saranno pervasi per l’eternità da
questa travolgente ed esaltante forza, inesauribile energia dell’Amore
eterno. E si chiuderà per sempre il breve capitolo della storia di
un’umanità che tanta apprensione ebbe a sollecitare nel cuore
tenero della nostra Madre Misericordiosa.
Sia fatta la volontà di Dio e così sia, che l’amore mariano
ci protegga sempre e vi raccomandi all’Eternità.
Bacioni dal
vostro
Ciao. Evviva Maria.
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Caro papi, eccomi qua. Il vostro inviato speciale, il vostro messaggero zelante, il vostro missus angelicus. E’ un po’ di tempo che non ci sentiamo per letterina, s’intende, anche se verbalmente i nostri cuori si parlano fitto fitto. Come inviato speciale mi trovo infatti nella necessità di cambiare spesso e a volte in fretta e furia destinazione di lavoro. Lì dove c’è un fronte caldo, dove c’è disperazione, ribellione, sofferenza, violenza, addirittura pericolo di morte, in tutti quei posti opera l’inviato speciale. E che ci fa l’inviato speciale laggiù, trasmette la cronaca degli eventi, fotografa la crudezza del dolore, racconta l’orrore della tragedia? Nulla di tutto questo, miei cari, ma vi porta la parola del Signore, il messaggio concreto del Suo Amore, a certezza sincera della Sua solidarietà.
Non è vero che Dio si disinteressa
delle vicende umane ed è sordo alle preghiere e alle invocazioni
di misericordia dei Suoi figli. L’inviato speciale è speciale
proprio per questo. Egli ha il compito di confortare, di sostenere, di
fortificare i cuori addolorati, le anime disperate, le fedi vacillanti,
gli amori annichiliti. Il Suo messaggero riporta
fedelmente il sentimento del Padre premuroso ed amorevole che
rinnova per l’eternità l’immutevole
sincerità della Promessa, l’inossidabilità del vincolo
d’amore, la gratuità disinteressata della Misericordia. Mi
correggo, gratuita e interessata, perché l’Amore incommensurabile
di Dio per i figli Suoi errabondi, esposti alle vicende della vita e ai
conflitti della sua carnalità, ha per fine
ultimo quello di riaverli con Sé tra le braccia rassicuranti della vita eterna e dell’eterno
Amore. Egoisticamente? No, ma con tutto l’orgoglio di Padre, ed anche
in questo il Signore è imbattibile.
Fui mandato specialmente da voi perché il Signore non voleva perdere
per sempre due cuori che si abbandonavano ai gorghi mortali della disperazione.
Dovevano essere salvati, rincuorati, rasserenati dal sapermi vivo, in piena
salute, di splendido umore, di incontenibile entusiasmo e soprattutto presente,
vicino, disponibile, fedele e colmo di incontenibile amore filiale.
Poi, una volta rinfrancati dal Suo tenero Amore e corroborati dalle complici
attenzioni della Madre celeste, portata a compimento con successo
la mia missione speciale, la volontà divina mi ha destinato ad altri
compiti speciali. Così, se il vecchio scriba fedele
non mi riceve più con
l’intensità di prima, non dipende solo
dal suo progressivo "ringiovanimento", ma anche dal fatto
che io sono impegnato su altri fronti in altre missioni. Ciò non
toglie che vi sono costantemente vicino, anzi, appiccicato come una ventosa,
perché non voglio mandarvi allo
sbaraglio e non posso permettermi di non riavermi con me a goderci la
gioia di condividere con Dio tutto l’amore, che ci unisce e ci fa
Suoi figli eternamente e felicemente devoti.
Vi rimango accanto come messaggero perché voi
stessi vi facciate fedeli testimoni dei messaggi che vi porto e ne condividiate
generosamente la gioia e la serenità che vi procurano. Perché non
solo in voi, ma in tutti coloro che godono della vostra
e nostra generosità si
operi lo stravolgimento di valori morali e spirituali che
tanto è
gradito al Signore, quella metanoia che si manifesta
ogni volta che ci inginocchiamo con devozione ai Suoi piedi. Nella
certezza che Egli, sorridente, ci porga la mano per sollevarci delicatamente
e dolcemente alla Sua altezza per meglio accoglierci e stringerci in un
abbraccio paterno rivitalizzante.
Miei cari, il mio personale messaggio è il seguente. Vi voglio un
bene grandissimo e non smetterò mai di gridarlo ai quattro angoli
dell’eternità.
Ciao MESS. ![]()
Nota
METANOIA: profondo mutamento nel modo di pensare,
di sentire, di giudicare le cose. Nel Nuovo Testamento il termine indica
il totale capovolgimento che si deve operare in chi aderisce al messaggio
Di Cristo nel modo di considerare i correnti valori etici, culturali e
sociali. Le beatitudini evangeliche sono l’espressione della metanoia
cristiana. (Vocabolario della lingua italiana, enciclopedia Treccani).
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Santa Pasqua 2008 
Pintoricchio: Gesù fanciullo nel
tempio disputa con i dottori |
Miei
cari, siate sereni perché non vi ho dimenticati né vi
trascuro in alcun modo, ma soprattutto non vi abbandona e non vi
trascura mai quel Padre generosissimo che Si è fatto uomo
tra gli uomini per raccontare loro un’inimmaginabile
storia d’Amore. Che si sublima in un sacrificio impietoso e
disumano, decretato ed attuato da umana ingratitudine. Nel Suo cammino verso l’altare sacrificale Gesù procedette nella solitudine di chi si sente tradito e di chi è conscio di non poter condividere con nessuno il turbamento dei sentimenti, la fragilità delle emozioni e la violenza delle incertezze. Solo: nell’elaborazione del proprio dolore, nel tormento della più intima preghiera, nello stupore della cattura, nella nefandezza delle menzogne accusatorie, nell’indifferente cinismo del giudizio e nell’omertosa rinuncia alla verità; nel pestaggio gratuito e devastante delle umane fattezze, tra la moltitudine di testimoni anonimi e disincantati, nel cammino della croce sotto e verso la croce. Solo, dall’alto di quella croce alla quale aveva indirizzato e dedicato la divina vocaziona di misericordioso Redentore; solo nella confessione intima e diretta con il Padre nell’ultimo istante di vita terrena, segnato dallo straziante silenzio del dolore materno e dall’incredula rassegnazione di quanti L’amarono da vivo.Una via crucis percorsa tra comparse amorfe ed incapaci di manifestare unanimi slanci di solidarietà, di dolore, di pietà. Miei cari ed assidui lettori, la celebrazione di ogni festività pasquale vi offre l’opportunità, anzi, un numero incredibile di opportunità di accompagnare Gesù in ogni istante della Sua Passione e lungo tutto il percorso del calvario manifestandoGli la sincera solidarietà che merita, l’amore che chiede, la pietà che suscita il Suo Sacrificio esemplare, la devozione che l’umanità tutta Gli deve per essere stata riscattata dal peccato e liberata dalla morte. Vivere intensamente ed appassionatamente
i misteri pasquali vuol dire solidarizzare con Gesù nel separare le tenebre dalla luce e la morte dalla vita eterna,
nel cancellare il peccato con l’Amore e il perdono,
nel perpetuare in eterno il miracolo divino della Creazione del cielo e della terra e di tutte le cose
visibili ed invisibili. Solidarizzare con Gesù vuol dire essere
cristiani ed aspirare alla risurrezione e alla vita eterna, vuol
dire sconfiggere la morte ed essere vivi per sempre. Buona pasqua a tutti dal vostro fedelissimo |
Pintoricchio: Resurrezione |
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Ciao vecchio caro scriba fedele. Stai invecchiando
nell’attesa delle
mie letterine? E’ vero, non sono assiduo come prima, ma
questo non vuol dire che io vado allontanandomi da te, anzi ti sono più che
attiguo in spirito. Come non vi è alcuno spazio che ci divide, così non
vi è alcun margine di tempo che ci separi: vivo una vita senza prima
né dopo nella quale neppure l’energia dell’Amore di
Dio della quale ci nutriamo è quantizzabile, mentre tu trasporti
materialmente la tua anima lungo un cammino misurabile nello spazio da
percorrere e nei tempi da impiegare.
Teoricamente dovremmo ritrovarci solo quando varcherai la soglia dell’infinito,
mentre le letterine che ricevi contraddicono concretamente questo principio
grazie al fatto che l’energia dell’amore
che vibra dentro di noi, e che su di noi vicendevolmente si riversa, annulla
ogni divario temporospaziale.
E allora le letterine, pur rappresentando una prova sostanziale di questa
realtà comune alle nostre apparentemente diverse realtà,
non sono prova insostituibile dell’amore che sempre più consolida
la forza che ci tiene uniti. Più tu ti affidi alla fede, più tu
confidi in Dio e ti fai interprete del Suo progetto creativo, più il
vincolo diventa saldamente attuale e talmente vivo da non aver bisogno
di un supporto epistolare.
Ma chi lo spiega tutto questo alla mia mammabanana e a tutti quelli che impazientemente la sollecitano a trasmettere le ultime notizie? Si accontenterebbero costoro di sapere che spazio e tempo si incontrano e si fondono con infinito ed eternità? Temo proprio di no. E poiché proprio da me partì la sollecitazione a rendere di dominio pubblico il nostro epistolario e la nostra vicenda amorosa, sono qui a sottoscrivere l’impegno di farmi vivo più assiduamente per non deludere i miei estimatori e sostenitori, ai quali affido questa letterina, breve nell’estensione ma densa di argomentazioni su cui meditare. Con il prevedibile sollievo del mio vecchio scriba fedele, al quale le ore piccole si addicono sempre di meno.
Buona notte a tutti e bacioni.
persempre.
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Mi trovo, con emozione e comprensibile commosso fervore, nello splendore luminoso dell’amore di Maria la Misericorde Mamma di Gesù, e mi piacerebbe, miei cari, trasmettervi tutta la gioia che mi pervade per farvene partecipi. Ma, per quanto mi sforzi di mutuare dal bagaglio delle mie umane esperienze un qualche sentimento per rendervi intellegibile questo mio sublime stato di grazia, non mi viene in mente nulla di sufficientemente adeguato. Nessuna creatura umana infatti, neppure la più vicina alla santità, possiede il grado d’ispirazione divina necessaria a vivere concretamente la beatitudine delle beatitudini, quella di sentirsi tutt’uno con l’Amore più amore che sia stato mai concepito, l’Amore che non conosce pause, limiti, stanchezze, ripensamenti.
Certe volte ho
provato tra le tue braccia e al tuo seno, cara
mamma, la pienezza di questo amore che
non riesco ad esprimere con il linguaggio dell’eternità,
seppure quegli attimi
d’intimità così intensa sono soltanto
lontana memoria terrena di questa mia indescrivibile intimità senza
confini.
Intimità è la parola giusta, la più vicina
al significato spirituale e materiale che sto cercando di spiegarvi e la
più attinente
al comune sentire dei nostri mondi, così imprevedibilmente attigui:
intimità come abbandono totale, fiducioso,
rassicurante, confortante, istintivo e consapevole al tempo stesso.
Così come mi abbandonavo tra le tue braccia, cara mamma, allo stesso
modo mi affido totalmente all’abbraccio della Madre celeste.
Nel
calore del tuo corpo avvertivo l’intimità di sentimenti e
di emozioni condivisi visceralmente e spiritualmente all’unisono.
Sangue del tuo sangue, appendice pulsante della
tua carne e della tua anima, diventavo individuo in corpo e anima nella
vitalità e nella
passionalità delle tue esperienze.
Nell’abbraccio luminoso
e altrettanto caldo della Regina del cielo riconosco l’intimità protettiva
e partecipe della serva di Dio e l'eterna purezza inestinguibile dell’Amore
paterno del Signore, che nel ventre di Maria si è fatto umano e
dell’umanità ha assunto anche il volto e l’afflato materno,
Dio unico nelle tre Persone, Amore
unico nelle tre Forme più sublimi
della propria manifestazione.
Comprenderete dunque, miei cari, da quale gioia mi sento pervaso, da quale beatitudine mi sento cullato, di quale Amore mi sento gratificato. Così come lo fui nella mia vita terrena quando il vostro amore mi è stato dato con generosità, quando mi avete condotto per mano incontro alla speranza e alla fede dell’Amore eterno facendomeNe conoscere le umane sembianze, quando mi avete definitivamente raccomandato e consegnato alla Sua sorgente inesauribile, e quando mi avete consacrato all’amore di Maria Santissima.
Lo spirito fortunato del vostro
Emilio si gode senza ritegno tutto l’amore
possibile ed immaginabile, dal
momento che non si divide tra quello che gli fate pervenire dai vostri
cuori e quello che lo ha accolto in cielo. I due filoni, i
due fiumi amorosi confluiscono in un unico sconfinato ed imponente fiume
d’Amore, che scorre allegramente nelle praterie del
cielo e di là si dirama in tanti rigagnoli destinati a rallegrare
i cuori di coloro che, come me, sono stati formati nella fede e nella speranza
dell’eterna beatitudine.
Questa valanga di fresche ed amorose acque non divide
i due mondi contigui, ma ne rappresenta il filo invisibile che li tiene
saldamente uniti.
Di
qua dove mi trovo io lo si vede chiaramente, di là dove siete voi
lo si intravede, lo si intuisce solo per mezzo della fede. E avere fede
equivale in pratica a vedere, vedere il fiume delle acque scintillanti
d’amore
che attraversa i cuori delle creature care a Dio, colmandole di Se Stesso.
Altro che mondi imprevedibilmente contigui! Su quel
fiume mi lascio portare qua e là, di qua e di là, e con me
le mie letterine. Navigo
dunque non solo nelle acque calme dell’oceano celeste, ma anche nelle
placide e scintillanti acque del fiume dell’Amore tra affluenti e
diramazioni secondo la volontà del Signore, portandovi bene e volendovi
bene.
Il vostro navigatore fluviale ![]()
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NELL'ETERNITA'
TUTTO E' AVVENUTO,
TUTTO ACCADE E TUTTO AVVERRA'
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Evviva evviva, miei cari. Ci
viene incontro scodinzolando e con la sua andatura dinoccolata la
piccola Ginger, che Greta e Biki accolgono
con festosi guaiti di benvenuto e i
gioiosi gridolini con i quali hanno allettato il comitato d’onore e tutta la comunità degli amorosi
amici dell’uomo che popola il nostro cielo.
Ginger con uno scatto
improvviso e imprevedibile, ma atteso e desiderato, mi salta tra le braccia
e ci si accoccola come un cucciolo, e mi lecca il naso con quella sua linguetta
umida e liscia, e mi dice che è tornata dal suo padroncino e
che è felice
di averlo ritrovato, dopo un lungo e doloroso cammino, proprio lì dove
lo aveva visto avviarsi un giorno e dove era sicura che lo avrebbe raggiunto.
Mi dice pure che le mancheranno per un po’ le vostre carezze e i
dolci sguardi del suo caro Fred, ma che saprà aspettare con noi
tutti quell’attimo di eternità nel quale ci riuniremo per
sempre, la nostra piccola ma solida famiglia, in grembo alla sterminata,
indistruttibile Famiglia che abita l’accogliente e conviviale Casa
celeste.
Mi strofina il nasino freddo dentro l’orecchio per confidarmi che
lei e Fred mi sentivano, avvertivano la mia presenza durante le mie visite,
le mie scorribande terrene, e che avrebbero voluto condividere con voi,
miei cari, quella loro gioia.
Mio caro, vecchio scriba fedele, non
avere pudore a trascrivere le emozioni che ti sto dettando e
ammonisci gli immancabili sapientoni in agguato che noi quassù,
per quanto spiriti e proprio perché tali, non
ci spogliamo mai delle passate esperienze sensoriali, che rappresentano
nel bene la nostra ricchezza culturale di una vita terrena che, con le
proprie radici fortemente conficcate in terra, tende i rami carichi di
frutti verso quel cielo che l’ha creata ed alimentata di speranze
piene di Eternità.
Perciò costoro non si devono compiacentemente scandalizzare, se
parlo di nasi umidi e freddi, di braccia, di code scodinzolanti e di tante
altre cose che si riferiscono alla corporeità. Infatti, pur
non essendo scaduto, né iscritto nel calendario del tempo
che scorre sulla terra e nell’universo, il giorno annunciato
della resurrezione della carne, nell’eternità tutto è avvenuto,
tutto accade e tutto avverrà. Quindi non ci si
deve meravigliare, se
noi spiriti proviamo solletico mentre il nostro cagnolino ci lecca l’orecchio
in un impeto d’amore di cui ci sentiamo emozionalmente pervasi.
Siamo emozionalmene pervasi, se volete eccitati, dall’Amore che il nostro Signore e Creatore ci dispensa in palpabili carezze e consistenti attenzioni. Così come avvertiamo e godiamo il calore e la tenerezza della Madre Celeste che ci avvolge in un materno abbraccio.
Non deve sorprendervi il fatto
che vediamo voi sulla terra con tutto quanto vi accade, e che
sentiamo, udiamo e ascoltiamo.
Altrimenti come potremmo proteggervi, come potremmo ricevere ed accogliere
le vostre preghiere, le vostre invocazioni?
E Dio stesso non vede? Non ascolta? Se non possedesse
esperienze sensoriali, come avrebbe potuto creare i meravigliosi colori
del cielo, del mare, delle piante, degli animali, dell’arcobaleno; oppure le voci degli uccelli,
il fragore del mare in tempesta, del tuono, del vento, o il chiarore di
un sorriso e di uno sguardo, e il profumo dei fiori, il sapore dei cibi,
la frescura della rugiada, la dolcezza di una carezza, la levità di
un bacio?
Luce e buio, musica e stridore, caldo e freddo, vita
e Vita.
Per questo la piccola
Ginger, passata
dalla vita nella quale
distingueva con il fiuto il bene dal male, l’amore dall’indifferenza
o dall’odio, la gioia dal dolore, Ginger che manifestava i propri
sentimenti con la vivacità o la pateticità o la tristezza
dello sguardo, che trasmetteva con una slurpata o con la zampottina la
concretezza del proprio immenso affetto, passata come
dicevo a
quella vita migliore in cui tutto è bello, tutto è appagante,
tutto è gioia,
oltre il dolore e il male che patiscono le creature terrene, non
appena mi ha visto mi è saltata addosso e mi si è accoccolata
in grembo, mi ha slurpato il naso e mi ha ficcato il tartufo nell’orecchio, per
confermarmi a modo suo che l’amore che mi aveva già manifestato
nei brevi giorni della nostra convivenza terrena era il più tenero,
il più caldo, il più sincero, il più disinteressato, il
più eterno che si potesse mai provare e
donare.
Proprio come quello del suo Creatore.
Baubau. Come ci vogliamo bene! Babau come vi vogliamo bene!
Ciaobau da
,
Ginger, Greta e Biki. Una carezzina al piccolo Fred.
Bacioni a tutti dal cielo felice.

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(Non intenzionalmente, questa sera a Spoleto papà si ritrova con la penna in mano, davanti a un foglio bianco, appoggiato sul comò che si trova ora in camera nostra. Ma quando Emilio mi chiese di chiamare papà e scrisse con lui, lì in piedi, la sua prima letterina, era nella sua stanza a Roma. Vedi Diario di un angelo, 11 febbraio 1996, pag. 44)
Ciao caro, vecchio scriba fedele, stessa
scena, stessa posizione, stesso comò di tanti anni fa. Ti
ricordi i primi scarabocchi? Le prime
parole incerte e scritte con calligrafia tremula? Le prime grandi prove?
E le emozioni, le lacrime di gioia, le paure, l’incredulità e
l’irrefrenabile voglia di benedire e ringraziare quel Signore che
colpevolizzaste del mio destino?
Da allora fiumi di inchiostro, volumi di letterine: un fiume tumultuoso
d’amore straripante, quello stesso fiume generato dalla sorgente
limpida ed incontaminata dell’amore di Dio nella sua triplice epifania,
e dall’altra sorgente altrettanto fresca e cristallina di un amore
spiritualmente terreno e coltivato nel segno dello sguardo benedicente
del cielo. Quale infinito scambio d’Amore da
quel giorno tra cielo e terra e quanto commosso ed inatteso coinvolgimento!
Avresti mai immaginato, caro papi, che quella tua esperienza così incredibile
avrebbe partorito una così imprevedibile e così affascinante
vicenda? La storia dell’amore vero e concreto
che il Creatore dello sterminato universo nutre per la propria discendenza
filiale, per i figli naturali.
Le prove tangibili le hai avute da allora anche tu, e continuerai ad averne.
E non sei né il primo né l’ultimo. E’ da tempo
immemorabile infatti che il Signore parla, appare e scrive ai figli prediletti.
Parla loro d’Amore. Si manifesta loro in Luce e Sorgente d’Amore.
Scrive e fa scrivere racconti d’Amore, invia messaggi e messaggeri
del Suo Amore infinito.
E tu da quel giorno, caro papi, anche tu, nelle vesti del vecchio scriba
fedele sei una delle Sue innumerevoli pedine, delle
Sue innumerevoli penne, che Ne scrivono e Ne celebrano la gloria.
Dio vi benedica tutte, e così sia.
Ciao, stai facendo la tua parte di scriba fedele sotto lo sguardo compassionevole
e trionfante di Cristo risorto. Lo sapevi? Te ne sei accorto? Ebbene, non è una
cosa del tutto casuale. Capito?
(Recentemente
abbiamo ricevuto in dono un’icona che rappresenta la Resurrezione,
e l’abbiamo
appesa sopra il nostro comò)
Bacioni. Ciao mamma, un bacione grandissimo e tante benedizioni da
tuo persempre.
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Ciao, mio vecchio papi caro. Ti ricordi di quando ti dissi
della mia intenzione di andare a vivere da solo, e tu, senza farci una
piega, mi rispondesti: fa’ pure, però se esci di casa poi
ci ritorni solo come figlio ospite? Io lì per lì non capii.
Anzi ci rimasi male e pensai: parla sempre di libera volontà e poi
ecco che mi pone limitazioni, condizioni. Che razza di libertà!
Una libertà condizionata, vincolata
alla patria potestà.
Ora che so, senza alcuna ombra di dubbio, cosa significhi essere libero,
mi rendo conto che la libertà che allora mi riconoscevi era la
libertà vera,
quella della libera scelta, quella ispirata dall’amore.
Ora che i dubbi sono stati definitivamente
rimossi dalle certezze assolute, che li hanno ricacciati per sempre dal
mio cuore, so che mi stavi dicendo: Figlio mio. Per l'amore che nutro per
te e che mi ha sempre ispirato, nel rispetto di quel libero arbitrio che
il Padre concede a tutti i suoi figli, mi rimetto alla tua volontà
di affrancarti dalla tua famiglia. Se lo fai, sappi che non perdi i tuoi
diritti e doveri di figlio, e neppure i diritti e doveri di ospite. La
tua scelta non può intaccare l'intensità, la lealtà
e la genuinità dell'amore che mamma e papà ti portano.
In questo loro amarti e rispettarti come spirito libero, essi stessi manifestano
e rivendicano la propria libertà, alla quale li ha concepiti e li
ha nutriti l'Amore creativo di Dio.
Sono inoltre certo, cari miei genitori, che nell'istante nel quale io vi
ho reso partecipi del mio trasferimento alla casa del Signore e della volontà
incoercibile della mia anima a lasciare il corpo martoriato per diventare
cittadino qui eternamente residente, voi mi avete riconosciuto il
diritto di libertà spirituale e mi avete testimoniato tutta la forza
del vostro amore.
Come potete constatare, è successo proprio quello che allora
mi dicesti, papi caro. Va' pure figlio mio. Io sono andato, rimango sempre
vostro figlio e spesso sono ospite vostro su questi fogli. Anche tutto questo
è frutto dell'Amore che si esprime nella libertà di esercitare
e vivere questa nostra bellissima esperienza.
Quando il messaggero del Signore
comunicò a Maria la volontà celeste di farSi uomo da ventre
immacolato, forse che Dio non riconosceva alla Vergine prescelta
la libertà di rifiutare quel ruolo, e la libertà di dichiararsi
Sua serva, serva della Sua volontà? E la disponibilità
di Maria non nasceva dalla consapevolezza della propria
libertà decisionale a dare alla luce il frutto dell'Amore di Dio?
Anche Gesù, nato per questo Amore, non volle mai rinunciare
alle scelte di libertà che Gliene derivarono. Tra tutte,
la libertà di sacrificarSi sulla croce in nome della verità
e dell'amore speso per redimere l'umanità dal peccato, dal non amore,
dalla rinuncia alla libertà eterna.
Caro papi, per quanto incarcerate nell'ingombrante fardello corporeo, le nostre anime sono avide dell'Amore di Dio e sono avide del diritto alla libertà di operare le scelte giuste a riappropriarsi del Regno dell'amore. La Grazia di Dio imprime in esse il dono della libertà insopprimibile di amare e di essere amati, di essere figli di Dio per l'eternità. Così come io mi sento e sono figlio tuo per sempre, nell'amore incondizionato al quale mi hai coccolato e viziato.
Tuo per sempre, vostro per sempre. ![]()
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| LE NOSTRE LABORIOSE VACAZE
immmersi in una natura incontaminata, ma non dissimile ed altrettanto bella |
Ciao miei cari vacanzieri, eccomi qua. Ciao vecchio scriba fedele, anche
tu in vacanza, credo, dal momento che da un po’ di tempo
trovo sempre libero quando ti chiamo.
Come vedete, miei cari, io invece non sono in ferie. Qui
da noi le vacanze le trascorriamo lavorando alacremente intorno
alle anime bisognose di assistenza, di cura, di protezione e di
conforto. Sapeste quante ce ne sono! Vi posso comunque assicurare che sono
le vacanze più belle, più gratificanti, più
corroboranti e più riposanti. Non vi sembri un controsenso. Siamo
infatti così carichi dell’energia vivificante di Dio, che ne
riversiamo un po’ su coloro che non hanno l’opportunità
terrena di goderne.
Siamo badanti in vacanza, che accompagnano
le ore liete del vostro ritemprarvi al sole, nel mare, nella luce e nei
cieli brillanti di stelle, in quella natura che dovrebbe riaccostarvi
a Dio con gratitudine. Come grati Gli siamo noi che Gli viviamo accanto,
immersi in una natura incontaminata ma non dissimile ed altrettanto bella.
Certo, noi che siamo inondati dal sole più caldo e più dolce
che ci sia, non abbiamo bisogno di creme protettive, né dobbiamo
temere di rimanere ustionati come voi vacanzieri al mare, ai monti. E potete
stare tranquilli che l’energia d’amore solidale del
Signore Dio nostro che ci sforziamo di infondervi è innocua,
ma altamente rigenerante. E fa tanto bene. Va presa senza
ritegno, senza prudenza, senza riparo alcuno, perché non porta e
non fa altro che bene.
E’ da ben altre esposizioni e disattenzioni
che le anime vacanziere devono guardarsi. Si tratta di
energie ustionanti e dolorose che lasciano il segno e nascono dalla
mente del grande illusionista, da colui che vorrebbe andassero in
vacanza la fede e la speranza nella pietà e nella misericordia
di Dio e degli uomini. Ma non si faccia troppe illusioni il signorino,
perché
ci siamo noi che come cicale ciarliere riempiamo le vostre giornate
di rumorosi e magari fastidiosi richiami a non fidarvi, a non abbassare
la guardia, a proteggervi, in questo caso sì, con pomate
superprotettive e magari repellenti: pena ustioni inguaribili. Questo per
il buon nome della tanto bistrattata cicala, questo animaletto segnato
a dito dalla tradizione popolare come esempio di pigrizia e di imprevidenza.
E se lei fa incessantemente cracra per almeno dodici ore al giorno,
noi più laboriosamente copriamo l’intero arco delle vostre
giornate, perché non vi lasciate prendere dalle forze del male e
per testimoniare, nella nostra diuturna presenza, la vigile attenzione
che il Signore ha per tutti i Suoi figli in terra.
Con queste rassicurazioni, miei cari, vi esorto a godervi le vostre sacrosante
vacanze, con le quali ritemprarvi nel corpo e nella mente e soprattutto
nell’anima, godendo di tutti i doni e della natura che il Signore
creò perché l’uomo vi trascorresse in Sua compagnia
le più belle vacanze dell’eternità.
Cracracracracracracra dalla vostra immortale ed operosa cicala. In arte
PIPPO.
Che il Signore ci benedica. Ciao
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| NULLA PIU' ANTICO E NUOVO DELL'AMORE
DI GESU' "Amatevi gli uni gli altri come io vi amo" |
Caro vecchio scriba fedele. Divenuto ormai discepolo,
dovresti estrarre dal tuo bagaglio cose nuove e antiche.
Invece tu hai estratto “ep” e ti sei fatto discolo. E pensare
che noi confidiamo tanto nella tua soccorrevole penna, e con noi quanti
pendono dalle letterine che ti vengono affidate dall’amore di Gesù
e dalla dolcezza della Sua e nostra Madre caritatevole e misericordiosa.
Questo fluido e scorrevole canale preferenziale, che percorriamo con la
gioia di viaggiatori privilegiati e che ci tiene indissolubilmente uniti
al di là dello spazio e del tempo, non è altro che amore concretamente
operante tra lo sconfinato universo pulsante dell’Amore di Dio ed
il microcosmo terreno, che ospita temporaneamente il soggetto-oggetto di
tutto questo amore sconfinato. L’uomo.
Tu, che fai, difronte a questo miracolo portentoso, questo dono inconcepibile, questa realtà inimmaginabile? Una volta avrei condiviso con te dubbi, incertezze, timori, reticenze. Ma tutte le riserve crollarono sistematicamente di fronte all’inoppugnabilità del progetto divino e del Suo marchio di fabbrica. E tu, invece di metterti al lavoro a testa bassa, come facevi un tempo, ora te ne vai in vacanza e ti metti in pensione? Dopo essere stato elevato la rango di nostro discepolo? Che fine ha fatto l’entusiasmo incontenibile che prese il posto dei distinguo e delle riserve prepotentemente annichilite dall’evidenza dei fatti e dal contenuto e dalla finalità dei messaggi.
Riappropriati dunque della sillaba persa per strada, caro scriba,
e torna ad essere quel discepolo attento, disponibile e servizievole sul
quale puntiamo tutti noi, da una parte, e tutti gli affezionati
ed impazienti lettori dall’altra. I quali sono sempre lì
a chiedere a mamma banana: “Ma Emilio non scrive più? A quando
la prossima letterina? A quando il prossimo libro?”. Essi
aspettano che tu li aggiorni su cose antiche e nuove, che li rassicuri
che il Signore non li ha dimenticati e che la Misericordia di Gesù
non viene mai meno alla Sua vocazione di perdonare e redimere.
A questo proposito dì loro, caro scriba, che non c’è
nulla di più nuovo e antico dell’Amore di Gesù;
e rammenta loro che questo Amore è così profondo, così
viscerale, così appassionato che Gesù non può fare
a meno di essere riamato. E il modo migliore per ricambiarLo è
esplicitato nelle Sue parole: Vi porto un nuovo comandamento, amatevi gli
uni gli altri come io vi amo.
Amare i propri simili equivale ad amare in ciascuno di essi il
Signore, del Quale sono fatti ad immagine e somiglianza e del Quale
sono figli diretti. Significa provare emozione e gratitudine per
al generosità di Dio nel farSi uomo, sì da renderSi
più credibile ed amabile nella umana concretezza di Suo figlio Gesù. Significa
non vanificare il sacrificio di Gesù sulla croce per lasciarsi
pervadere dall’Amore totale che l’ispirò
e lo guidò. Significa rinnovare ad ogni momento eucaristico
quella promessa di fede incrollabile di Gesù verso
l’umanità e di fedeltà dell’uomo
la progetto di Dio.
Vuol dire, in definitiva, assicurarsi l’ammissione
alla misericordiosa gratitudine del Signore ed alla gioia eterna, che solo
essa è in grado di conferire.
Non priviamo dunque i nostri lettori fedeli,
caro vecchio scriba, dell’opportunità
di meditare sulle nostre letterine. Se rappresentano uno dei tanti strumenti,
una delle tante vie delle quali il Signore si avvale per ricolmarci del
Suo Amore infinito, lasciamo che i nostri attenti lettori ne facciano tesoro
e precetto, per percorrere a ritroso la strada dell’Amore che li ricondurrà
a Dio. E così sia.
Fa il bravo, caro vecchio scriba, e dacci una mano vigorosa per operare
in completa sintonia con la volontà della Parola di Dio.
Ciao, a presto. Il tuo e vostro
per sempre.
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| CON DIO O CONTRO SE STESSI Dio è certezza, è vita, è Amore senza fine e senza dolore |
Caro papi, è vero che il Signore è più
interessato alle cose dell’anima e dello spirito delle Sue creature,
ma cos’è l’anima se non l’alito divino che Egli
ha alitato nella materia?
E’ anche vero che il corpo, le membra, che il Creatore
ci ha fornito, dovrebbero essere tenute nel migliore dei modi, sicché,
se è vero che essi sono suscettibili di malattie ad
essi connaturati o acquisite, è altrettanto vero che Iddio offre
all’umana intelligenza ricette e strumenti sempre nuovi per contrastarne
gli effetti invalidanti o mortali.
Se decide interventi diretti o mediati per guarirle miracolosamente,
allora lo fa senza bisogno di chiedere permesso a nessuno e lo
fa comunque sempre a Ragion veduta, pur sapendo e cercando di farci
capire in ogni modo che la morte non fa sconti a nessuno, belli
o brutti, sani o malati, e che il destino degli avanzi
cinerei di tutta questa corporeità è quello della
resurrezione della carne.
Perché l’uomo se ne convincesse e se ne facesse
una ragione, Si è incarnato, Si è fatto uomo e, nelle spoglie
del Figlio, prediletto è morto in croce, e dopo morte sicura è
salito in cielo.Gesù, il Figlio prediletto, era
al culmine della bellezza, del fascino, dell’intelligenza, della
salute fisica e morale, e nonostante le violenze e le mortificazioni subite
prima e durante la crocifissione per mani carnefici, non rinnegò
il corpo e la vita, anzi, con il Suo Sacrificio aprì ed indicò
la via alla vita eterna dello spirito e dei corpi. Diventati connotati
eterni di quello spirito che ospitarono nella umana materia.
Per questo è bene che ogni individuo si sforzi di custodire
con sagacia, con cura e con i mezzi adeguati tutto quel patrimonio
di sana fisicità di cui è dotato, affinché
questo non rappresenti soltanto un involucro, un contenitore destinato
a deteriorarsi inesorabilmente con il trascorrere degli anni, ma
anche il tramite rivelatore della salute dell’anima che vi si è
incarnata.
D’altronde la vita terrena potrebbe essere
vissuta come una storia effimera, solo se fosse vanificata dall’evento
morte. Invece, essa rappresenta il momento del
discernimento ed il microcosmo delle prese di coscienza. Quindi è
una minuscola frazione di eternità, durante la
quale ogni individuo è chiamato e sfidato ad esercitare il dono
della propria intelligenza a stare con Dio o contro se stesso.
E questo attimo può essere talmente breve da essere percepito solo
dalla fede, che comunque aiuta l’intelligenza a compiere le scelte
più opportune e convenienti.
In questa dinamica è comprensibile la necessità, se non il
dovere di ogni essere umano, di provvedere nel migliore dei modi alle funzioni
fisiologiche dell’organismo, all’apice delle quali c’è
quella intellettiva: mente sana in corpo sano. E dove
c’è
una malattia si ricorra agli strumenti idonei ad evitare
che da essa, per dolore, per sfinimento, per sfiducia, per abbandono, si
rinuncia a credere nella vita stessa. Che ha il
dono di essere unica, perché non esiste via migliore per esercitare
il diritto di prelazione e di scelta: univoca,
perché per lo stesso uomo non sono previsti altri tentativi; sana,
perché nella serenità della salute ci si applica meglio all’esercizio
intellettuale e spirituale del discernimento; salvifica,
perché è in grado di aprire la strada al godimento eterno
dell’Amore di Dio. Il Quale ben conosce
non solo il numero di capelli che sono sul capo di ognuno, ma anche il
destino che ognuno si è già scelto, e nondimeno non nega
ai figli Suoi alcun tipo di aiuto che li sostenga e li faccia procedere
in questo percorso di vita, che, nel bene e nel male, svolge la
funzione purificatrice offerta dal Signore in alternativa alla disperazione
della morte eterna.
Prendersi cura della salute della
propria anima e del proprio corpo è il modo migliore per andare
incontro all’ineluttabile
avventura della morte, non dico con il sorriso sulle labbra, ma
con il cuore colmo di speranza e di fede nella verità che
Dio è certezza, è vita, è Amore senza fine e senza
dolore.
Caro scriba fedele, non mollare,dunque, sia nel farmi da tramite prezioso,
sia nello spronare a prendersi cura della propria salute.
Con tutto il mio amore.
vostro, medico di medicina preventivaper sempre.
Ciao a tutti e tanta salute
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Carisimi e dolcisimi mamma
e papà. Per quanto mi adoperi e mi impegni
a rendervi conto, complici il Signore e Maria Misericordiosa, dell’eternità delle
mie beatitudini, voi perseverate nel vivere la ricorrenza dell’evento
in tutta l’amarezza e la tristezza del distacco. Come un elastico,
non me ne vogliate per l’impietoso paragone, vi allungate a misurare
l’effimero trascorrere del tempo che vi separa da me e poi, mano
a mano che si avvicina l’anniversario, vi rattrappite nel dolore
dell’assenza.
Invece, io costantemente vi esorto con innegabili prove a convincervi che
non vi è stata alcuna interruzione nel nostro vivere insieme,
che non vi è alcun intervallo di tempo da misurare nel passato come
per il futuro e che la nostra vita, la vostra e la mia, già procedono
all’unisono nell’eternità, perché la
morte – formalità alla
quale dovrete sottostare- non scalfirà minimamente la forza
e la consistenza dell’amore che anima, alimenta e cementa il nostro
sodalizio tra noi e con Dio. Non abbandonatevi
dunque allo sconforto, che il vero amore - quello con la maiuscola- non
conosce, ma lasciatevi
cullare dolcemente nella gioia che genera e dispensa.
Vi esorto a gioire non solo in questi giorni e per questo giorno in particolare, ma in tutti i giorni che trascorreremo insieme nell’abbraccio dell’amore, sino all’istante eternamente indimenticabile nel quale ci completeremo nelle braccia del Signore, singoli spiriti puri nella totalità dello Spirito Assoluto, spirito puro di amore familiare nella totalità d’Amore della grande famiglia del Cielo. Per il momento e per i momenti successivi, evitando di farvi condizionare dall’incertezza dell’attesa, lasciatevi ispirare e guidare dall’umanità di quell’amore che vi è congeniale e che mi avete donato, così come io ora vi rendo in qualche modo partecipi dell’amore che io conosco e vivo in cielo. Essi non sono particolarmente dissimili in sinergia, in sintonia, in simpatia, in sintesi perché, pur se diversa natura ed evidente intensità li caratterizzano, nascono dalla stessa fonte, si abbeverano ad essa e ad essa riconducono.
Non a caso Dio ama i suoi figli con tutta la sua forza e la sua dedizione, il suo sostegno e la sua partecipazione. Non viene mai meno ai propri Doveri di Padre e non rinuncia mai alla Sua Vocazione di amico. Eppure c’è un’umanità che non se ne accorge, che non Ne avverte la presenza, anzi Ne sottolinea i silenzi, Ne accusa l’indifferenza o la sordità. La verità è che quanti rimproverano il Signore di assenteismo sono gli stessi che non sanno o non vogliono prestarGli ascolto, che non sanno o non vogliono vederNe i segni o le opere nella natura delle cose, degli accadimenti del cuore e della ragione; sono coloro che non comprendono il valore teleologico dell’esperienza terrena, alla quale sono stati avviati per cercare e trovare l’impronta inconfondibile della nobile dignità divina, l’innata vocazione genetica di figli ed eredi di Dio e, sopra ogni cosa, per convincersi che l’unica verità alla quale ispirarsi e in cui confidare è quella della vita eterna e non della vita terrena, entrambe attigue eppure separate dal sottile e tenace diaframma dell’umana presunzione e dall’arroganza dell’io, sordo e cieco ai segnali, ai richiami agli esempi di Dio: primo su tutti quello dell’Amore che si concede in Sacrificio, quello del Padre che si veste di spoglie umane, quello del Figlio che muore sulla croce per strappare via il diaframma con il quale la morte – quella in assenza di Dio – renderà inaccessibile per sempre il mondo contiguo dello spirito e negherà la resurrezione a vita eterna. E’ lo stesso Amore che offre misericordia e concede l’accesso alla gioia eterna a quanti in terra accusarono Iddio di distacco, di assenza, di negligenza, o lo colpevolizzarono di tutte le personali sciagure e di quelle di tutta l’umanità. Ed anche a coloro che ne negarono l’esistenza o che si ricordarono di Lui maledicendoLo e bestemmiandoLo nelle avversità. Ed è pronto ad accogliere nella misericordia e nel perdono i pentiti di delirio di onnipotenza e di onniscienza, coloro cioè che si illusero di poter manipolare e possedere l’energia di cui il Creatore ha dotato la natura, non per elevarsi al Padre e condividerNe l’eternità, ma per alimentare e mettere in atto pulsioni autodistruttive e autodannatrici.
Sia dunque per voi, miei cari, non
solo questo giorno, ma ogni giorno della vostra vita, che
vi sembra separarvi da me, occasione
di ringraziamento al Signore per la gioia che mi ha concesso nel chiamarmi
a Sé, di
partecipazione serena e gioiosa alla mia beatitudine, di impegno a perseverare
nella fede e nella speranza, nell’amore che Egli ci
indica e ci sollecita per ritrovare le radici sommerse della nostra dignità di
Suoi figli divini.
Forti di queste radici e alimentati dal generoso terreno d’amore,
di fede e di speranza, gli alberi della vita cresceranno rigogliosi carichi
di buoni frutti e soprattutto ben disposti a tendere i rami e le braccia
al cielo.
Festeggiamo insieme quello che per voi è l’anniversario e
per me l’eterno istante di una vita che non finisce. Diamo
così al
Signore la gioia di apprezzare l’amore che ci fortifica e che Gli
dedichiamo con sincera e filiale gratitudine
Tanti, tantissimi auguri dal vostro festoso e festeggiatissimo PippoEmilio.
Bacioni e botti di tappi di champagne e di felicità.
Ciao, vi voglio bene un’immensità, un’eternità,
insomma un mucchissimo di Bene.
evviva
vivo, evviva vivo, evviva vivo.
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| INFRANGIBILE CONSISTENZA
DEL VINCOLO D'AMORE sull'esempio costante che ce ne dà il Signore |
Cara dolce mamma, approfitto di un
breve attimo del
vecchio papi mio per affidargli questa letterina tutta dedicata a
te.
Voglio tranquillizzarti prima di tutto sul mio stato
di salute, che qui
in cielo chiamiamo stato di Grazia o Beatitudine. Sto
benissimo, non manco proprio di nulla e, anche se non mi sei accanto fisicamente siamo così intimi
che non abbiamo bisogno di strumenti sensoriali per sentire il calore del
nostro amore, il battito sinergico dei nostri cuori, l’armonia eterna
della nostra natura divina. Come infatti tu sai, anche se non potrai completamente
penetrare il mistero fino a quando non avrai superato la soglia della verità,
tutti noi siamo figli di Dio in via diretta. Non solo perché Egli
ci crea tutti in Prima Persona trasmettendoci la Sua divinità, ma
perché riversa in noi tutto l’amore paterno e materno che
può. E Lui è Uno che fa le cose sempre al
massimo, senza
risparmio per nessuno. E noi figli, come tutti i figli del mondo, ce
ne accorgiamo solo quando diventiamo maturi, cioè quando impariamo
noi stessi ad amare con tutta la forza e con tutta l’anima che siamo
in grado di esprimerGli, quando riconosciamo in tutta sincerità la
nostra ingratitudine nel contraccambiarLo degnamente, di questo Suo irripetibile,
ineguagliabile sentimento.
Il Signore non
pretende tanto dalle Sue creature. E’ evidente.
Non ne saremmo capaci. Neppure approdati in cielo accanto a Lui.
Ma, quando ci parla per bocca del Figlio Suo diletto, sollecitandoci e
raccomandandoci di amarci gli uni gli altri come Egli ci ama, è ovvio
che non Si riferisce all’ineguagliabile potenza e purezza del Suo
amare, ma alla disponibilità sempre disinteressata e gratuita del
Suo saper perdonare, del Suo essere misericordioso. Se siamo inclini o
disponibili a questo modo di rapportarci ai nostri simili, e soprattutto
a non sottovalutare, ad aver fede nella Misericordia del Padre e di tutta
la gioiosa Famiglia celeste, allora non dobbiamo
temere le distanze, le differenze, le lontananze, le perdite, perché nessuno di questi
eventi, nessuna di queste realtà è realmente vera di fronte
alla infrangibile consistenza del vincolo d’amore, quando si ispira
all’esempio costante ed imperituro che ce ne dà il Signore.
Mi pare dunque, cara mamma, che tu abbia più di un motivo di essere
grata per questa Grazia che mi gratifica per l’eternità. E,
tu che mi hai affidato alle cure materne di Maria Misericordiosa sappi
che Lei è una mamma proprio come te, come lo sei stata, lo sei e
lo sarai.
... ...
Cara mamma, ti giunga con queste mie notizie
tutto l’amore che sento
per te e che ho affidato a questa mia letterina. Ve ne saranno altre, sta
sicura. Si tratta solo di avere un po’ di pazienza.
Se non mi faccio
vivo per un po’ non ti agitare, perché vivo e amo intensamente
e totalmente.
Bacioni.
Grazie papi per avermi trascritto, e su con la vita. Un bacione anche a
te.
Una carezza tenera a Fred e tanti bacini dai nostri cagnolini buoni e fedeli.
Il vostro Pippo per sempre. ![]()
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| QUANDO
ESPLODERA' IL PERDONO |
Miei cari mamma e papà, avete
preferito attendere l’arrivo
di questa mia letterina piuttosto che venire a farmi visita a Verano. Non
so biasimarvi. Non è infatti un rimprovero il mio, è una
piacevole constatazione invece, dal momento che noi cosiddetti defunti
non giacciamo lì al cimitero, nelle tombe, in trepida attesa che
i nostri cari vi vengano a pregare e a versare fiumi di lacrime.
Se venire al cimitero vuol dire rifugiarsi in un luogo sereno, dover ritrovare
o scoprire il senso vero della vita e della morte, e per assaporare la
gioia della preghiera mentre si fa del sano giardinaggio, allora affollate
pure questi dormitori, tanto il chiasso eventuale non sveglia nessuno.
Una preghiera composta e corale rallegrerebbe sicuramente i nostri cuori
e quello del Signore, ma non più di quanto riesca a farlo qualsiasi
preghiera in ogni luogo, purché ispirata dall’amore e formulata
dal cuore.
E’ certo comunque che i cuori di cui parlo non pulsano e fremono
in quei luoghi di eterno riposo, dove piuttosto lavorano alacremente ed
instancabilmente quelle forze della natura addette alla decomposizione
della materia carnale e delle umane sembianze; né noi siamo lì inerti
ad assistere alla nostra disgregazione morfologica. Come ho già avuto
modo di raccontare in precedenti corrispondenze, noi
siamo altrove e in ogni luogo, e non ce ne stiamo di sicuro con le mani
in mano. Semmai sono
le spoglie mortali che stanno ad aspettare la resurrezione della carne,
come ha già stabilito la Parola di Dio, e
questo avverrà quando
finalmente gli uomini avranno ritrovato in se stessi le proprie radici
divine, ne avranno riconosciuto le sembianze e l’unica garanzia all’immortalità,
rinunciando alla presunzione di procacciarsi la vita eterna con mezzi e
per vie diverse da quelle indicate da Dio.
Allora, solo allora, il peccato originale sarà azzerato, il perdono esploderà nella resurrezione dei morti e la gioia di Dio saturerà i cieli e la terra per il ritorno alla vita eterna dell’ultimo suo figlio ritrovato, inneggiante alla Gloria del Padre.
Vi state chiedendo, miei cari,
come tutto ciò possa avvenire, ed
io cercherò di spiegarvelo.
Iddio creò l’uomo alitando il Suo Spirito
nella materia e così conferì la forma della Propria Sostanza. Vitalizzò la
materia con il dna divino attivandone al tempo stesso il codice genetico. Quest’ultimo
Gli servì evidentemente per replicare dalla costola
del Suo primo figlio la compagna che costui Gli aveva chiesto. Tutto ciò avveniva
in un luogo senza tempo e senza spazio e perciò incontaminato da
ogni peccato: il paradiso terrestre, nel quale Egli si era compiaciuto
di dare dimora all’uomo e alla sua donna per condividerne le gioie
della vita.
Quando decise di farSi uomo nelle fattezze di Gesù Cristo per
sconfiggere la morte e donare la vita, procedette nello stesso modo. Infuse
il proprio dna nel ventre incontaminato di donna senza peccato e
dal dna terreno puro da imperfezione, e nacque il Figlio Suo prediletto.
Allo stesso modo sarà facilissimo per Lui, quando verrà nella
veste del Figlio per giudicare i vivi e i morti, rivivificare con
la terza Sua Persona il dna umano di quanti giacciono sottoterra,
decomposti in tutto fuorché nel codice della loro scintilla di vita.
Anche
questo patrimonio genetico sarà incontaminato, sicché i
corpi, finalmente mondati dalle impurità della materia, offesa con
Dio dalla sua primordiale presunzione, riprenderanno
a risplendere per sempre della luce e della bellezza divina, che l’Amore
divino volle in essi incarnare.
Preghiamo
dunque noi con tutte le nostre energie consapevoli quassù,
e voi con tutta la vostra fede quaggiù, perché questa volontà del
Signore si compia secondo i modi e i tempi del Suo Progetto e nella partecipazione
corale della comunione dei Santi.
Poco importa che le preghiere siano suggerite dal silenzio dei cimiteri
o dei luoghi santi. Qualsiasi luogo, qualsiasi sentimento è santo
quando è pervaso ed ispirato dall’Amore di Dio. Allora chiunque,
non solo i defunti, risplende della luce perpetua che riceve dal Signore,
e illumina i cieli e la terra di quanto già vivono la vita eterna.
E così sia.
Ciao miei cari giardinieri di Verano. Ci incontriamo dovunque e sempre. Basta desiderarlo con tutte quelle forze che solo l’Amore è capace di infondere. Vi aspetto sempre e dovunque l’occhio di Dio dirige il Suo sguardo misericordioso e complice, e lì non si dorme, ma si veglia in attesa che si faccia la Sua volontà.
Bacioni dal vostro
luce
perenne dell’Amore eterno e del nostro
eterno amore.
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Miei cari viaggiatori avventurosi. Quale avventura andate cercando in
una terra sulla quale si sono corse già tutte
le avventure del mondo, e che ha conosciuto senza riconoscerla l’avventura più straordinaria dell’Uomo?
Siete venuti, miei cari, in questo lembo di terra cimiteriale con la
stessa devozione con la quale avreste potuto farmi visita a Verano, consapevoli
del fatto che Lui non è qui, in un anonimo luogo di sepoltura,
così come io sono lì solo nel corpo in anonimo tumulo.
Siete venuti a cercare le tracce dell’antica e divina origine dell’Amore e vi pare di non averne trovate o che non ve ne siano più. Non dovete per questo sentirvi delusi o infelici, perché quell’amore che qui vi sembra essersi perduto è lo stesso Amore che vi ha ispirato e spinto a questa lodevole ricerca. E’ l’Amore che alberga nei vostri cuori e che vi portate appresso dovunque andiate e che spero possiate testimoniare in tutti gli umani incontri che la vita vi sta riservando.

Gesù Bambino
della Basilica della Natività
Proprio da qui si è mosso
il Cristo trionfante per reincarnarsi nel cuore di tutti quegli uomini
che Lo riconoscono Come Figlio di Dio,
Figlio di un Padre che in Lui ha predicato l’Amore in una terra,
piccola come questa o grande come tutto il mondo, che conosce rancore,
incomprensione, prevaricazioni e violenze, perché percorsa e calpestata
da un’umanità rancorosa
e dimentica di quel perdono che Gesù ha perorato, promesso e praticato,
e di quella Misericordia che il Padre Suo aveva in Lui incarnato, per forgiare
in Lui, con Lui e per mezzo di Lui il primo esemplare di un uomo misericordioso
per amore.
Questi luoghi vi testimoniano che il Suo Progetto è fallito? Non è così.
La vostra presenza in questi luoghi e il fervore con il quale li state
attraversando dimostrano esattamente il contrario, vi dicono che la
Misericordia di Dio è sempre su di voi dovunque andiate.
Specialmente tra coloro che La considerano scomoda e fuori luogo.
Quando lascerete questa terra fatelo
dunque con lo stesso sentimento che provate quando uscite da Verano. Avete
fatto un atto di devozione. Avete trovato l’occasione i il luogo
dove pregare.
Ve
ne andate magari con un po’ di malinconica nostalgia, ma con la consapevolezza
che tutto ciò che vi è più caro al mondo e che l’Amore
che desiderate di ricevere e di fare è già dentro di voi,
come foste la vostra stessa valigia, il vostro troller che vi trascinate
appresso, rendendovi meritevoli della compiaciuta Misericordia del Signore.
Che Iddio vi protegga nella Sua ispirazione, miei cari girandoloni, nel viaggio di ritorno. Vi svolazzerò accanto.
Bacioni. ![]()
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Il presepe nella grotta dei pastori
Auguri di un felice Santo Natale
nella luce della serenità e della gioia.
Con tanto Amore
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Un nuovo anno per voi, miei
cari. Un infinitesimo di infinito per me. Come è possibile
che il tempo della vita terrena si diluisca nel tempuscolo dell’eternità?
E che l’attimo del già trascorso non si dissolva nella immobilità del
presente futuro? C’è solo un spiegazione.
Per quanto il corpo, la materia,
si sforzi di contenere nei limiti spaziali e temporali della propria natura la
incontenibile natura dell’anima,
non riuscirà mai ad impedirle di tendere a ricongiungersi
allo spirito che l’ha generata e che la rinvigorisce e vivifica con la forza dell’Amore.
Grazie all’amore
che riempie i vostri cuori alimentandone la vocazione
alla felicità eterna, i nostri destini si
incontrano e già convivono fuori dello spazio e del tempo e dentro
i tempi del persempre.
Se voi non
foste permeabili all’impeto amoroso che vi dedica la comunione dei
santi e se il Signore e noi stessi non ci sentissimo ricambiati, allora
per voi ogni anno di vita trascorsa e da trascorrere diventerebbe un ostacolo
insormontabile, il tempo e lo spazio si dilaterebbero e il loro peso diventerebbe
insostenibile per voi e per me.
Invece, lo scoccare di questa nuova mezzanotte, mentre
l’Amore annulla
ogni distanza che ci divide, ci trova più che mai uniti e ci rende
sempre più inseparabili, nella certezza di unìeternità da
condividere nella gloria di Dio Padre.
E l’anno che viene è già un anno di meno in cui l’anima
vostra si dovrà fare carico del peso e dell’ingombro della
vostra natura umana. Non abbiate fretta come non ne ho io stesso. Lasciamo
che il tempo trascorra con i suoi ritmi sempre più veloci e pressanti.
Fatevelo scorrere accanto serenamente e, per quanti altri nuovi anni vi
toccherà attendere e magari festeggiare, sappiate
che la vera festa da salutare con fiumi di champagne, panettoni, botti
e fuochi d’artificio è quella
con la quale vi accoglieremo in cielo, quando il Signore vorrà festeggiare
con voi l’anno di ingresso della vostra nuova vita.
Nell’attesa che si compia la volontà dell’Altissimo godiamoci
la divina Misericordia, che fa di questa penna il testimone indelebile
della nostra inseparabilità e del
nostro volerci bene per sempre.
Buon anno, siate felici di questa nuova promessa
che il Signore vi rinnova ogni capodanno. E voi rinnovateGli la
promessa di amarLo e di affidarvi alla Sua Misericordia.
Bacioni dal vostro
ciao.
All'anno nuovo!
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